Il senso dell’effimero


castello di carteAbbiamo le nostre speranze e quello che crediamo d’aver costruito negli anni su solide basi. Niente di più effimero: per quanto siamo stati bravi ed accorti nell’edificare la nostra vita, la carriera, la famiglia, le relazioni, o la stessa salute fisica, non c’è nulla di veramente saldo. E’ tutta aria che profuma di sicurezza. Io l’ho imparato quando convivevo. Ci convinciamo solo di essere circondati da certezze, ma in realtà basta un cazzo di orso che esce sul sentiero dove fai trekking, un preservativo mal messo, una parola sbagliata detta alla moglie del tuo capo, un amore che evapora dietro ai fornelli…

Non mi spaventa la fragilità della vita. Non ho mai pensato fosse un buon motivo per vivere alla giornata, anzi, mi aiuta a scegliere come vivere; mi infonde la coscienza di poter cambiare sempre e comunque, di aspettarmi il cambiamento come motore positivo. Anche quando fa male. Bisogna avere gli occhi per vedere il mondo e i piedi per andarci. Finché si può.

Questa è la ragione per cui non rinuncio d’assaporare anche i momenti che so si esauriranno. Vi do fondo consciamente. Non farlo sarebbe come decidere di evitare d’andare a cena con gli amici solo perché sappiamo che poi ognuno se ne tornerà a casa propria.

I miei giorni sono edificati su mattoni che si sgretolano, su gesti che mi mancano, cose che desidero e che solo a volte riesco ad ottenere. Il non saperlo mi renderebbe impavido? Il saperlo non deve rendermi pavido.

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