Frolli alla meta


cuoreGiusto l’altra sera parlavo con sconosciuti, compari di vino. Quando voglio sono proprio una troia, e attacco bottone anche con i muri. Nel mezzo di un calice di Bianco ridevamo sul fatto che esistono anche donne che si fregiano di riuscire a gestire tre o quattro rapporti contemporaneamente. Non è prerogativa puramente maschile; certo meno usuale, ma comunque distintivo di modo più che di genere. Certo, ad essere precisi, dovremmo sforzarci di trovare innanzitutto la nomenclatura corretta per queste nuove strane forme di relazionarsi. Come si può parlare tout court di un rapporto quando si distribuisce il nostro tempo, dedicandolo a più di una persona? Personalmente, faccio fatica già a gestire me stesso ed una sola “pretendente al trono”. Ho un terrore sacro di dovermi impegnare contemporaneamente con più di una donna, fosse anche solo per una questione di sesso. Psicologicamente lo troverei irrispettoso, organizzativamente parlando poi sarebbe un incubo. E tutto questo per un po’ di sesso? Che sicuramente non sarebbe poi così soddisfacente… visto che una tale situazione presupporrebbe un buon livello di distacco emotivo nei confronti delle arrapanti donzelle? No, grazie.

Detto questo, collateralmente mi sono sentito preso in causa leggendo questo post. Il perché è facile dirlo: sono single, e non ho una una persona speciale nel mio cuore. E’ triste, perché credo di avere ancora l’asticella del serbatoio per un rapporto di coppia ben alta. Sì, è triste. Lo è perché mi piacerebbe assai ritornare a provare certe emozioni trepidanti; eppure – mi dico – buttarsi, mettersi in gioco – bisogna farlo né con troppo raziocinio o senza trasporto, ma neanche senza tendere una piccola rete di sicurezza che ti possa permettere di guardare la relazione con gli occhi aperti. Occhi non completamente appannati dal desiderio di non rimanere soli. Sta di fatto che dopo i quaranta (e qui parlo di me 🙂 è difficile abbandonare la propria indipendenza, le proprie abitudini.

E se allora ci si avvicina a delle amiche – perché tali sono e rimangono, anche quando capita di andarci a letto – magari vezzeggiandole un po’, dandole conforto quando ne hanno bisogno… ecco, mi pare non sia un’azione tanto stronza nei confronti dell’amore. E’ piuttosto una forma di empatia, di mutuo soccorso tra persone che onestamente riconoscono che si trovano bene insieme ma non così bene. E’ triste? Forse. Disonesto? Non credo. Mia madre dice sempre che le persone hanno una scorta inesauribile di amore, e questo si può declinare in tanti modi. Nella trasparenza della cosa, nell’avvicinarsi ad altre persone e condividere una parte di noi, non si perde in libertà e né ci si guadagna, né si va a discapito del consumare l’altra persona. Non si tratta di voler essere disimpegnati, non si tratta di non sapere di cosa si ha bisogno, ma di non trovare la cosa di cui si ha bisogno. 

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