Un bubbone al giorno


vulcanOh, che gioia avere un vulcano per capello! Stasera mi sono alzato dalla scrivania e senza quasi accorgermene parlavo il Klingon. Per evitare che prima o poi gli occhi mi sparino fuori dalle orbite come in Roger Rabbit, eccomi quindi qui a sgranchire le dita sulla tastiera; per pensare a qualcosa che sia lontano una galassia dal lavoro, che liberi un po’ di nodi.

E naturalmente, per farlo parlerò di… lavoro. No, sesso no, che pensavate… sono in sciopero. Il fatto è che mi si legge in faccia che neppure il Natale incombente mi si miscela dentro come un idrocarburo a 100 ottani. Ora come ora, nemmeno una bella serie di sveglie a base di pompini mattutini mi farebbe tirare il fiato veramente.

Il fatto è che non sono infelice, non sono triste, non sono contagioso, non sono impegnato in una storia strappamutande, nè strappalacrime, non sono in difficoltà economiche, non sto a casa un minuto, non sono analcolico, non sono incappato in uno di quei momenti da dubbio amletico in cui ti chiedi dove vai, non sono ancora al punto da boffonchiare ad alta voce da solo in metropolitana, e non sono nemmeno con te.

Però, certo, sterminerei volentieri un paio di generazioni di alcuni clienti particolarmente dotati di intelletto, giusto per renderne difficoltosa la riproduzione e fare un servizio sociale ai figli dei nostri figli. Metterei sotto il loro letto un bel formicaio e sale sulle loro ferite.

Cioè, immaginate: eccovi al telefono con un tipo che vi chiama almeno tre volte al giorno per riempirvi di ovvietà; e non è nemmeno qualcuno che vorreste portarvi a letto – quindi il vostro livello di sopportazione non è a livelli sovrumani. Peggio, vi chiama un millisecondo dopo avervi mandato una email, per chiedervi se hai ricevuto la sua mail. Un tipo che non vi pagherà mai abbastanza per sopportare quanto fate, perché quello che vi frega veramente e quella maledetta buona educazione che vostra madre vi ha inculcato.

Immaginate di avere appena finito di scrivere per lui un documento pallosissimo; che al contempo avete gestito il solito bubbone che vi è esploso sotto il culo; che avete messo in produzione una correzione che a detta sua era bloccante e invece era una merdina di passero. Immaginate che avete fatto tutto di corsa perché apprezzereste ogni tanto uscir dall’ufficio prima delle 20 pm. Immaginate che il bubbone ci sia sempre, più regolare della metropolitana, più grosso di un pallone aerostatico, e che preferiresti avercelo rosso, infetto, attaccato al culo piuttosto che vedertelo sulla scrivania in formato di post-it.

Ecco, in certi momenti mi sento proprio dentro il Gladiatore. Sapete, con questi lunghi piani soporiferi-dreamosi in cui il cervello s’accascia sfinito, intervallati da corse in tondo come se fossi in un torneo di sangue e arena.

Se si sta vivendo un periodo come questo, cosa direste alla responsabile del personale, quando vi prende sorridente da parte e vi dice che secondo lei non riuscite a fare gestione dello stress?.

Io mi volto e li sento: la folla sta gridando entusiasta. Si sentono le trombe, i musici fanno rullare i tamburi. Io mi volto e urlo “Colonna Unita!!”, do le spalle e me ne vado.

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