Perchè fare il pellegrino (per professione)


paesi baschi

Eccomi di ritorno da due settimane di tour lungo i paesi baschi, seguendo a volte più, a volte meno, il cammino di Santiago. In macchina naturalmente!

Due settimane divertenti, all’insegna delle scoperte, del cibo, delle spiaggie e del turismo più bieco! Abbiamo toccato le città più famose, abbiamo scalato i campanili più bassi (quelli alti no!), abbiamo mangiato pinchos e tapas fino a scoppiare!

Fintanto che ho bene in mente il viaggio dell’allegra brigata butto giù un resoconto assolutamente acritico delle cose che mi sono più piaciute. Il mio concetto di vacanza è un misto di pianificazione e improvvisazione, un mix di spiaggia e visite culturali. Il tutto mescolato con un approccio molto selvatico. Tenderei ad andare ancora per campeggi ed ostelli, ma capisco che certe donzelle non abbiano più il fisico per condividere un approccio viaggio-avventura, e quindi abbiamo optato per prenotare degli alberghetti, tendendo a restare in ogni città un paio di notti!

Il Cammino di Santiago, naturalmente, è  stato una scusa, l’abbiamo percorso giusto giusto in macchina, mica a piedi! Anche perchè – delusione! – non si tratta per quanto ho capito di un vero percorso, quanto di un tentativo di suicidio, visto che si dipana spesso seguendo le normali strade. Io mi aspettavo una sorta di ciclabile e invece semplicemente si incontravano sul ciglio della strada dei gruppetti di pellegrini che cercavano di superare le macchine! 🙂

Bene, vi dico subito cosa non è andato: avrei volentieri evitato “A Coruna”, cittadina tra le più anonime, a parte una piazza enormemente assolata; avrei evitato volentieri l’albergo Robledo di Gijon; avrei volentieri evitato di tornare a Milano! Il resto è stato tutto da mettere nella cassetta dei bei ricordi, grazie soprattutto alla fantastica compagnia di quei 4 scalmanati con cui mi sono imbarcato su un Berlingo indistruttibile!

Abbiamo quindi iniziato la vacanza volando su Barcellona e noleggiando un Berlingo supercapiente (specie per l’enormità della valigia del Pierluigi!). Subito ci siamo resi conto che il mio povero Tom Tom stava tirando le cuoia tanto che funzionava egregiamente solo quando non serviva. Appena giunti in prossimità di palazzotti si perdeva e chiedeva di tornare in dietro.

giungemmo quindi con una certa difficoltà alla vista di…

Barcelona

Di Barcelona si è detto già tutto. Da indicare il notevolissimo alberghetto-serra in piena Ramblas – dove personalmente mi sono perso tra una foresta di gambe sgambate – “Gaudì gaudì!” gridava qualcuno! L’hotel, non famoso per la sua colazione, ha una ambientazione veramente suggestiva. Come sempre, non può mancare un salto a salutare la Sagrada familia, e le altre magnifiche opere del geniaccio. Naturalmente non vi consiglierò nessun localino per le migliori tapas, visto che questo è un post che parla di Pinchos e di paesi nordici. Quindi mi fermo qui.

Partiti da Barcelona, dove ci fu un fugace incontro con Scogliera a picco, che ci diede qualche scorcio di vita Barceloneta, arrivammo in vista di

Zaragoza

L’avevamo scelta per la sua posizione di convergenza di mille strade, ed entrando, la periferia ci fece non poca paura. Naturalmente, come ogni città collocata lungo un fiume è stata in grado di riserbarci delle gradite sorprese, come una delle piazze più belle che si possono incontrare in Europa. Attorniata dalla cattedrale ed altri monumenti storici, abbiamo scoperto di aver scelto l’alberghetto proprio dietro il centro. Posticino dal personale gentilissimo, tanto da inviarmi subito una bella mail di ringraziamento dopo la nostra partenza. A Zaragoza impariamo che gli spagnoli sono avanti mille miglia rispetto ai poveri italiani. OVUNQUE wifi aperte, ovunque! Nei porti, nelle piazze, nei locali. Questa è civiltà, gente. Ho potuto aggiornare costantemente Facebook grazie a questo, non certo le “offerte” indecenti dei nostri operatori per la navigazione all’estero!  Ci siamo inoltrati per le stradine laterali e scoprendo così tanti posticini dove gozzovigliare da farci venir voglia di tornare presto (ps: Milano – Zaragoza fine settembre A/R 60 €). La Lù però si è persa di partire col piede giusto e assaporare i vari dolci cioccolatosi tipici del posto. Non preoccupatevi, col tempo si riprenderà! Abbiamo però iniziato a degustare il famoso Jamon iberico! Una goduria per la vista e il palato. Ogni locale che sia un’osteria o una chiesa ha appeso ad un muro 2 o 3 bei prosciutti da affettare a mano! Non c’è proprio il rischio che lo manchiate se fate un giro da quelle parti. E capiamo inoltre che non potremo proprio evitare di spezzarci il fegato con le uova, che ti mettono dappertutto! Ho testato un piatto di uova strapazzate alla cannella, il tutto mescolato con un trito nero indefinito che era una meraviglia, ma certo non proprio leggero… 

San Sebastian

ci arriviamo facendo prima tappa sia a Pamplona, dove ci facciamo spellare nel ristorante più IN in fatto di tapas della città! Ci cadiamo come degli allocchi seguendo le indicazioni della Guida, e qui capiamo due cose: la Lonely Planet della Spagna Nord fa veramente CAGARE, e non riusciremo mai per tutta la vacanza ad ordinare con criterio da mangiare. Troppo, o troppo poco, ma mai nelle giuste proporzioni fame/dosi.

Una sosta assolutamente da fare sulla strada per San Sebastian è la riserva naturale di Las Bardenas. Una zona meravigliosamente spoglia, presa tra deserto, Canyon, un’ambiente veramente lunare che è visitabile facendo un circolo di 35km di sterrato. Da fare in bici deve essere una cosa spettacolosa!

Anche San Sebastian merita veramente, sebbene l’albergo scelto non fosse proprio in centro, e ci abbia costretto a muoverci con la macchina devo dire che lo spettacolo dei Surfisti in pantaloncini alle 10 di sera con un venticello freschigno che ti mirava alle gambe è stata rinfrancante! La filosofia dell’ultima onda mi ha catturato. Chissà che prima dei 40 anni non riesca a iniziare a surfare anche io!! La vista dal promontorio merita forse più della spiaggia (quella per turisti poco sportivi, l’altra baia invece dove sferza il vento è molto suggestiva).  Il giorno in cui visitiamo la città – perdendoci senza meta – è molto caldo e le viuzze della città vecchia sono colme di localini pieni di gente che si butta sui pinchos. La qualità è veramente ottima, peccato che non se ne possa mangiare a piene mani. L’idea della movida infatti è quella di prendere uno o due pinchos, avvinarli con del tinto o una “cagna” (birra piccola) e quindi andare oltre. Questo comporta il pagare a singolo pinchos, non c’è l’idea dell’aperitivo italiano dove con 8/10 euri ti fai una cena a base di schifezze. I pinchos sono degli stuzzichini, alle volte anche molto complessi a base di carne, pesce o verdura. Sono molto curati, non sono delle semplice tartinette.

Ce ne andiamo anche qui con la voglia di tornare…

[Fine prima parte… prossima tappa Santander!]

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