Il decalogo del perfetto bianchista


i2vaduE torniamo quindi a parlare di quel losco figuro che si palesa quatto quatto in enoteca quando meno te lo aspetti: il bianchista. Perfidamente non lo si distingue a prima vista. Questo perché segue pedissequamente le regole auree di sopravvivenza che riporto qui sotto:

  1. Dissimula la tua vera natura. Appena entrato in enoteca porta lo sguardo con fare interessato verso la scaffalatura dei rossi, e fai evidenti movimenti di apprezzamento con la testa.
  2. Dimostrati degno: devi reggere meglio degli altri. I bianchi sono mediamente meno alcolici, sei avvantaggiato, quindi puoi bere di più: disquisisci del numero di bicchieri che ti sei già versato e fai tante pause pipì.
  3. Ricorda sempre il nome di un paio di Champagne di nicchia. Quando la conversazione si fa pericolosa ricorda che hai a disposizione sempre un calibro pesante da sparare: lo Champagne, come esempio di eccellenza. Nessuno può negarlo. E’ come parlare di Hitler, chiude qualunque discussione.
  4. Ordina il secondo bicchiere con noncuranza. L’oste di solito accetta di buon grado di servire un primo calice di bianco, perché col bianco si inizia la serata. Il secondo è più arduo. Fate in modo di chiedere il giusto refill esprimendo il concetto che ne vuoi altro perché il calice era piccolo.
  5.  Fai fare il botto alle bollicine. Se vi capita di dover aprire una bottiglia di bollicine, stappate facendo sentire il POP! Non si fa, lo sapete anche voi, ma dimostrando ignoranza in tal materia non farete sorgere sospetti di bianchismo incipiente.
  6. Quando ordini un bianco chiedi se ha del sedimento/fondo. Naturalmente non lo avrà, ma anche in questo caso potrete dimostrare di non essere addentro la materia.
  7. Esistono buoni motivi per fregarsene e bere bianco: bere bianco per le donne oltre i 50 anni è dimostrato aumentare il rischio cancro al seno. Ma una donna di tale età è molto più a rischio di attacco cardiaco. Quindi bere moderatamente vino bianco abbassa la probabilità di mortalità.

 

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