Mantenere un individuo


Quindi siamo fluidi. Lo siamo, a prescindere dall’inconcepibile quantità di acqua di cui siamo fatti. D’un fluido che si monda nell’esperienza, o nella sua mancanza. Senza alcuna logica. Senza forma.

Ricordo d’aver letto, non so più dove, Greg Egan probabilmente, di un racconto in cui individui-software coscienti potevano scegliere il proprio imprinting, il fenotipo che volevano facesse parte del proprio sé. E’ ironico: noi, che siamo essenzialmente hardware, non potremo mai farlo. Lo stesso sorriso – le stesse parole dette – in due persone aprono porte logiche diverse, percorrono dentro filamenti fatti da mozziconi di tristezze e circuitano i ricordi su stupide insicurezze. Hardware, senza aggiornamenti standard.

Quindi siamo fluidi. Ma come saremmo se potessimo decidere che carattere sviluppare crescendo? Cosa scarteremmo perché non ci piace? Quale ricordo, quale passo falso? Con quel che resta dopo tutti gli erase, riusciremmo ancora ad imparare l’umiltà?

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