Cercasi organizzatore per l’Italia (ovvero l’arte perduta di fare le cose ben fatte)


Certo, io sono un cagacazzo puntiglioso e sono appena tornato da una vacanza in Olanda in cui si è resa evidente una sola cosa nella mia testa: la distanza siderale che c’è tra il volere e sapere fare le cose bene, con la testa, con intenzione, e farle alla tanto-che-me-ne-frega. Da una parte una nazione che si muove verso il futuro come un orologio svizzero, dall’altra una accozzaglia di persone che hanno la formazione di una mucca pazza, e che non saprebbero organizzare neanche il proprio compleanno, a guardare le lauree.

Saranno anche piccole cose inutili e senza importanza quelle che vado a raccontarvi, ma sono sintomatiche di un sistema che fallisce proprio nelle piccole cose; quelle cose per cui un po’ di accortezza e pensiero potrebbero rendere le nostre giornate più piacevoli, e non delle  lunghe strada accidentate. E non sto parlando di viabilità. O meglio, non solo.

Oggi sono andato per la terza volta in banca per surrogare il mutuo, e – non esagero – avevo portato con me un plico di 84 pagine di documenti; estratti conti della banca, piani di ammortamento, atto di mutuo, atto di vendita, cdi, codice fiscale, 730, cud, ultime tre buste paga, contratto lavorativo. Mancava solo l’esame delle urine e due litri di sangue! Ah, mancava anche la visura catastale. Che io dico, sant-iddio, hai già tutte quelle informazioni allegate all’atto di vendita, che altrimenti che cazzo è servito andare dal notaio. E quindi eccomi andare per l’ennesima volta a perdere tempo sul sito delle Entrate che se fosse stato fatto da un camaleonte programmatore in stato di ebrezza sarebbe venuto più navigabile. E già mi fumavano i beneamati attributi, visto che all’estero, basta andare in banca, firmare un documento che li autorizza ad accedere a tutte le informazioni necessarie dalla prima banca, che le aveva già raccolte per il mutuo, guarda caso!

Alla sera torno a casa, e trovo la viabilità bloccata. Tutto intorno a piazza Leonardo da Vinci non si può accedere. Faccio il giro come una trottola perché non hanno messo alcuna indicazione che avvisi dell’inconveniente, trovo un buco di parcheggio in divieto di sosta e vado incazzoso dalla poliziotta. Perché è tutto chiuso? Boh, dice la polizia, perchè c’è un evento. Ah, ma perché chiudete le strade alle 19 quando l’evento è alle 22? Ehhhh….

Ah, però se sei un residente puoi passare, nessuno te lo proibisce. Ah beh, certo se però qualcuno me lo avesse detto. Scusi, signora poliziotta che si è già messa sulla difensiva, ma ai residenti non avvisano del blocco del traffico? cioè fanno pubblicità all’evento, potrebbero pure dire che ci saranno delle autovetture con i lampeggianti che romperanno il cazzo.Quindi, cari lettori, vi dico un segreto, d’ora in poi quando vedete un blocco stradale, basta avvicinarsi con un bel sorriso da vaffanxulo, e dire “io vivo proprio lì avanti”, e puoi fottertene di tutto e tutti, e se vi va potete pure alzare il dito medio a coloro che non hanno letto questo trucchetto. Tanto non ti chiedono mica un documento attestante che abiti proprio lì. E se anche fosse, si può sempre dire che lo hai richiesto e non lo hanno ancora protocollato.

Beh, mi risponde la poliziotta, DOVREBBERO indicarlo sul sito del comune.

Ora, io sarò un rompicazzo puntiglioso, ma innanzitutto lei che è preposta all’evento un condizionale non dovrebbe proprio usarlo, dovrebbe sapere come viene avvisato il cittadino, e poi le sembra una cosa normale che io debba andare tutte le mattine tra la colazione e lo spazzolamento dei denti sul sito del comune per vedere se al ritorno alla sera potrò avere dei disagi? E a proposito, nota a margine, sul sito del comune non c’è alcun avviso di blocco; certo, come dice lei potrei andare alla sede di zona della polizia – loro sono i primi a venire a sapere di queste cose. Minchia! Ma davvero, i turni sfigati effettivamente devono avere il tempo di affibbiarli alle poliziotte più simpatiche, probabilmente.

Certo, io sono un cagacazzo puntiglioso.

 

 

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