Quando l’amore indossa le ruote di una bicicletta arancione

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Pasternak diceva che si vive per vivere e non per prepararsi a vivere. Ebbene, durante la scorsa settimana, cari amici, ogni singolo momento è stata espressione di questo pensiero.

E’ stato un periodo incredibilmente bello, intenso in ogni aspetto; con l’emozione della prima conoscenza, il divertimento della risata spontanea, la complicità della fatica condivisa, la sospensione del tempo che nasce dal piacere del cibo, dallo sguardo sul luogo sconosciuto, dalla sorpresa che ci attende dietro la curva, dal prurito alle mani che si ha quando si vuole fare continuamente, senza mai fermarsi. In un attimo ci siamo conosciuti, trovati allegramente, abbiamo parlato tantissimo, come se ne andasse della vita. E’ stata una settimana densa come ne ricordo poche. Fino al finale un po’ malinconico, carico di saudade e di abbracci che sono speranza e promessa di rivederci presto.

Così dovrebbe essere sempre la vita. Così credo sia l’amore migliore. Un battello carico di sensi e sentimenti piacevoli che strabordano.

Una settimana in bicicletta e barca, girovagando per Provenza e Camargue. Una settimana perfetta. Non saprei come altro definirla e cosa avrebbe potuto migliorarla. O meglio, lo so: è mancata una bella bottiglia di vino francese da assaporare la sera durante una delle nostre cenette francesi. Un hermitage, un chatenauneuf-du-pape (nessuno è mai riuscito a pronunciarlo correttamente lungo tutta la storia del mondo). Ecco, quello è le petit defaut. Niente di grave, qualunque cosa si voglia reputare perfetta deve avere almeno un piccolo difetto. :-D

Si dice che il Danubio sia tra i fiumi più belli. Io ci sono stato, e vi assicuro che questo Rodano – il nostro Rodano – è decisamente più ampio, solcato da un’acqua più dolce. Con questo piccolo, forse melenso, post voglio inviarvi solo un grazie enorme a tutti voi, voglio darvi un altro forte abbraccio. In attesa di rivedervi presto!

Quel Merlot non shà da bere…

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Ed eccomi quindi di nuovo sul luogo del delitto. Dopo due anni di nuovo con un calice di Bordeaux in mano. Ne è passato di tempo. Allora ero alle prime armi coi vini Francesi, ma ricordo quanto rimasi entusiasta di quei magnifici Pinot Nero che ci servirono.

Quando poi mi dissero i prezzi, entrarono subito nella mia personalissima classifica degli imbevibili. Imbevibili per quel prezzo tanto esorbitante da non poter trovare una scusa valida per comprarlo. Ingiustificabile. Un aumento negli ultimi 5 anni di circa il 400% per certe prestigiosissime/blasonatissime Chateau.

Torno quindi a Bordeaux con grandi aspettative, durante una degustazione alla cieca (!!!) che comprende 4 italiani e 3 francesi del Bordeaux, rigorosamente tanto Merlot! Friulano e toscano per l’Italia, ovvero i migliori rappresentanti del merlot italico. Quel Merlot tanto apprezzato, e tanto schifato. Il gioco, come sempre sta nel dimostrare la nostra ignoranza e cercar di distinguere le caratteristiche salienti degli uni e gli altri. Lo dico subito: ne ho beccati 2 su sette. E sono rimasto basito: si è distinto solo il Petrussa. Friulano che non fa mai cilecca, quale che sia la vigna su cui lavora. Per il resto una tristezza estrema. Nulla da ricordare. Veramente.  La colpa? Io la imputo al vitigno: proprio non mi va giù. Usatelo pure per foderarci le scarpe, o per fare dei tagli, ma no, da solo no! E che cazzo. I’m not drinking that F*&$ing merlot! :-)

Un post scriptum. Il momento topico della serata è stata la mia più classica figura di merda. Non vi ho detto che tra i presenti c’era anche la produttrice di uno dei vini in degustazione. Ebbene arrivato al sesto vino, io lo assaggio, appoggio il calice ed esclamo deciso “io questo vino non lo compro di sicuro!”. Ecco, era quello della produttrice, che un pochetto si è incupita. E già….

 

Live Wine Night – un fuori salone che profuma di vigna

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I Milanesi (imbruttiti o meno) sono abituati a convivere costantemente con eventi, festival, sarabande, incontri gastronomici, che spesso si declinano anche in termini enologici. Probabilmente la spinta propulsiva dell’Expo si fa sentire; è sempre più un fiorire di foodie e drinkie. Ogni enoteca, vineria o associazione che si rispetti organizza visite nelle cantine e degustazioni mirate. Per noi appassionati del buon bere è una manna! :-)

In questa cornice, nel weekend del 22 Febbraio si terrà il Live Wine. Il salone internazionale del vino artigianale. Una specie di salone della micro-editoria dei vignaioli. Tanti nomi interessanti, senza il rischio di doversi imbattere nei soliti noti; una bella varietà, sia italiani che Francesi (yummi!). Con la possibilità di andare alla scoperta di vini Sloveni e dalla Giorgia che per me saranno una novità assoluta. Unica mancanza, purtroppo, niente vino dalla Loira. Un gran peccato. Secondo la mia modesta opinione, è in quella regione che si collocano le novità più interessanti francesi.

Ebbene, una bella iniziativa che distingue il salone è l’aver fatto organizzare da Dan Lerner un fuori salone delocalizzato tra alcune delle migliori enoteche milanesi.

Veramente difficile scegliere dove andare per parlare piacevolmente con i nostri eroi vignaioli, ed assaporare una volta in più i loro vini. Io non perderò l’occasione; l’idea è quella di fare tante piccole scorribande tra i banchi di degustazione del Salone e poi, di sera, con più calma approfondire l’argomento che si è preferito.

Ah! Cosa non si fa per la conoscenza!!

 

AAA – (non molto) candide candidate cercansi

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Per fortuna ogni tanto capita di leggere un post che ci fa scivolare dalla sedia a forza di risate! Leggevo qui le request fondamentali per candidarsi come compagne sentimentali di Alex. E devo dire che mi ritrovo a sottoscrivere quasi in toto le doti caratteriali della donna ideale che, spassosamente, traccia.

Ora, sia io che Alex ( in compagnia di qualunque altro uomo sano di mente sopra i 30 anni) sappiamo che cotanta femmina non esiste. E’ un mito messo in giro da qualche pubblicitario senza scrupoli.

Astenersi fumatrici,  fighedilegno, professioniste ed emotivamente disturbate che, perdonatemi, ne ho già incontrate abbastanza;

Che poi non è che stiamo chiedendo la luna: quella che traccia Alex, è in sostanza l’immagine di una donna intellettivamente normo-dotata, fisicamente attiva, senza peli più lunghi dei nostri sotto le ascelle e con una epica dell’uomo ideale non eccessivamente tendente al Principe Azzurro.

Nonostante questo, fidatevi, NON ESISTE! O almeno non nel bacino d’utenza milanese. Forse fuori CAP, ma a Milano è più facile comprare un tasso con dei calzoncini a pois fucsia che trovare una donna senza una intolleranza alimentare o che non sia mostly vegan.

Un giorno ti può capitare la ragazza per cui è un delitto capitale non conoscere a memoria le prime dieci pagine de “l’opera da tre soldi” di Bertolt Brecht e che parla solo di ingiustizie sociali, ed il giorno dopo incontrare la sorella della stessa che si offende se al secondo appuntamento non cerchi di infilargli le mani nelle mutandine.

Il fenotipo femminile ormai dominante consta in una collezione di interessantissime paranoie di tendenza, attese ninfomaniacali (bizzarramente represse o meno), un tratto genetico di imbarazzante disillusione proprio della gattara, con uno spruzzo di megalomania da modernariato.

Il compito primo di noi uomini è quindi imparare ad enumerare tutte le proprietà intrinseche ed estrinseche di una donna a colpo d’occhio. Verificare come l’espressione genica venga in lei modulata (se totalmente o solo parzialmente). E conseguentemente decidere di che morte morire!

:-D     ;-)

In ogni mia bottiglia c’è un fondo di amicizia

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bicchieriNon apro mai una bottiglia da solo e vado sempre alla stessa enoteca da anni. Detto da chi apprezza il vino e ama provare sempre posti nuovi pare strano, ma la ragione non è poi così strana. Forse è stupido da dirsi, fors’anche banale, ma l’alcool in sé per sé è solo un qualcosa che ti lappa la bocca la mattina dopo, ti appanna i sensi. Sì, può renderti un po’ più disinibito in certe occasioni, il che forse non guasta. :-) Ma fosse solo questo, credo che preferirei una pizza e birra al migliore dei Montepulciano.

Il vino è un liquido, e come tale prende la forma del contenitore in cui lo metti. Se lo metti tra le mani degli amici ha il gusto dell’amicizia! Nelle mie serate, l’amicizia si accompagna alla leggerezza di un sauvignon, alla pienezza di corpo di un barolo, al sapore di biscotto del Selosse.

In me il vino fluisce insieme alla eleganza della ragazza che mi fa dilatare le pupille, insieme agli archetti quasi sul punto di sbordare dal calice, alla sorpresa di una bottiglia bevuta alla cieca.  La bontà del vino è nell’accoglienza del vignaiolo che ti fa percorrere insieme il filare. E’ nel colore pesto della cantina centenaria trovata con fatica, è nel bicchiere bevuto nel podere davanti ad un tagliere improvvisato di salumi. Nel mettersi in macchina la domenica per andare a perdersi nella Franciacorta.

Perché bevo vino? Ecco perché! Ne capisco quanto l’occhio di Sauron ne capisce di coniglietti rosa, ma veramente importa? Ne capisco molto di più di calde risate, di sorprendenti scoperte, di salde amicizie.

 

Elegia della comodità

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La pigrizia, la lentezza e il riposo sono già stati presi. Sono state scritte una enormità di parole a riguardo. Manca da indagare la ragione per cui le donne vestono sempre di nero, ma non oggi.  Oggi c’è una questione che mi sta molto a cuore: la comodità. Per essa l’uomo si è evoluto ed è sceso dagli alberi, è la ragione per cui è caduto l’impero romano. Eppure rimane una misteriosa presenza.

Perché alla fine l’essere umano è strano forte! Lo vediamo tutti, esistono prodotti a cui si rinunzia per questioni di tendenza del momento. You need to be fashion. Poi ci sono oggetti a cui si rinuncia per una qualche mala convinzione sociale: si deve dire no con vigore al gambaletto, no ai calzini bianchi, no al maglioncino di pile, no no no alla maglia della salute. Ma perché? cosa avranno mai fatto di male per essere tanto osteggiati? E mi chiedo: ma se nessuno li vuole più, allora perché li producono e li vendono? Forse li distribuiscono come generi minori nel terzo mondo, ma mi pare poco probabile. Mi è stato detto che la ragione è che il mondo pullula di muratori che sostengono l’industria della maglia della salute (già macchiata di sudore). Per il resto è un mistero.

Ora, io posso ancora capire la questione connessa alla moda, ma ci sono cose senza tempo che hanno una oggettiva componente di comodità e che non c’è ragione per cui vi si dovrebbe rinunciare! Tanto più che masochisticamente si adottano invece arnesi del diavolo che sono riconosciuti come scomodi. Sarà una sorta di contrappasso per la nostra stupidità.

Si dice di sì al tacco dodici, che ti uccide il tendine, si dice di sì agli orinatoi, quando ci si potrebbe tranquillamente sedere (nel 2015 ancora non abbiamo una tecnologia disinfettante valida? non ci credo). Però non si può andare a letto con un pigiama. Una delle invenzioni più comode di sempre!

“taglia la gamba del pigiama, per farlo sembrare un boxer!” – “piuttosto nudo” – “boxer e maglietta” – “tuta” – “tanga di carta”. Tanga di carta???? Tutto ma non il pigiama. Eppure ce ne sono di carucci: colorati e in tinta unita, con la faccia di Homer o di Winnie the pooh, caldi ed estivi, con e senza maniche. Non potete convincermi che un pigiama sia poi più brutto di una tuta. Che poi, diciamolo, mica lo indosso per andare ad una serata di gala. Ci vado a letto! Per lo più le luci sono spente, se poi hai voglia di far l’amore posso anche mettere la mutandina intimissimo che ti piace tanto, ma mica è la stessa cosa! Voi donne, dico, mica indossate sempre le autoreggenti per andare a letto e far contento il vostro uomo…

Quindi, a meno che non mi indichiate per dormire una valida alternativa al pigiama, senza dover soffrire nudi e sudati sotto due strati di piumini perché voi siete freddolose, o senza avere le parti basse fasciate da improbabili mutande alla moda… non posso che insistere sulla mia tesi secondo cui la comodità deve essere ricercata per facilitarci la vita. Viva il pigiama!! All night long!!

Le cento donne che fanno scuola

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primo passoSi dice che bastino cento sognatori per cambiare il mondo. Ugualmente sono sufficienti cento donne per rovinarlo. Così si parlava l’altro giorno.

MP è donna d’altri tempi, passionale e romantica e, come tale, non si ritrova molto in questo mondo post-moderno, post.femminista, competitivo e dai denti affilati. Dal punto di vista romantico. Ama pensare alla seduzione come ad un velo, sotto il quale la donna è maestra nel mandare i giusti messaggi e l’uomo è in grado di interpretarli. In questo mondo perduto non è la donna a fare la prima mossa.

E quando si trova in una situazione in cui LUI non si decide, MP si fa venire un sacco di dubbi. Il consiglio più facile è naturalmente di fare lei la prima mossa, e questo le fa fumare le narici! ;-)

Dal punto di vista fenomenologico l’uomo ha disimparato, si è adagiato in ambiente di cultura particolarmente ricco di sostanze nutritive, per dirla alla biologica. Le donne sono adesso molto più intraprendenti, scorrazzano libere fuori dai recinti delle regole condivise tra uomo e donna, e mettono in crisi sia l’uno che l’altra. Questo fa molto psicopatologia della vita quotidiana. :-)

A me questa cosa pare solo un vantaggio per entrambe le parti. La donna aumenta il suo spazio di manovra, si pone in modo più volitivo ed è quindi più padrona delle proprie scelte e di ricercare il piacere per se stessa. Non è poco.

Esiste, comunque, secondo questa teoria, una piccola percentuale di donne che fa scuola. Un po’ come per la moda e gli stilisti o per i grandi chef e il gusto corrente per il cibo. Non sono molte, un centinaio, ma sono quelle che guidano i trend, e che costringono involontariamente tutte a seguirle. Sono i derivati drogati che destrutturano il mercato. :-D

Questa cosa mi affascina. Immaginate: una massa di donne d’altri tempi che rincorrono infuriate in piccolo gruppetto di innovatrici!

La libertà sessuale potrebbe essere intesa come solo una idea che vola nell’aria e che tutti respiriamo? Con essa – è palese – viene il bene e il male, visto che così si abbandonano i ruoli tradizionali. E’ un nuovo campo di gioco in cui tutti devono trovare una propria posizione!

Della nostalgia della semplicità (io sono Lennie)

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In natura nulla è semplice, ma tutto lo può sembrare. Siamo in grado di riconoscere la forma di una persona da una silhouette. Siamo in grado di tracciare una critica alla ragion pura, siamo capaci di emozionarci dinanzi i frattali di Mandelbrot. Tutto questo dimostra la nostra bravura nel sintetizzare il complesso. Mi vengono questi pensieri rileggendo alcuni passaggi di “uomini e topi”; quel piccolo capolavoro di John Steinbeck. Lennie è così, vede tutto innocentemente. Alle volte rompe le cose. Senza volerlo. Ma mantiene la sua assoluta meraviglia verso un mondo di semplici cose e semplici sentimenti: grandi amicizie, grandi amori.

A ben pensarci, da giovani siamo tutti Lennie. Poi, col tempo perdiamo – non si sa come o quando – questa capacità. Da adulti tendiamo a mettere regole alla semplicità; siamo un po’ tutti architetti minimalisti, creiamo infrastrutture anche dove non servirebbero. Devi saper specificare cosa intendi per impegno, dove ti piace essere toccato, che tipo di umorismo preferisci, se hai un piano per i prossimi cinque anni, cosa hai imparato dagli errori che hai fatto, se sei più ingenuo, più inesperto o più spontaneo, devi sapere quando parlare di sentimenti e quando tacere. Regole alla semplicità innata che fa di noi quel che siamo.

Non ricordiamo che una montagna non ha bisogno di un rifugio.

Ho un po’ nostalgia della vera semplicità. Di quando vedevi una donna e ti piaceva. Punto. Non ci si doveva chiedere dove si collocava sulla scala del rischio “principessa sul pisello”. Di quando la domenica ideale insieme era una giornata sorridente lungo i navigli e non ci si doveva porre il problema di quale fosse il locale migliore dove accompagnarla. Di quando bastavano veramente i soli sentimenti. Si/no. In/out per poter godere del dolce far nulla e della vicendevole compagnia.

Il mio sesso è per il mio piacere

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Ogni tanto trovare da leggere cose tanto vere fa un piacere immenso…

Originally posted on Al di là del Buco:

sesso-a-treHo letto le storie delle donne che amano sentire dolore durante il sesso. Non le giudico né mi sono mai sognata di pensare che tutte devono essere come me. Non sono scandalizzata e neppure indignata. Penso siano diverse e che abbiano tutto il diritto di fare quello che vogliono se così gli piace.

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Ci sono andato a letto ma non so proprio come sia fatta

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SnapCrab_NoName_2015-1-25_16-25-10_No-00Come al solito mi trovo invischiato nelle iperbole. Non prendetemi mai alla lettera, sono troppo innamorato delle storie di pesca! E stasera ho voglia di scrivere un po’ di filosofia del sentimento spiccio. Perché in questo campo siamo tutti dei super saiyan. [Dovrei scrivere una scheda costi, ma si sa: piuttosto due dita in gola. Dopo aver pubblicato mi metto in cucina a farmi un bel piatto di pasta con le lenticchie ma per ora vada con un’IPERBOLE!] Mi torna in mente un mio passato amore. Una bella storia, che come spesso ho fatto, ho malamente sciupato. Mi torna in mente questa ragazza, bella, con tutte le forme al posto giusto. Mi ricordo la sensazione di toccare la sua pelle, il brivido del baciarla e del momento in cui entravo in lei. Non sono però certo di sapere come fosse fatta! Si fiondava nel letto alla velocità della luce, e spegneva subito qualunque fonte luminosa che non fosse una candela dalle dimensioni di un cerino. Mi pare di ricordare che non si togliesse mai i calzini, era freddolosa forte! Si faceva sesso al buio, con tutte le difficoltà del caso. Una volta ci siamo dati una tale craniata che mi è rimasto il bozzolo per una settimana. :-) Ma sulla luce non transigeva. Aveva difficoltà a mostrarsi: una grande insicurezza rispetto il suo aspetto. Ora, me la stai dando, quindi lungi da me dal dirti qualcosa; posso sempre sopperire col tatto alla mancanza della vista, ma sappi che un po’ di divertimento te lo perdi. Questa cosa del buio non l’ho mai sopportata. E manco capita. Se vengo a letto con te è perché mi piaci: se siamo stesi a letto nudi uno sull’altra forse una certa idea di te me la sono già fatta, e hai superato tutti gli esami preliminari. Ci stiamo scambiando fluidi corporei, la mia lingua ti è passata su lembi di pelle che di solito tieni coperti, quindi dove sta il problema? Ti vergogni perché hai una voglia a forma di testa di foca su un fianco? Credi che un po’ di ritenzione idrica possa farmi desistere dal farmi fare quella cosa con la bocca in cui sei tanto brava? Non scherziamo! Accettate il dato di fatto per cui l’uomo ha una grande dose di pragmatismo sessuale. Mentre abbiamo le mani piene del vostro lato B l’ultima cosa che andiamo a pensare è se avete la pelle a buccia d’arancia. Per favore, più autoironia e meno timore. E accendete quelle maledette luci! :-)

La risposta ‘nbriaca ai momenti di misantropia hardcore

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Ho appena finito di leggere il post di Mezzatazza, e sono così ahaahhah e così ohohoho che non posso fare altro che sbellicarmi e risponderle punto punto… non me ne voglia. Spero che non mi venga a spezzare in due in un momento di giustificata collera.

“Io non voglio uscire quando ho zero voglia senza che mi scrivano in quattro o mi chiamino.Detesto il suono del cellulare e vorrei doverlo sentire solo per emergenze. quindi mai.”

Risolvi facile. Io non esco quando non ho voglia di uscire, e alle volte anche quando ne ho voglia. Metti il silenziatore e poi dimenticalo nel mucchio dei panni sporchi.

“Non voglio rendere conto a nessuno su: cosa sto facendo, com’è andata la giornata, come sto, cos’ho mangiato, com’era il film.”

Sei la donna ideale! In caso di convivenza la conversazione risulta facilissima!! e sintetica. Chi cazzo vuole sapere tutti i giorni cosa ha fatto qualcun altro ? che poi 2 su 3 sono sempre le stesse menate!

“A proposito: a me non piace guardare film se non occasionalmente quindi non ho la minima intenzione di affrontare più di una “serata-film” ogni due mesi che sia al cinema o in casa, su supporti quali schermo del PC, del televisore o parete di un salotto (il coinquilino di un amico possiede un fighissimo proiettore).”

La serata film ha senso solo se accompagnata da: patatine dell’IKEA a pioggia, qualcuno che ti fa un massaggio alla schiena (e o un pompino dipendentemente dal mood), e sullo schermo ci deve essere UMA!!

“Quando non ho voglia di lavarmi, pazienza: non uscirò né ospiterò chicchessia, eccezion fatta per gravi crisi esistenziali, lutti o fughe dalla polizia.”

Ecco, qui mi trovi in disaccordo. Capisco la mancanza di voglia di lavare i pavimenti, le taparelle, i vetri, la macchina, la tastiera del pc, ma la persona… solo a pensarci mi vien già da grattarmi il dietro del collo!

“Non mi piace mangiare con altre persone, a me piace mangiare davanti a qualche telefilm, il più stupido possibile e in lingua originale.
Odio il doppiaggio e da quando ho imparato a leggere il labiale dei personaggi tollero i dialoghi tradotti solo se l’interprete è muto (parlo di Switched At Birth).”

Condivido in toto. Impaliamo tutti i nostri “bravissimi” doppiatori che distruggono ogni film e telefilm! Il cibo ha più sapore con una bella pistola davanti alla tempia tenuta da Sarah Shahi.

“Grey’s Anatomy fa schifo, è un Beautiful ambientato all’ospedale e depenno dalla lista delle conoscenze gradevoli chiunque cerchi di convincermi a guardarlo.”

Eccchecavolo è molto meno lungo. Ce ne vuole prima di diventare Biuttttifullll. E poi in dieci anni ancora non sono riusciti tutti a scoparsi vicendevolmente. Non c’è paragone.

“Guardo solo i telefilm che decido di guardare, raramente seguo consigli a riguardo e – nel caso – detesto le insistenti richieste di feedback in proposito.Tanto non li ho guardati, fatevene una ragione.”

E va beh, ma la tua è perfidia. Noi ti vogliamo bene e ti vogliamo sollecitare la digestione, per questo ti consigliamo di guardare immancabilmente le tartarughe ninja!! YEA!

“Se esco con qualcuno mi serve molta più confidenza per una cena che per del sesso orale.”

Quando esco per una cena mi trovo subito in confidenza anche con una sconosciuta, è un ingrato destino visto che preferirei decisamente del sesso orale prima di cena…

“La prossima volta in cui mi sentirò a mio agio con qualcuno al ristorante credo significherà che sarò pronta per sposarlo.Che lo voglia o meno.”

Magari è una questione gastrica: cerca di ordinare cose più light… Che lo voglia LUI o TE? :-)

“Non fosse che non sono credente.Non esco con i credenti, ho pochi amici credenti e con quelli che ho non si parla di religione perché la mia posizione è inflessibile: quando non si ha la risposta ad una domanda inventarla è una cazzata – salvo in campo scolastico – e per me la religione va al passo con Babbo Natale e La Cicogna (o Il Cavolo per i vegani).”

Sebbene possa essere della tua stessa campana, pragmaticamente non ho mai fatto questa discriminazione. D’altra parte le figlie di Maria sono le prime a… E poi inventarsi delle risposte è l’attività più simpatica del mondo!

“Non amo le effusioni in pubblico, tocco una gamma di persone ormai vasta ma solo per colpa del rugby – comunque selezionatissima se sono sobria – e perché mai dovrei stringere la mano a qualcuno che non conosco? E se poi è grillino? “Scusa, sei un idiota, ritiro il piacere di conoscerti“.”

Puoi sempre fare delle effusioni in pubblico e mandare la persona a cagare al contempo. E poi c’è Effusione ed Effusione. L’outdoor è sottovalutato. Fidati :-)

 

Il decalogo del perfetto bianchista

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i2vaduE torniamo quindi a parlare di quel losco figuro che si palesa quatto quatto in enoteca quando meno te lo aspetti: il bianchista. Perfidamente non lo si distingue a prima vista. Questo perché segue pedissequamente le regole auree di sopravvivenza che riporto qui sotto:

  1. Dissimula la tua vera natura. Appena entrato in enoteca porta lo sguardo con fare interessato verso la scaffalatura dei rossi, e fai evidenti movimenti di apprezzamento con la testa.
  2. Dimostrati degno: devi reggere meglio degli altri. I bianchi sono mediamente meno alcolici, sei avvantaggiato, quindi puoi bere di più: disquisisci del numero di bicchieri che ti sei già versato e fai tante pause pipì.
  3. Ricorda sempre il nome di un paio di Champagne di nicchia. Quando la conversazione si fa pericolosa ricorda che hai a disposizione sempre un calibro pesante da sparare: lo Champagne, come esempio di eccellenza. Nessuno può negarlo. E’ come parlare di Hitler, chiude qualunque discussione.
  4. Ordina il secondo bicchiere con noncuranza. L’oste di solito accetta di buon grado di servire un primo calice di bianco, perché col bianco si inizia la serata. Il secondo è più arduo. Fate in modo di chiedere il giusto refill esprimendo il concetto che ne vuoi altro perché il calice era piccolo.
  5.  Fai fare il botto alle bollicine. Se vi capita di dover aprire una bottiglia di bollicine, stappate facendo sentire il POP! Non si fa, lo sapete anche voi, ma dimostrando ignoranza in tal materia non farete sorgere sospetti di bianchismo incipiente.
  6. Quando ordini un bianco chiedi se ha del sedimento/fondo. Naturalmente non lo avrà, ma anche in questo caso potrete dimostrare di non essere addentro la materia.
  7. Esistono buoni motivi per fregarsene e bere bianco: bere bianco per le donne oltre i 50 anni è dimostrato aumentare il rischio cancro al seno. Ma una donna di tale età è molto più a rischio di attacco cardiaco. Quindi bere moderatamente vino bianco abbassa la probabilità di mortalità.

 

Voi, baciatruci

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Voi baciatrici,
saettatrici,
pungenti rose,
trombe amorose,
O bocche innamorate,
mordete, sfidate, ferite, piagate!

– cit. canzonetta

Ho iniziato il post in modo colto, visto che ora andrò a parlare di poco avvezze volgarità. L’ho fatto per non apparire come il solito porco dotato di un linguaggio rasoterra. :-)

Ieri stavo ben bene concentrato a farmi una Pippa mattutina. Una di quelle con poco sforzo, niente di impegnativo riguardo la fantasia da mettere in campo. E nel farlo, pensavo ai primi baci. Non al primo in assoluto, ma al primo bacio dato ad ogni ragazza; perché – sappiatelo – ancora trovo il pensare al baciare, il modo migliore e più appagante per strozzarsi il cobra. :-)

Comunque sia, sarà anche infantile, ma certi picchi di eccitamento mi giungono ripensando ad alcuni primi baci tanto belli… che c’è da chiedersi come possano essere venuti fuori di tale perfezione senza una regia! E ugualmente, come è che certe signorine riescano a raggiungere la maturità e ancora siano della scuola della centrifuga in bocca.

Va beh, avranno avuto una educazione troppo rigida. :-P

Non sono qui per fare la completa elencazione dei miei primi baci, che sarebbe triste e pure noioso; credo infatti che ognuno di noi abbia provato le stesse cose: baci belli e baci pessimi. Ma ricorderò sempre quella situazione stranissima in cui ci stiamo finalmente baciando ed io approccio timidamente un pezzettino di lingua… giusto quel tanto per sfiorare le labbra e indurle ad aprirsi lentamente… All’improvviso mi si spalanca dinanzi l’intero cavernoso palato! Bang! Io mi sorprendo ma non mi scoraggio e mi convinco quindi ad approfondire l’apprezzamento del loco. La mia lingua si fa più coraggiosa, sempre più indagatrice, ma non trovo la di lei corrispettiva. Non c’è giuro. Non sono riuscito mai a capire dove fosse andata a finire in quel nostro primo bacio. :-O Ci sono misteri nella vita con cui dovrò convivere. E già…

P. e l’imponderabile impellenza

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Tutte le volte che parlo con P. provo uno stato di imponderabile impellenza . Mi ritrovo addosso una sensazione di incombenza. Come se all’improvviso sentissi la necessità di chiudere dei cerchi, trovare dei significati, aprire gli occhi e finalmente guardare più avanti quel tanto da incontrare la donna che fa per me. Perché il tempo è un lusso. Sì, quando parlo con P. entriamo in modalità “arte dialettica” e si è sempre lì a ponderare sul significato di un bacio dato dopo i quarant’anni, sull’opportunità di darla via giocosamente, su quello che ci distingue in termini di genere e aspettative… Ora, non che ci mettiamo ad applicare il metodo Socratico ma P. è una cara amica. E come ogni buon amico è un po’ il mio specchio: mi fa riflettere.

Impellenza, dicevo… perché se c’è una cosa in cui mi adagio facilmente è la pigrizia, nonostante ci sia in me la propensione di trovare qualcuno (non mi arrischio di parlar d’anima gemella) da nutrire con tutta questa colatura di pensieri che invece riverso sullo schermo a led. :-) In tal senso P. è molto più determinata di me: sa quel che vuole e azzanna le giornate. In me invece vive spessissimo la dicotomia “pigrizia/riproduzione”. Perché per quanto là fuori non ci sia molta gente che metta la verginità-fino-al-matrimonio come valore imprescindibile, è anche vero che normalmente, dalla finestra di casa, non ti saltano dentro al letto ragazze nude. :-) Milano ti induce in uno strato di continuo fermento: ti alimenta di vai, fai, vedi, corri, bevi, gioca, senti, prova. Senza sosta, e con poche direttive. In un continuo auto-sostanziarsi. Di cui io però mi fiacco.

Nel mezzo di queste considerazioni però mi viene da osservare che il verbo “riprodurre” non sta solo a significare il naturale proseguo dell’accoppiarsi, ma in senso più ampio rifare qualcosa il più similmente possibile (che poi ha senso anche in ambito procreativo: si cerca di rifare se stessi. Ri-prodursi). In tal modo forse allora pigrizia e riproduzione non stanno poi tanto lontani. Forse c’è una ragione per cui alle volte sono stanco di sentirmi una scarica elettrica che percorre sempre le stesse sinapsi di questo modo moderno.

La dimostrazione che l’amore ha un’area misurabile

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L’amore è euclideo. E’ un fatto.

La più grande dimostrazione di Amore che conosca rimane sempre quella di mia madre quando mi dice che piuttosto che vedere soffrire un figlio vorrebbe poter prendere su di sé tutto quel dolore. E lo dice con negli occhi tanta verità da far traboccare le parole fin sulle mie mani: neanche una è vuota. Sebbene lei non possa davvero farlo, perché – come diceva Buzzati – nella sofferenza l’uomo è solo, io so nel profondo di me stesso, che lei lo farebbe senza indugio.

Come tutte le cose più importanti, l’amore si definisce in relazione al suo contrappunto. Non è un termine assoluto, è più consapevolmente una media. Se quindi qualcuno avesse ancora bisogno nel 2015 di tracciare proprio su ogni onda che ci attraversa, il suo Come Volevasi Dimostrare, ecco fatto. L’area dell’amore è pari ad una base fatta dal filo di sangue che percorre chi ama moltiplicato per l’altezza a cui giunge la voce che dice d’amarci diviso due.