I doveri dell’amato


Ho un amico che sa qual è il suo aroma e il suo ritmo, lo sa da sempre. Lei ha una risata squillante – mi dice – e forte quando la sorprendo, e una risata quasi ironica quando le parlo; e ha un dente incapsulato per via di una caduta dalla bicicletta quando aveva otto anni.

Sta un po’ sul cazzo sentir sempre parlar di come sappia di primavera anche d’inverno, sta sul cazzo sapere che è un amore non corrisposto. Quel che lui racconta (anche senza parole, solo con il modo di fare) è un desiderio che riempie la tazza del suo cuore fino all’orlo, è l’arte e la cultura dell’amore di chi ama.

E io mi trovo a ripensare a quanto sia facile e scontato dire – non ho fatto altro che pensare a te, cantar – se ami qualcuno lascialo andare, scoppiazzar quel gran frignone del Petrarca perchè è meglio avere amore da dare che riceverne…

E all’amato? Non ci pensa mai nessuno? Porello! Se esistono mille modi per amare, vi sono ugualmente mille modi per essere amati, e per ricambiare il sentimento. Inanzitutto non sempre si è investiti di un grande potere dall’essere amati, si può essere amati morbosamente, in modo infantile, senza giudizio e senza senso. E questo porta solo grandi difficoltà nel relazionarsi l’un l’altro. Nessuna responsabilità quindi, o vero potere, ma solo disagio.

E’ vero, molto spesso chi ama si mette in una posizione di debolezza. L’amato ha molta presa e i suoi comportamenti – le sue stesse parole – sono sotto una lente costantemente. E per questo si chiede a chi è amato, e che non corrisponde, di essere giudizioso, di saper gestire una situazione che non ha voluto. Ma questo non comporta che costui sappia all’improvviso assumere un comportamento adulto. Non per il fatto di essere amato si diventa più determinati, o si ha dinanzi a sè un’immagine chiara di quel che prova l’altro. Si può essere ugualmente deboli, ugualmente indecisi, UMANI sarebbe giusto dire, e fare le scelte sbagliate. Eppure, anche il non scegliere è una scelta, per l’amato; il risultato può essere una forma d’amore strana, immobile nel suo squilibrio. L’amato non ha forse il diritto di non far nulla per paura di perdere quanto si ha?  Personalmente credo di sì. E’ la libertà di fare scelte per se stessi.

Alle volte l’amore spinge ad amare, altre volte ad allontanare. Ma chi sa cosa è meglio fare? Quanto occorre essere duri? Cosa si potrebbe perdere nell’esserlo? Dove e quando tracciare la linea della speranza? Quanto spazio si deve lasciare a chi ti ama? Sembra quasi un problema di geometria sentimentale. Ma soprattutto, perchè l’amato deve pagare il fio di non poter sbagliare? Rivendico allora il diritto anche per l’amato di essere immaturo e bambino, perchè l’amore ci rende tutti un po’ bambini. Io penso che l’unica cosa che si debba chiedere alla persona amata è di essere onesta nell’esprimere i sentimenti, o la loro mancanza. Tutto il resto è ad personam.

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