Ipotesi per una piacevole fine della società moderna


safe-sex-end-of-the-world-mayan-apocalypse-reminders-ecards-someecardsEbbene sì, possiamo dircelo che i Maya con gli UFO e tutte quelle menate da previsione di fine del mondo alla fine non c’entravano una beneamata. Il loro calendario è finito senza chissà che avvenimento apocalittico. Più che altro si è trattato di un evento di marketing, una buona ragione per far festa, e forse la scusa di qualche furbastro per farsi succhiare l’uccello con più enfasi. Cioè, quasi mi avevano convinto... il fiscal cliff, il ritorno della mummia Berlusconiana, il remake orrido di “Atto di Forza”, la neve che scendeva e che sembrava il finale degli Invisibili di Morrison, il mio poco appetito. Erano dei chiari segnali.

Però i Molloch non sono usciti scavando dalle loro gallerie. Una bella pioggia di meteore non è saltata fuori dal lato oscuro della luna. E il dottor Stranamore non ha fatto esplodere il dispositivo fine-del-mondo. Un poco sono rimasto deluso.

Comunque, non è mai detto. Magari il mondo è finito e noi ancora non ce ne siamo accorti, come in Lost. O magari la fine di cui parlavano i Maya è qualcosa più infida e insidiosa. Pensateci, per come stanno le cose, magari una bella fine del mondo scoppiettante non sarebbe stato il peggio che poteva capitare: ora ci tocca la campagna elettorale della Lega, di nuovo le banche che investono impunemente in prodotti derivati, la Juventusssss campione d’inverno… A pensarci bene magari la società civile è veramente finita!

Io una bella fine del mondo as-we-know-it me la sono sempre immaginata, in qualche modo, gradevole. Qualcosa tipo, l’ultimo uomo in bicicletta tra le macerie. Senza più IMU, potrei smettere di pensare al mutuo; magari potrei togliermi lo sfizio di dormire nella suite dell’Hilton. Niente più telefonini super intrusivi, niente più fidanzate gelose ( a parte quelle trasformate in zombie), niente più regali da riciclare, niente fila alle casse del supermercato. Niente colesterolo. Magari potremmo pensare a costruire qualche nuova comunità rurale dove far crescere zucchini e pomodori ai bordi di qualche bella spiaggia Australiana. Un ritorno al ’68? 🙂

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