Ore 22:35. Mi alzo dal tavolo.


Il Natale, come scende dall’albero e si ripropone in casa Borsotti, anno dopo anno, è una cosa meravigliosa.  Non c’è Natale più desiderato.

Ecco un breve acquerello di cosa vedo nel rustico di casa quando la luce fuori è già calata da un paio di ore…Vi è uno spargimento continuo di regali grandi e piccoli, per grandi e per piccini che sembra la strage di San Valentino. Carta da pacco ovunque, mio padre che la raccoglie e la butta nel camino scoppiettante, bicchieri appoggiati in ogni anfratto, sui bordi delle finestre, pieni e vuoti, bottiglie di spumanti mezze sfinite, macchie di rosso sulla tovaglia, mucchietti di noccioline aperte che si mescolano ai dolcetti greci, mezze fette di panettoni vivisezionati dai canditi, le zie con più anni sulle spalle appollaiate a chiacchierare di malanni sul divanetto dinanzi al camino, con un gruppo di dinosauri che mangiano le macchinine sotto i loro piedi, i bambini con i capelli addobbati e i vestitini della festa che rincorrono il cane e che si nascondono continuamente sotto il tavolo, una persona che sonnecchia sulla poltrona per il troppo cibo ingurgitato e con la bocca aperta, uno sparuto gruppetto di irriducibili in un angolo del tavolo, che continuerebbero a giocare a scopone scientifico -strepitando tutti contro tutti- anche se Babbo Natale scendesse dal camino, i cugini che parlano – in una sorta di confessionale- di come è andato l’anno passato perché non hanno avuto tante occasioni di vedersi, mia madre che ha appena liberato un tavolino e lo ha riapparecchiato a piccolo buffet con i resti del pranzo, parenti e amici che entrano dalla porta ballonzolando – sono giunti a salutare dopo i relativi pranzi con i parenti -, qualche anima ormai isolata che esce per fumarsi una sigaretta, chi decide di andare nel soggiorno al piano di sopra per far fare il pisolino al bambino, chi mi chiede di preparargli un the verde, il gatto che – spaventato da tante persone – è riuscito ad entrare in cucina e addenta quanto è restato del cappone, chi si chiude in bagno, chi alza il già impossibile livello dei decibel cercando di condividere la gioia di aver ricevuto il regalo che tanto desiderava… e mille altri dettagli che vanno a formare quest’impossibile capolavoro cacofonico.

E’ un equilibrio in continuo mutamento, una confusione controllata che si ripete miracolosamente ogni anno.

E che va scemando molto lentamente. Dopo un momento di picco in cui venticinque persone stanno tutti braccio a braccio, c’è chi saluta, raccoglie i propri sacchettoni ricolmi, bacia tutti e se ne torna a casa, in una lenta processione che continua fin quasi mezzanotte. Io, a quel punto, mi preparo ben tre contenitori di alluminio con ogni ben-di-dio, metto pure in un paio di sacchetti cuki-gel torroncini e cioccolatini, i cantuccini fatti da mia sorella e una fetta di torta giunta chissà da dove, per il 26 mattina, e mi dico che non c’è Natale migliore in tutto il mondo. Non c’è nulla che vorrei cambiare nello svolgimento di questa giornata così piena di gioia.

Io posso essere solo per tutto un anno, non avere accanto a me la persona giusta, ma l’amore che accumulo durante questa giornata mi tiene caldo per tutti i mesi a venire.

(ecco, ora mi sembra di essere Bill Murray nel giorno della Marmotta, così vi lascio e vado a scaldarmi un bel tazzone di  lattuccio digestivo)

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