La parte per il tutto


Ti mettono sempre vestiti che non vuoi. Il mio corpo, la mia mente, il mio animo va in tutte le direzioni, eppure cercano sempre di etichettarmi, di fare il packaging delle mie idee accanto a tutte le idee del mio vicino di casa.

Questo lo odio, visceralmente.  Se io sono una terra straniera per me stesso, come possono gli altri anche solo pensare di poter parlare per me?

Non sopporto quando qualcun altro, parlando, si prende la libertà di fare affermazioni per mio conto. Quando i politici cercano di fare proselitismo, quando gli psicologi mobilitano inconsci collettivi, quando gli intellettuali da televisione generalista vogliono mettersi in cattedra usando la parte per il tutto… Lo sento come un’affronto personale. E’ una fraseologia da prima elementare che serve per nascondere un qualunquismo vuoto di contenuti.

Certe parole non dovrebbero mai essere usate col presente indicativo; ecco gli ultimi esempi che ho sentito oggi in una trasmissione televisiva, una attaccata all’altra… “La gente non vuole più Berlusconi“, “il popolo è sovrano e chiede le elezioni anticipate“, “gli operai vogliono votare no ma non possono“.

C’è sempre più gente che si arroga il diritto di parlare per gli altri. Che tristezza! Non si capisce se sia presunzione oppure se sia il naturale risultato di una mancanza di opinioni personali, ormai radicata tanto nelle persone da lasciare uno spazio enorme ai saccenti!

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