La tensione superficiale del mio cuore mondano


Si parlava superficialmente, l’altra sera. Lo si faceva con garbo, forti del conoscere bene il valore degli amici che ci accompagnavano. Eppure era una serata superficiale. E per questo molto gradevole.

E sebbene la superficialità sia vista come uno degli aspetti peggiori che caratterizzano la nostra società moderna, io propendo per salvarne una certa parte; perchè se definiamo l’essere superficiali come il non essere coscienti di quel che si fa, non è poi quel gran vizio se non inficia l’altrui benessere.

D’altra parte, non voler essere sapiente, o saggio, rilassa – riduce forse le aspettative. Avere una componente superficiale significa giocare, con voglia, con le cose che capitano e spaventano; significa dare un tocco di sale all’umorismo, e quindi riuscire ad apprezzare un vivere più leggero. Il che non significa non saper dare il giusto peso alle cose importanti, od essere incoscienti dei bisogni e dolori altrui. No, si tratta invece di un voler alleggerire le tensioni, vedere il passato nella luce migliore, saper ridere anche delle cose brutte che ci sono capitate.

Non posso dire: non sono così… posso dire che sono anche così. La superficialità è parte di me. Fa parte del lato mondano del mio cuore, che beve Spritz, che fa il buffone mettendo davanti a tutto una buona birra, che rincorre l’allegria, che apprezza una bella donna per la sua sola bellezza, che non si dispiace dell’altrui bisogno di spazi, perché dei medesimi ha bisogno.

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