L’impegnativa e triste solitudine del bianchista


588x374xvigneto_bianco_uva.jpg.pagespeed.ic.BGP7drOIxOSe sei una donna passi, ma se sei un uomo una dichiarazione di “bianchista” potrebbe rovinarti per sempre, addirittura interdirti futuri accessi all’enoteca dietro l’angolo. Sei accolto giusto in quei due mesi dell’anno più afosi, ma non devi mica dire che bevi bianchi anche nella nebbia autunnale.

Come sono diventato un paria del vino? Facile, non ne capisco, ora come allora, un’emerita cippa. E il bianco è per sua natura più beverino. Il rosso ti bomba tutto in bocca; per chi non ha avuto il chianti nel biberon il rosso è impegnativo, due dita e sei fatto. Il rosso è oltranzista, radicale e per apprezzarlo ci vuole palato. Invece sono capaci tutti di bere un bel calice colmo di bianco, e sfido chiunque a non saper distinguere una bolla Franciacorta con un vermentino dell’Elba.

Ecco come sono diventato bianchista. Per non sentirmi completamente spiazzato!

Ora, quello dei bianchisti è un piccolo club stile carboneria: si deve sopportare angherie di ogni tipo. Un po’ come il lettore di fantascienza che ogni due per tre si sente dire che la fantascienza non è letteratura, e sta uno scalino sotto i bigliettini dei baci perugina.

Ecco, di solito il bianchista ha il naso tappato, non sa cosa sia il tannino, ed è almeno in una certa misura gay; così lo percepiscono le donne che si chiedono cosa non vada in quel tipo che continua a farsi versare il trebbiano. Il bianco costa pure meno, quindi – va da sè che sia una cosa minore.

Ecco, oggi volevo fare un piccolo proclama: Bianchisti di tutto il mondo unitevi!! Sappiate che non siete soli! Non dovete per forza fare buon viso a cattivo gioco e far finta di apprezzare quel barbera d’alba che vi uccide le papille. Bevete il vostro sauvignon blanc con orgoglio! Come bianchisti abbiamo dovuto sopportare, ma con il tempo ci siamo fatti forti. Abbiamo sviluppato il nostro codice di sopravvivenza.  Insieme possiamo farcela!

[A breve un decalogo del perfetto bianchista]

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