Avventurosamente, ovvero come andare alla scoperta delle Highlands Scozzesi senza prenotare prima


Dopo tre anni che mancavo dalla mia dolce Scozia, decido che è l’ora di tornare sul luogo del delitto. Un paio di settimane, ma non centrate su Edimburgo – che conosco già bene; questa volta si va all’avventura su e giù per tutte le Highlands, senza star tanto a pensare dove dormire o mangiare. Insomma, una interrail ma con più pounds in tasca.

Bene, per iniziare diciamo che siamo stati molto sfortunati. Neanche un bel temporale. Pochissima di quell’acquerugiola finissima che gli scozzesi chiamano shower. Per il resto, sole sole sole. Una temperatura media che rasentava i 22 °C. Tristissimo, lo so, ma certe cose non si possono proprio controllare. 🙂

Abbiamo deciso di partire da LEEDS, non proprio Scozia ma il volo della Ryan aveva un costo tendente a zero, indi… D’altronde sono solo 300 km da Glasgow, quindi, se mai doveste partire per un viaggio e avete qualche ora da impiegare sulle autostrade inglesi, date uno sguardo anche ai voli su questa città. Abbiamo quindi optato per noleggiare una Meriva che di Turbo aveva solo il nome, e siamo partiti senza guardarci indietro. Dopo qualche rischio madornale dovuto al fatto che il volante sta a destra ma il cambio è all’italiana, eccoci subito in direzione NORD. Abbiamo deciso di fermarci strategicamente per la prima notte a LANARK, posticino inserito anche nelle liste dell’UNESCO. Siamo ai confini delle LOWLANDS e già intravediamo quei fantastici paesaggi e tramonti che ci accompagneranno per tutta la vacanza. 
Già che siamo in zona facciamo una capatina a NEW Lanark, un sito dove pare che 50 anni prima un illuminato industriale abbia voluto edificare la sua piccola utopia operaia (ormai fallita). Un luogo incantevole che si trova proprio lungo il fiume e dove la calma e il silenzio domina. Se siete in zona fateci un salto. Va bene, non voglio fare la telecronaca dell’intera vacanza. Sappiate però che il fatto di partire senza un programma prefissato ci ha permesso di girovagare a naso, prendendo le stradine più piccole, cercando i traghetti più improbabili. Prima di partire ci eravamo sbocconcellati la lonely planet e la rough. Digeritele, le abbiamo messe in borsa e deciso di fare il giro in senso orario. Certo non posso consigliare di evitare le classiche tappe in cui i turisti delle Highlands si fermano di solito, ma di mescolarle con altrettante destinazioni meno note. Magari scegliendole direttamente su una bella mappa, come facevamo noi. Mangiate nei locali sulla strada, dormite negli ostelli, al cui riguardo non posso che consigliare di fare un bel abbonamento annuale all’hostelling scotland. E’ un’ottima soluzione per dormire risparmiando dai 10 ai 20 pound a notte. E’ molto comodo, visto che si può prenotare e verificare le disponibilità on-line, la qualità è più che decorosa e qualcosa si trova anche cercando da un giorno all’altro. Certo, non sono i mitici B&B dove ti coccolano con la colazione dei campioni, e le stanze tutte in legno, ma comunque è una bella esperienza, specie per chi si diverte a conoscere gente sempre nuova nei dormitori comuni 🙂

Sulla strada, vi consiglio sbagliate incrocio e vi ritroverete davanti dei panorami veramente lunari. Sull’isola di MULL per esempio, che abbiamo attraversato per giungere alla sub sub isoletta di IONA, ho guidato per una ventina di miglia avendo davanti delle montagne che davano questa intensissima sensazione di moquette! Il pensiero del disboscamento che hanno subito queste zone fa paura. Un paesaggio che dovrebbe assomigliare alle foreste tedesche, ridotte a montagne rasate completamente… A Iona di dormire non c’era proprio la possibilità, quindi siamo rientrati nell’abitacolo e abbiamo circumnavigato loch dopo loch fino a giungere al porticciolo di Mallig. Altro posto che non avremmo mai nemmeno sfiorato se non fosse che da lì parte un traghetto per l’isola di Skye. E qui mi rendo conto di come non siamo gli unici sulla strada a vivere queste lande in modo selvaggio; arrivando al Mallig incontriamo questo furgoncino inglese accostato sul ciglio della strada, con la veranda tesa, il tavolino con su una birra e il vecchietto che sta in attesa del tramonto. Oh yeah!

Comunque, lungo tutto il viaggio abbiamo visto cose che voi umani… non posso evitare di citare almeno altri due o tre luoghi “fuori dalle mappe” e che ci hanno stupito per bellezza. Assolutamente da vedere il Neist Point Lighthouse. Un faro sul promontorio della paura. Vi si giunge perdendosi per la più piccola stradina di campagna, seguendo altre due macchine che – non si sa come – sanno dove andare. Si giunge in uno dei punti migliori dove poter godere di quel miracolo quotidiano che è il tramonto. E’ un posto veramente da fine del mondo. Altrove non si può andare. Indietro non si vuole andare. E quindi si resta incantati. Lì, insieme ad altre venti coraggiosi che stanno seduti con le gambe a penzoloni sul burrone.

Altrove, per evitare di dormir in macchina e dover subire puzzette moleste, per una notte ci siamo inoltrati nelle frastagliate lande sopra Ullapool, fino a giungere ad Achmelvich

posto che praticamente non esiste. Si tratta di un ostello “rustico” ed isolato proprio a 50 metri da una spiaggia bianco lucente. E’ un ottimo posto dove trascorrere un paio di giorni dedicandosi alla meditazione e alle escursioni, scarponcini indossando.

Da lì, spostandosi ancor più verso NORD i panorami diventano sempre più impressionanti. Devo ammettere che viaggiare con il maggior rischio sulla strada di investire una pecora che attraversa, rimane un’esperienza; specie quando si può scorgere lungo il fianco della strada questa sorta di Appennini incombenti ed impietosi. Qui credo di aver visto i panorami più emozionanti.

E’ strano dover ammettere che il meglio del viaggio è stato il viaggio stesso. Sembra una frase fatta, una di quelle massime filosofiche, ma è assolutamente vero: accostare per fare una foto, riposare dieci minuti sul ciglio di una strada, valeva molto di più che giungere in certe cittadine (che chiamare tali è un eufemismo, visto che andavano dai 100 ai 1000 abitanti).

Un altro consiglio che mi sento di dare è quello di fermarsi per un paio di orette lungo la costa nella zona di Durness. Fermatevi a comprare un biscottino al cioccolato al Cocoa Mountain e poi spamparanzatevi sulla spiaggia. Vi garantisco che non potrete resistervi: la vedrete già da lontano, mentre giungerete costeggiando il loch, la vedrete avvicinarsi ed incombere nel pieno della bassa marea.

Una sola cosa posso invece indicare come da evitare: non noleggiare una bicicletta sulle Orcadi. Specie quando tira un vento contrario che potrebbe spingere tranquillamente (quando in favore) un SUV carico di Americani grassi. La visita del posto risulterebbe complessa. In queste isole estreme il pensiero che sovviene più spesso è il chiedersi la ragione per cui delle persone debbano aver scelto di vivere in un luogo tanto ostile, sebbene tanto bello. Le persone che vi vivono hanno una strano fatalismo nella voce, eppure un orgoglio di sè e del loro territorio che altrove nessuno si sogna. Per tutti i due giorni in cui siamo stati lì, mi tornavano in mente continuamente immagini delle isole di Ferro della saga di Martin.

Da lì in poi è stata una lunga discesa, attraverso il parco naturale, passando da una Inverness sorprendentemente calda e accogliente, un Loch Ness assolutamente turistico come ricordavo, fino a giungere ad un sottovalutato Sant’Andrews, regno assoluto del golf, su cui le guide spendono veramente poche parole, quando invece, secondo me si  tratta di una delle più interessanti mete da visitare alla distanza di uno schioppo da Edimburgo.

Di Edi, non voglio parlare, perchè mi ripeterei, posso solo indicarvi un pub, il auld hoose (la vecchia casa) anch’esso fuori dalle rotte commerciali, molto “studentesco” e rockettaro, dove abbiamo degustato – ad una cifra veramente infima – il re di tutti i chicken burrito. Non ne ho mai mangiato uno tanto saporito e tanto ENORME! Accompagnato da una bella DARK ALE e da un contorno di ragazze tutte tatueggiate. Giusto per allontanarsi per una sera dai soliti luoghi in cui i mille altri italiani presenti in loco per partecipare al festival, si ritrovano gomito a gomito…

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