L’attitudine alla baldoria

Faccio il bravo, come dici; ma con fatica. Faccio il bravo, ma non vorrei. Nascondo un desiderio come avvolto in parei. Non è la la luce di una candela, sono più le fiamme di una foresta che m’acceca. Faccio il bravo, per il rispetto che ho, sul mio volto una ragnatela, sentendo le vene stringersi e dolere. Faccio il bravo; senza far varcar delle labbra le barriere. Sotto il loro peso s’inarca la schiena. Faccio il bravo nell’attesa. 

Live Wine Night – un fuori salone che profuma di vigna

I Milanesi (imbruttiti o meno) sono abituati a convivere costantemente con eventi, festival, sarabande, incontri gastronomici, che spesso si declinano anche in termini enologici. Probabilmente la spinta propulsiva dell’Expo si fa sentire; è sempre più un fiorire di foodie e drinkie. Ogni enoteca, vineria o associazione che si rispetti organizza visite nelle cantine e degustazioni mirate. Per noi appassionati del buon bere è una manna! :-)

In questa cornice, nel weekend del 22 Febbraio si terrà il Live Wine. Il salone internazionale del vino artigianale. Una specie di salone della micro-editoria dei vignaioli. Tanti nomi interessanti, senza il rischio di doversi imbattere nei soliti noti; una bella varietà, sia italiani che Francesi (yummi!). Con la possibilità di andare alla scoperta di vini Sloveni e dalla Giorgia che per me saranno una novità assoluta. Unica mancanza, purtroppo, niente vino dalla Loira. Un gran peccato. Secondo la mia modesta opinione, è in quella regione che si collocano le novità più interessanti francesi.

Ebbene, una bella iniziativa che distingue il salone è l’aver fatto organizzare da Dan Lerner un fuori salone delocalizzato tra alcune delle migliori enoteche milanesi.

Veramente difficile scegliere dove andare per parlare piacevolmente con i nostri eroi vignaioli, ed assaporare una volta in più i loro vini. Io non perderò l’occasione; l’idea è quella di fare tante piccole scorribande tra i banchi di degustazione del Salone e poi, di sera, con più calma approfondire l’argomento che si è preferito.

Ah! Cosa non si fa per la conoscenza!!

 

AAA – (non molto) candide candidate cercansi

Per fortuna ogni tanto capita di leggere un post che ci fa scivolare dalla sedia a forza di risate! Leggevo qui le request fondamentali per candidarsi come compagne sentimentali di Alex. E devo dire che mi ritrovo a sottoscrivere quasi in toto le doti caratteriali della donna ideale che, spassosamente, traccia.

Ora, sia io che Alex ( in compagnia di qualunque altro uomo sano di mente sopra i 30 anni) sappiamo che cotanta femmina non esiste. E’ un mito messo in giro da qualche pubblicitario senza scrupoli.

Astenersi fumatrici,  fighedilegno, professioniste ed emotivamente disturbate che, perdonatemi, ne ho già incontrate abbastanza;

Che poi non è che stiamo chiedendo la luna: quella che traccia Alex, è in sostanza l’immagine di una donna intellettivamente normo-dotata, fisicamente attiva, senza peli più lunghi dei nostri sotto le ascelle e con una epica dell’uomo ideale non eccessivamente tendente al Principe Azzurro.

Nonostante questo, fidatevi, NON ESISTE! O almeno non nel bacino d’utenza milanese. Forse fuori CAP, ma a Milano è più facile comprare un tasso con dei calzoncini a pois fucsia che trovare una donna senza una intolleranza alimentare o che non sia mostly vegan.

Un giorno ti può capitare la ragazza per cui è un delitto capitale non conoscere a memoria le prime dieci pagine de “l’opera da tre soldi” di Bertolt Brecht e che parla solo di ingiustizie sociali, ed il giorno dopo incontrare la sorella della stessa che si offende se al secondo appuntamento non cerchi di infilargli le mani nelle mutandine.

Il fenotipo femminile ormai dominante consta in una collezione di interessantissime paranoie di tendenza, attese ninfomaniacali (bizzarramente represse o meno), un tratto genetico di imbarazzante disillusione proprio della gattara, con uno spruzzo di megalomania da modernariato.

Il compito primo di noi uomini è quindi imparare ad enumerare tutte le proprietà intrinseche ed estrinseche di una donna a colpo d’occhio. Verificare come l’espressione genica venga in lei modulata (se totalmente o solo parzialmente). E conseguentemente decidere di che morte morire!

:-D     ;-)

Le cento donne che fanno scuola

primo passoSi dice che bastino cento sognatori per cambiare il mondo. Ugualmente sono sufficienti cento donne per rovinarlo. Così si parlava l’altro giorno.

MP è donna d’altri tempi, passionale e romantica e, come tale, non si ritrova molto in questo mondo post-moderno, post.femminista, competitivo e dai denti affilati. Dal punto di vista romantico. Ama pensare alla seduzione come ad un velo, sotto il quale la donna è maestra nel mandare i giusti messaggi e l’uomo è in grado di interpretarli. In questo mondo perduto non è la donna a fare la prima mossa.

E quando si trova in una situazione in cui LUI non si decide, MP si fa venire un sacco di dubbi. Il consiglio più facile è naturalmente di fare lei la prima mossa, e questo le fa fumare le narici! ;-)

Dal punto di vista fenomenologico l’uomo ha disimparato, si è adagiato in ambiente di cultura particolarmente ricco di sostanze nutritive, per dirla alla biologica. Le donne sono adesso molto più intraprendenti, scorrazzano libere fuori dai recinti delle regole condivise tra uomo e donna, e mettono in crisi sia l’uno che l’altra. Questo fa molto psicopatologia della vita quotidiana. :-)

A me questa cosa pare solo un vantaggio per entrambe le parti. La donna aumenta il suo spazio di manovra, si pone in modo più volitivo ed è quindi più padrona delle proprie scelte e di ricercare il piacere per se stessa. Non è poco.

Esiste, comunque, secondo questa teoria, una piccola percentuale di donne che fa scuola. Un po’ come per la moda e gli stilisti o per i grandi chef e il gusto corrente per il cibo. Non sono molte, un centinaio, ma sono quelle che guidano i trend, e che costringono involontariamente tutte a seguirle. Sono i derivati drogati che destrutturano il mercato. :-D

Questa cosa mi affascina. Immaginate: una massa di donne d’altri tempi che rincorrono infuriate in piccolo gruppetto di innovatrici!

La libertà sessuale potrebbe essere intesa come solo una idea che vola nell’aria e che tutti respiriamo? Con essa – è palese – viene il bene e il male, visto che così si abbandonano i ruoli tradizionali. E’ un nuovo campo di gioco in cui tutti devono trovare una propria posizione!

Della nostalgia della semplicità (io sono Lennie)

In natura nulla è semplice, ma tutto lo può sembrare. Siamo in grado di riconoscere la forma di una persona da una silhouette. Siamo in grado di tracciare una critica alla ragion pura, siamo capaci di emozionarci dinanzi i frattali di Mandelbrot. Tutto questo dimostra la nostra bravura nel sintetizzare il complesso. Mi vengono questi pensieri rileggendo alcuni passaggi di “uomini e topi”; quel piccolo capolavoro di John Steinbeck. Lennie è così, vede tutto innocentemente. Alle volte rompe le cose. Senza volerlo. Ma mantiene la sua assoluta meraviglia verso un mondo di semplici cose e semplici sentimenti: grandi amicizie, grandi amori.

A ben pensarci, da giovani siamo tutti Lennie. Poi, col tempo perdiamo – non si sa come o quando – questa capacità. Da adulti tendiamo a mettere regole alla semplicità; siamo un po’ tutti architetti minimalisti, creiamo infrastrutture anche dove non servirebbero. Devi saper specificare cosa intendi per impegno, dove ti piace essere toccato, che tipo di umorismo preferisci, se hai un piano per i prossimi cinque anni, cosa hai imparato dagli errori che hai fatto, se sei più ingenuo, più inesperto o più spontaneo, devi sapere quando parlare di sentimenti e quando tacere. Regole alla semplicità innata che fa di noi quel che siamo.

Non ricordiamo che una montagna non ha bisogno di un rifugio.

Ho un po’ nostalgia della vera semplicità. Di quando vedevi una donna e ti piaceva. Punto. Non ci si doveva chiedere dove si collocava sulla scala del rischio “principessa sul pisello”. Di quando la domenica ideale insieme era una giornata sorridente lungo i navigli e non ci si doveva porre il problema di quale fosse il locale migliore dove accompagnarla. Di quando bastavano veramente i soli sentimenti. Si/no. In/out per poter godere del dolce far nulla e della vicendevole compagnia.

Il mio sesso è per il mio piacere

fuliggians:

Ogni tanto trovare da leggere cose tanto vere fa un piacere immenso…

Originally posted on Al di là del Buco:

sesso-a-treHo letto le storie delle donne che amano sentire dolore durante il sesso. Non le giudico né mi sono mai sognata di pensare che tutte devono essere come me. Non sono scandalizzata e neppure indignata. Penso siano diverse e che abbiano tutto il diritto di fare quello che vogliono se così gli piace.

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Ci sono andato a letto ma non so proprio come sia fatta

SnapCrab_NoName_2015-1-25_16-25-10_No-00Come al solito mi trovo invischiato nelle iperbole. Non prendetemi mai alla lettera, sono troppo innamorato delle storie di pesca! E stasera ho voglia di scrivere un po’ di filosofia del sentimento spiccio. Perché in questo campo siamo tutti dei super saiyan. [Dovrei scrivere una scheda costi, ma si sa: piuttosto due dita in gola. Dopo aver pubblicato mi metto in cucina a farmi un bel piatto di pasta con le lenticchie ma per ora vada con un’IPERBOLE!] Mi torna in mente un mio passato amore. Una bella storia, che come spesso ho fatto, ho malamente sciupato. Mi torna in mente questa ragazza, bella, con tutte le forme al posto giusto. Mi ricordo la sensazione di toccare la sua pelle, il brivido del baciarla e del momento in cui entravo in lei. Non sono però certo di sapere come fosse fatta! Si fiondava nel letto alla velocità della luce, e spegneva subito qualunque fonte luminosa che non fosse una candela dalle dimensioni di un cerino. Mi pare di ricordare che non si togliesse mai i calzini, era freddolosa forte! Si faceva sesso al buio, con tutte le difficoltà del caso. Una volta ci siamo dati una tale craniata che mi è rimasto il bozzolo per una settimana. :-) Ma sulla luce non transigeva. Aveva difficoltà a mostrarsi: una grande insicurezza rispetto il suo aspetto. Ora, me la stai dando, quindi lungi da me dal dirti qualcosa; posso sempre sopperire col tatto alla mancanza della vista, ma sappi che un po’ di divertimento te lo perdi. Questa cosa del buio non l’ho mai sopportata. E manco capita. Se vengo a letto con te è perché mi piaci: se siamo stesi a letto nudi uno sull’altra forse una certa idea di te me la sono già fatta, e hai superato tutti gli esami preliminari. Ci stiamo scambiando fluidi corporei, la mia lingua ti è passata su lembi di pelle che di solito tieni coperti, quindi dove sta il problema? Ti vergogni perché hai una voglia a forma di testa di foca su un fianco? Credi che un po’ di ritenzione idrica possa farmi desistere dal farmi fare quella cosa con la bocca in cui sei tanto brava? Non scherziamo! Accettate il dato di fatto per cui l’uomo ha una grande dose di pragmatismo sessuale. Mentre abbiamo le mani piene del vostro lato B l’ultima cosa che andiamo a pensare è se avete la pelle a buccia d’arancia. Per favore, più autoironia e meno timore. E accendete quelle maledette luci! :-)

La risposta ‘nbriaca ai momenti di misantropia hardcore

Ho appena finito di leggere il post di Mezzatazza, e sono così ahaahhah e così ohohoho che non posso fare altro che sbellicarmi e risponderle punto punto… non me ne voglia. Spero che non mi venga a spezzare in due in un momento di giustificata collera.

“Io non voglio uscire quando ho zero voglia senza che mi scrivano in quattro o mi chiamino.Detesto il suono del cellulare e vorrei doverlo sentire solo per emergenze. quindi mai.”

Risolvi facile. Io non esco quando non ho voglia di uscire, e alle volte anche quando ne ho voglia. Metti il silenziatore e poi dimenticalo nel mucchio dei panni sporchi.

“Non voglio rendere conto a nessuno su: cosa sto facendo, com’è andata la giornata, come sto, cos’ho mangiato, com’era il film.”

Sei la donna ideale! In caso di convivenza la conversazione risulta facilissima!! e sintetica. Chi cazzo vuole sapere tutti i giorni cosa ha fatto qualcun altro ? che poi 2 su 3 sono sempre le stesse menate!

“A proposito: a me non piace guardare film se non occasionalmente quindi non ho la minima intenzione di affrontare più di una “serata-film” ogni due mesi che sia al cinema o in casa, su supporti quali schermo del PC, del televisore o parete di un salotto (il coinquilino di un amico possiede un fighissimo proiettore).”

La serata film ha senso solo se accompagnata da: patatine dell’IKEA a pioggia, qualcuno che ti fa un massaggio alla schiena (e o un pompino dipendentemente dal mood), e sullo schermo ci deve essere UMA!!

“Quando non ho voglia di lavarmi, pazienza: non uscirò né ospiterò chicchessia, eccezion fatta per gravi crisi esistenziali, lutti o fughe dalla polizia.”

Ecco, qui mi trovi in disaccordo. Capisco la mancanza di voglia di lavare i pavimenti, le taparelle, i vetri, la macchina, la tastiera del pc, ma la persona… solo a pensarci mi vien già da grattarmi il dietro del collo!

“Non mi piace mangiare con altre persone, a me piace mangiare davanti a qualche telefilm, il più stupido possibile e in lingua originale.
Odio il doppiaggio e da quando ho imparato a leggere il labiale dei personaggi tollero i dialoghi tradotti solo se l’interprete è muto (parlo di Switched At Birth).”

Condivido in toto. Impaliamo tutti i nostri “bravissimi” doppiatori che distruggono ogni film e telefilm! Il cibo ha più sapore con una bella pistola davanti alla tempia tenuta da Sarah Shahi.

“Grey’s Anatomy fa schifo, è un Beautiful ambientato all’ospedale e depenno dalla lista delle conoscenze gradevoli chiunque cerchi di convincermi a guardarlo.”

Eccchecavolo è molto meno lungo. Ce ne vuole prima di diventare Biuttttifullll. E poi in dieci anni ancora non sono riusciti tutti a scoparsi vicendevolmente. Non c’è paragone.

“Guardo solo i telefilm che decido di guardare, raramente seguo consigli a riguardo e – nel caso – detesto le insistenti richieste di feedback in proposito.Tanto non li ho guardati, fatevene una ragione.”

E va beh, ma la tua è perfidia. Noi ti vogliamo bene e ti vogliamo sollecitare la digestione, per questo ti consigliamo di guardare immancabilmente le tartarughe ninja!! YEA!

“Se esco con qualcuno mi serve molta più confidenza per una cena che per del sesso orale.”

Quando esco per una cena mi trovo subito in confidenza anche con una sconosciuta, è un ingrato destino visto che preferirei decisamente del sesso orale prima di cena…

“La prossima volta in cui mi sentirò a mio agio con qualcuno al ristorante credo significherà che sarò pronta per sposarlo.Che lo voglia o meno.”

Magari è una questione gastrica: cerca di ordinare cose più light… Che lo voglia LUI o TE? :-)

“Non fosse che non sono credente.Non esco con i credenti, ho pochi amici credenti e con quelli che ho non si parla di religione perché la mia posizione è inflessibile: quando non si ha la risposta ad una domanda inventarla è una cazzata – salvo in campo scolastico – e per me la religione va al passo con Babbo Natale e La Cicogna (o Il Cavolo per i vegani).”

Sebbene possa essere della tua stessa campana, pragmaticamente non ho mai fatto questa discriminazione. D’altra parte le figlie di Maria sono le prime a… E poi inventarsi delle risposte è l’attività più simpatica del mondo!

“Non amo le effusioni in pubblico, tocco una gamma di persone ormai vasta ma solo per colpa del rugby – comunque selezionatissima se sono sobria – e perché mai dovrei stringere la mano a qualcuno che non conosco? E se poi è grillino? “Scusa, sei un idiota, ritiro il piacere di conoscerti“.”

Puoi sempre fare delle effusioni in pubblico e mandare la persona a cagare al contempo. E poi c’è Effusione ed Effusione. L’outdoor è sottovalutato. Fidati :-)

 

Il decalogo del perfetto bianchista

i2vaduE torniamo quindi a parlare di quel losco figuro che si palesa quatto quatto in enoteca quando meno te lo aspetti: il bianchista. Perfidamente non lo si distingue a prima vista. Questo perché segue pedissequamente le regole auree di sopravvivenza che riporto qui sotto:

  1. Dissimula la tua vera natura. Appena entrato in enoteca porta lo sguardo con fare interessato verso la scaffalatura dei rossi, e fai evidenti movimenti di apprezzamento con la testa.
  2. Dimostrati degno: devi reggere meglio degli altri. I bianchi sono mediamente meno alcolici, sei avvantaggiato, quindi puoi bere di più: disquisisci del numero di bicchieri che ti sei già versato e fai tante pause pipì.
  3. Ricorda sempre il nome di un paio di Champagne di nicchia. Quando la conversazione si fa pericolosa ricorda che hai a disposizione sempre un calibro pesante da sparare: lo Champagne, come esempio di eccellenza. Nessuno può negarlo. E’ come parlare di Hitler, chiude qualunque discussione.
  4. Ordina il secondo bicchiere con noncuranza. L’oste di solito accetta di buon grado di servire un primo calice di bianco, perché col bianco si inizia la serata. Il secondo è più arduo. Fate in modo di chiedere il giusto refill esprimendo il concetto che ne vuoi altro perché il calice era piccolo.
  5.  Fai fare il botto alle bollicine. Se vi capita di dover aprire una bottiglia di bollicine, stappate facendo sentire il POP! Non si fa, lo sapete anche voi, ma dimostrando ignoranza in tal materia non farete sorgere sospetti di bianchismo incipiente.
  6. Quando ordini un bianco chiedi se ha del sedimento/fondo. Naturalmente non lo avrà, ma anche in questo caso potrete dimostrare di non essere addentro la materia.
  7. Esistono buoni motivi per fregarsene e bere bianco: bere bianco per le donne oltre i 50 anni è dimostrato aumentare il rischio cancro al seno. Ma una donna di tale età è molto più a rischio di attacco cardiaco. Quindi bere moderatamente vino bianco abbassa la probabilità di mortalità.

 

Voi, baciatruci

Voi baciatrici,
saettatrici,
pungenti rose,
trombe amorose,
O bocche innamorate,
mordete, sfidate, ferite, piagate!

– cit. canzonetta

Ho iniziato il post in modo colto, visto che ora andrò a parlare di poco avvezze volgarità. L’ho fatto per non apparire come il solito porco dotato di un linguaggio rasoterra. :-)

Ieri stavo ben bene concentrato a farmi una Pippa mattutina. Una di quelle con poco sforzo, niente di impegnativo riguardo la fantasia da mettere in campo. E nel farlo, pensavo ai primi baci. Non al primo in assoluto, ma al primo bacio dato ad ogni ragazza; perché – sappiatelo – ancora trovo il pensare al baciare, il modo migliore e più appagante per strozzarsi il cobra. :-)

Comunque sia, sarà anche infantile, ma certi picchi di eccitamento mi giungono ripensando ad alcuni primi baci tanto belli… che c’è da chiedersi come possano essere venuti fuori di tale perfezione senza una regia! E ugualmente, come è che certe signorine riescano a raggiungere la maturità e ancora siano della scuola della centrifuga in bocca.

Va beh, avranno avuto una educazione troppo rigida. :-P

Non sono qui per fare la completa elencazione dei miei primi baci, che sarebbe triste e pure noioso; credo infatti che ognuno di noi abbia provato le stesse cose: baci belli e baci pessimi. Ma ricorderò sempre quella situazione stranissima in cui ci stiamo finalmente baciando ed io approccio timidamente un pezzettino di lingua… giusto quel tanto per sfiorare le labbra e indurle ad aprirsi lentamente… All’improvviso mi si spalanca dinanzi l’intero cavernoso palato! Bang! Io mi sorprendo ma non mi scoraggio e mi convinco quindi ad approfondire l’apprezzamento del loco. La mia lingua si fa più coraggiosa, sempre più indagatrice, ma non trovo la di lei corrispettiva. Non c’è giuro. Non sono riuscito mai a capire dove fosse andata a finire in quel nostro primo bacio. :-O Ci sono misteri nella vita con cui dovrò convivere. E già…

P. e l’imponderabile impellenza

Tutte le volte che parlo con P. provo uno stato di imponderabile impellenza . Mi ritrovo addosso una sensazione di incombenza. Come se all’improvviso sentissi la necessità di chiudere dei cerchi, trovare dei significati, aprire gli occhi e finalmente guardare più avanti quel tanto da incontrare la donna che fa per me. Perché il tempo è un lusso. Sì, quando parlo con P. entriamo in modalità “arte dialettica” e si è sempre lì a ponderare sul significato di un bacio dato dopo i quarant’anni, sull’opportunità di darla via giocosamente, su quello che ci distingue in termini di genere e aspettative… Ora, non che ci mettiamo ad applicare il metodo Socratico ma P. è una cara amica. E come ogni buon amico è un po’ il mio specchio: mi fa riflettere.

Impellenza, dicevo… perché se c’è una cosa in cui mi adagio facilmente è la pigrizia, nonostante ci sia in me la propensione di trovare qualcuno (non mi arrischio di parlar d’anima gemella) da nutrire con tutta questa colatura di pensieri che invece riverso sullo schermo a led. :-) In tal senso P. è molto più determinata di me: sa quel che vuole e azzanna le giornate. In me invece vive spessissimo la dicotomia “pigrizia/riproduzione”. Perché per quanto là fuori non ci sia molta gente che metta la verginità-fino-al-matrimonio come valore imprescindibile, è anche vero che normalmente, dalla finestra di casa, non ti saltano dentro al letto ragazze nude. :-) Milano ti induce in uno strato di continuo fermento: ti alimenta di vai, fai, vedi, corri, bevi, gioca, senti, prova. Senza sosta, e con poche direttive. In un continuo auto-sostanziarsi. Di cui io però mi fiacco.

Nel mezzo di queste considerazioni però mi viene da osservare che il verbo “riprodurre” non sta solo a significare il naturale proseguo dell’accoppiarsi, ma in senso più ampio rifare qualcosa il più similmente possibile (che poi ha senso anche in ambito procreativo: si cerca di rifare se stessi. Ri-prodursi). In tal modo forse allora pigrizia e riproduzione non stanno poi tanto lontani. Forse c’è una ragione per cui alle volte sono stanco di sentirmi una scarica elettrica che percorre sempre le stesse sinapsi di questo modo moderno.

La dimostrazione che l’amore ha un’area misurabile

L’amore è euclideo. E’ un fatto.

La più grande dimostrazione di Amore che conosca rimane sempre quella di mia madre quando mi dice che piuttosto che vedere soffrire un figlio vorrebbe poter prendere su di sé tutto quel dolore. E lo dice con negli occhi tanta verità da far traboccare le parole fin sulle mie mani: neanche una è vuota. Sebbene lei non possa davvero farlo, perché – come diceva Buzzati – nella sofferenza l’uomo è solo, io so nel profondo di me stesso, che lei lo farebbe senza indugio.

Come tutte le cose più importanti, l’amore si definisce in relazione al suo contrappunto. Non è un termine assoluto, è più consapevolmente una media. Se quindi qualcuno avesse ancora bisogno nel 2015 di tracciare proprio su ogni onda che ci attraversa, il suo Come Volevasi Dimostrare, ecco fatto. L’area dell’amore è pari ad una base fatta dal filo di sangue che percorre chi ama moltiplicato per l’altezza a cui giunge la voce che dice d’amarci diviso due.

Ho scritto dieci volte “pompino” – 505 articoli, mica cazzi!

Più di cinquecento pensieri. Certo, meno di uno al giorno, ma comunque CINQUECENTO concetti messi uno di fila all’altro negli anni. Parlando di cose capitate, persone amate, errori, arrabbiature, ricordi vicini e lontani, esperimenti verbali, poesie, sesso, cattiverie, stanchezze, piacevolezze, paure e tanti ragionamenti su ragionamenti su ragionamenti. Pretenzioso come sempre, Ginen continua, contro tutti i pronostici. Nel tempo ha assunto un sacco di forme, colori e temi diversi, cercando di rappresentare il mio umore. Le mie stesse parole sono corse su e giù per mille stili diversi, dallo scazzato all’aulico.

Cinquecento cinque. Se ci penso mi fa quasi paura! Iniziai a bloggare quando era una novità assoluta, quando ancora non se ne parlava alla radio, prima che diventasse una moda, e dopo che la moda si andò sfilacciando. Ricordo di aver iniziato con un blog difficilissimo da gestire chiamato “Autarchia ed Entropia” con un articolo sul valore di una religione basata sui principi di Lucifero (il luciferanesimo). Ero pazzo, allora, e avevo pretese di saper scrivere. E’ durato lo sputo di un momento.

Poi, se non sbaglio, ci sono state almeno due incarnazioni di “Nicotinamattina” in cui perlopiù commentavo le notizie ed i libri di fantascienza che leggevo. Da lì è stato un lampo passare al blog tematico; non posso non citare l’ormai abbandonato “bioinfusion”, mio fido compagno quando stavo nel bel mezzo del dottorato, sul quale impazzavo sbrodolando concetti di bioinformatica e che mi ha permesso di collaborare per qualche tempo al medesimo blog di Molecular lab.

Poi mi sono accasato qui, dove dormo ormai da qualche anno, nel borghetto di Ginen, per il quale devo ringraziare di cuore WordPress che fin dall’inizio mi ha reso la vita facile, togliendo tutti gli orpelli alla complessità tecnologica lasciando solo quella di scrittura; permettendo di concentrarmi su quel piccolo rettangolino bianco in cui far cadere le lettere.

Non so fra qualche anno dove mi capiterà scrivere… dove ci faranno scrivere… che nuove diavolerie si inventeranno e io vorrò provare, o se per ogni parola dovremo pagare l’IVA… so solo che Ginen mi ha permesso di essere una persona migliore. Con questo diario scombinato ho avuto modo di pensare. E fare lo sforzo di dare un senso compiuto ai miei pensieri. Almeno cinquecento cinque volte!

 

 

Il vino con le tette grosse

Una lucida analisi della ragione per cui in futuro sarò costretto a denunciare i produttori di vino della Loira per avermi fatto diventare un alcolizzato, dovrebbe iniziare con un prologo che dica quanto il Cabernet Franc con il suo saporaccio erbaceo non mi è mai veramente piaciuto. Lo guardavo con sospetto quasi fosse una specie di donna intransigente e un po’ stizzita. E anche la stessa Loira, come territorio in sé, mi è sempre parsa un sacco pretenziosa: un lungo connubio di pioggia e castelli; a chi piacciono? Non va bene nemmeno per i matrimoni più sfigati. Poi un giorno, qualche screanzato mi ha invitato ad una degustazione di vini della Loira – che poi è un territorio bello ampio – non stiamo parlando proprio di 3 ettari, e mi fa “dai, per essere francesi hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo”. Ecco. L’inizio della fine.

Nella loro grande diversità riescono a produrre vini vitali, che si discostano dalla pesantezza tradizionale degli ormai imbevibili (per costo) e micro-ossigenati Bordeaux, ma che riescono ad esprimere carattere e novità senza abbandonare il cuore e la bravura dei vignaioli tradizionali. Sono vini che partecipano al gay-pride! Colorati e festanti! Eppure non sono piacioni. Hanno carattere. E’ stato come se a qualcuno che ha sempre frequentato donne striminzite gli avessero presentato una donna con le tette grosse, sorridente e sensuale. L’infatuazione è garantita! Il vino della Loira è spesso così, si muove da tutte le parti. Matura diventando elegante e tosto, tutto da apprezzare, ma tenendo gli spigoli del carattere giovanile.

:-D

L’ermeneutica del cuore

Chi mi conosce sa che ho questo amore un po’ malato per i blog femminili. Trovo fantastico come nei loro post le donne riescano a parlare con onesta immediatezza di sentimenti, di sensazioni e di situazioni – senza trasporci qualsivoglia filtro di razionalità. Ancora meglio, tante donne, nello scrivere di se stesse, riescono ad interpretare il mondo che le circonda con una facilità che ammiro. Scrivono come sentono.  Hanno questa grande capacità di fare l’ermeneutica dei sentimenti, cosa che io con Ginen non sono mai riuscito nemmeno ad avvicinare.

Detto questo però, ogni tanto leggo frasi come “accendere l’amore”, donne che vogliono dare una possibilità agli uomini, o “ricominciare dal cuore“. Donne ferite, o forse deluse dalle relazioni e che vogliono cercare di rimettersi ad ascoltare il proprio petto palpitare. E mi dico che siamo TUTTI ugualmente distanti mille miglia dal capire qualcosa di come siamo fatti. Poche balle: non si può amare a comando! E’ solo un’illusione pensare di poter decidere di non far più sesso ginnico, per un più appassionato sesso sentito. Una donna darà una possibilità ad un uomo e a se stessa, quando sentirà di aver trovato l’uomo giusto, non quando crederà di poter andare in giro con un rilevatore di buoni candidati. Un essere umano ti si avvicina, se lo fai entrare nella tua vita non lo fai perché vuoi darti una nuova opportunità di amare, ma perché sei anche tu fatto di carne, ossa e sangue.

Non sarebbe male avere un bell’interruttore rosso dietro la schiena. Piacerebbe a tutti. Switch on ed eccoci pronti ad amare. Switch off e finalmente possiamo smettere di pensare alla sua pelle sopra la nostra. Come se si potesse accendere un lumino dentro di noi ed ecco il sangue tornare a scorrere veloce guardando uno sconosciuto in un locale. Come se fossimo uomini e donne elettrici; come se veramente si potesse studiare l’ermeneutica dell’intera nostra esistenza. Non c’è testo che ci dica come interpretarci.

 

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