Viale delle rimembranze


Tornato all’università dopo la pausa estiva, non parlavo a nessuno per più di trenta secondi, tutto mi sembrava noioso, poi – ricordo – vidi su una bancarella dell’usato una prima edizione di Fahrenheit 451 tutta polverosa. Ricordo di come ero in apprensione che la prendesse la persona dinanzi a me…

Ricordo come se fosse ora la litigata in cui mi spezzai un dente con un sasso, in cima a quella collinetta di terra dietro il campetto da calcio, col cielo che andava imbrunendo, e la paura di tornare a casa con la bocca sanguinante.

La voce mi tremava la volta che insieme a Fulvio provammo a registrare una prima puntata radiofonica del nostro gazzettino, e che non andò mai in onda sulla radio di San Giuliano. In onde medie di frequenza.

Mi faceva terrore quell’ascensore tutto scricchiolante e strettissimo, alla fine del corridoio senza luci che portava a casa di mia zia Lina, in zona Barona, in cui una volta mi dissero erano stati bloccate tre persone per due ore…

Ricordo la tensione di accendere ogni mattina la vecchia Renault 5, dovendo coordinare acceleratore e maniglia dell’aria. Altrimenti si ingolfava e non partiva più senza spingerla, nella vergogna dell’intera via Marsala.

Sedevo sugli scaloni dell’ingresso del museo delle auto d’epoca di Hastings mentre, indifferente alla folla, toccavo il sedere della svedese che mi stava accanto. Ricordo il tremito della mano che non aveva il coraggio di spingersi oltre il bordo del pantaloncino.

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