L’arte di Essere (se stessi?)


La questione è semplice: mi piacciono i progetti. li vivo bene. Per me stesso. Perchè i progetti focalizzano la mia attenzione, mi fanno studiare, mi stimolano ad approfondire, a conoscere persone nuove, affrontare difficoltà. Lo faccio per me stesso. Mi piacciono le novità che una iniziativa porta sempre con sè. Per cambiare qualcosa nella mia vita; non perchè ci sia qualcosa che non vada, ma per la bellezza del mutamento e l’adrenalina che porta. Che poi una rete di soccorso la trovo sempre. Non amo però fare progetti riguardanti le altre persone; mia madre li chiama progetti di vita. Non mi piace pensare a come trovarmi una ragazza fissa, a come evitare gli errori che ho fatto negli anni, ai sospetti ed ai rimpianti.

Semplicemente vivo intensamente le cose che mi chiamano. Sono cosciente di essermi ritagliato le mie abitudini e le mie libertà. Mi piace condividere i pensieri, parlare. Ho i miei aspetti caratteriali difficili da capire e qualche volta da sopportare, e onestamente, a domanda, rispondo anche su questi. Ho cose che preferisco tenere per me stesso. Ho i miei lati buoni e cerco di coltivarli. Se incontro una ragazza interessante mi piace frequentarla, le chiedo di uscire, poi vada come vada. Non mi faccio paturnie, non ho nessuno che mi fa paternali. Non so cosa siano grossi rimorsi. Non posso chiedere altro alla vita.

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