Wikileaks, paladini di noi tutti


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Voglio iniziare affermando l’ovvio: Wikileaks non fa nulla di male. Questa campagna di demonizzazione non ha alcuna ragione di essere, in quanto wikileaks semplicemente rende evidente, e pubblica le prove di una cosa che tutti abbiamo sempre sospettato: ovvero che la politica estera è fatta di piccole cose meschine, di affarucoli, e di interessi personali.

Poi in Italia, quanto rivelato non smuove un millimetro la pessima reputazione internazionale che ha il nostro premier. Anzi semplicemente conferma che quell’omuncolo straricco che ci governa è considerato da tutti, presidenti come dai suoi stretti collaboratori, meno di una merda di cane secca.

Se intere democrazie scricchiolano sotto le rivelazioni che Wikileaks sta mettendo online, allora sono cazzi loro. Significa che la democrazia, per come è diventata ha perso completamente la sua natura, per essere semplicemente la sporca copertura, il concetto con cui riempirsi la bocca, di una forma di potere e controllo che non ha neanche minimamente a cuore il bene del popolo; ma vuole solo proteggersi e auto perpetuarsi!

Non c’è da stupirsi che queste entità cancerose, completamente autoreferenziali stiano facendo di tutto di cercare di screditare l’azione di questi coraggiosi cittadini del mondo. E non importa se dietro Wikileaks ci sia qualche strana regia occulta che sta operando per mettere in crisi l’occidente, come qualcuno paventa. Wikileaks, a chiunque guardi con un certo distacco, non può che apparire assolutamente apartitica, la vera sintesi della democrazia e del diritto di sapere dei cittadini.

Quel che fanno non è un atto di terrorismo, ma un atto di libera informazione. Se poi si viene a scoprire che i governi sono retti su una serie di cablogrammi top secret pieni di informazioni di carattere personale ed umorale, Wikileaks non ne ha colpa. Questa organizzazione semplicemente scoperchia la botte piena di vermi.

Ma non è stata lei ad averla riempita.

Non stupisce nemmeno che i media tradizionali, asserviti in varia misura al potere, si schierino e conducano una campagna stampa tutta tesa a nascondere la portata delle rivelazioni, a motivare dei mandati di cattura assolutamente illegittimi, a dare ragione a pazzi politici che arrivano a gridare all’assassinio per ragioni politiche!

Quel che rattrista è che il mezzo principe che ha reso Wikileaks quello che è, che lo ha reso tanto dirompente, ovvero internet, si stia rivoltando contro la stessa organizzazione. Non parlo certo della comunità di internet, le persone che ama questa organizzazione e fa di tutto per supportarla, ma della vera infrastruttura del web. I provider,  le aziende che gestiscono i DNS, i motori di ricerca, le carte di credito. Tutti quegli elementi che dovrebbero essere per loro natura invisibile, neutrali, si ritrovano ad essere in prima fila nella lotta all’oscuramento dell’informazione. Finora si erano sempre schierati per l’indipendenza e il diritto alla privacy, alla navigazione anonima. Finora si erano sempre nascosti dietro il concetto secondo cui loro erano solo un tramite, non avevano responsabilità e non entravano nel merito dei contenuti.

Non è più così. Anche loro hanno rivelato il loro servilismo nei confronti dell’estrablishment; hanno dimostrato che l’ossatura del web è fragile, può essere spenta a piacimento. Google può decidere di non indicizzare, i provider di non fornire spazio web, i DNS di non risolvere gli indirizzi , paypal bloccare conti correnti. E quindi oscurare un intero movimento; intere popolazioni che desiderano sapere…

questo è il punto su cui bisognerebbe discutere. Occorre ripensare la rete, in modo che queste censure non possano più essere possibili.

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