3! (and counting…)


Mentre scrivo sto pensando a tre ragazze. Insieme. Una dinanzi all’altra, vestite di bianco, come chimere, impossibili fantasmi dello stesso desiderio. Ognuna diversissima dalle altre. Ognuna legata ad un sentimento e ad un momento. Il medesimo.

Era l’esatto momento in cui, trentasei anni prima, Enrico Berlinguer subì un grave incidente e tutti credettero si fosse trattato di un attentato alla sua vita. In quell’esatto momento di trentasei anni dopo, attorno ad un tavolo apparecchiato a festa in un cortile d’ottobre, misi gli occhi per la prima volta sul loro volto.

Un volto imbronciato che sapeva di autocommiserazione e che non sapeva rilassarsi, senza la paura di essere ferito… un volto che non smetteva di trattarsi male, di non credere – quando invece avrebbe dovuto. Avrei voluto dirle che doveva semplicemente raccogliere i pezzi e imparare da quell’esperienza, perché se si vuole più di un attimo, un rischio bisogna correrlo. E dare fiducia.

E dei tre volti, nessuno mi basta. Uno mi delude, l’altro mi seduce. Uno vibra, l’altro languisce. Eppure non me ne stacco mai. E quanto ho, dinanzi a quegli occhi, si accartoccia – ma poi riprende spessore… lo sguardo passa sul sorriso e penso che poco è andato perso. Tre donne mi fanno tacere. Assieme. E non so quale delle loro canzoni mi interessi di più.

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