Pulp, amarcord


come-salvare-la-carta-e-i-documenti-bagnati_a7207085ec3290900be04c3ac448db51E’ l’estate del nostro scontento. E’ forse il giungere di soppiatto di questo Agosto novembrino che mi fa ripensare alla triste fine di PULP Libri. E probabilmente è proprio questa la ragione per cui Agosto sta arrivando con la tristezza lacrimosa della pioggia di Luglio: non c’è più un Pulp da attendere con trepidazione in edicola. E’ passato un anno dal fatidico numero 104, e in questo anno ho gioito meno, ho letto meno, ho comprato meno. Non riesco a credere a quanto mi sia mancato, a quanto questo vuoto non sia stato colmato da nulla di valido. Da buon drogato, ho cercato dei surrogati; credo di aver comprato un paio di numeri di qualunque cosa in edicola parlasse di libri. Ma non è scattata nessuna scintilla.

Ed eccomi quindi qui, con un Ginen nel suo anno più striminzito e con una lista dei desideri che per la prima volta in dieci anni si è ridotta invece che crescere. Sono arrivato al punto da valutare l’acquisto di un ebook, visto che ormai non c’è più nessuno che mi solletica all’orecchio con letture di piccola e micro editoria da comprare e che non troverei mai in formato elettronico. E’ triste ammetterlo ma tutto quello che ho letto negli ultimi dodici mesi, è stato un ritorno ad autori sicuri, al main-stream. Niente frizzanti scoperte!

Mi sono ritrovato a cercare in rete che fine hanno fatto i tanti collaboratori a cui dovevo tante ore piacevoli. Mi sono ritrovato (quasi quasi) a scrivere ad ognuno di loro, per cercare conforto, o forse con l’intenzione di confortare, perché mal comune è mezzo gaudio, e anche loro quanto me, non possono che aver sofferto enormemente la chiusura delle rotative.

Ancora spero in un miracolo, in una nuova avventura guidata da Capitan Zucchella, che parta con rinnovato coraggio, in barba a questo mortifero mondo dell’editoria. Me la immagino ancora come una rimpatriata, dove tutti i collaboratori, salendo a bordo, si saluterebbero con tante pacche sulle spalle, dicendosi l’un l’altro “come è andata? dove sei stato, caro amico?”. E a soffiare sulle vele ci sarebbe ogni lettore. Ogni lettore mai perduto.

E’ l’estate del nostro scontento. Pulp è morto. Lunga vita a Pulp!

 

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