Strana cosa, la privacy!


googleLeggevo della nuova disputa che è emersa attorno a Google e al suo progetto di Digitalizzare intere biblioteche. Questo mi costringe a tornare su un argomento che mi pare tanto strano e con tale poca rilevanza da lasciarmi perplesso. Il progetto di Google Book si è scontrato un’altra volta con l’annosa questione di “cosa se ne fa Google dei nostri dati?”. La mia personalissima risposta a questa domanda è “quel cazzo che gli pare!”.

Sinceramente ormai considero la privacy un bubbone su culo di un cammello. E’ un concetto tanto abusato, che troviamo in ogni angolo della nostra vita, da non avere più contorni definiti. Non si capisce a cosa faccia riferimento, e da cosa ci dovrebbe difendere.

E’ palese che l’informazione è potere, ed è nello stesso tempo business, ma questo non ha mai stupito nessuno. Ogni database che raccolga informazioni è potenzialmente sfruttabile per indirizzare campagne pubblicitarie. La vera disfida tra Google e Facebook, per esempio sta sulla diversa tipologia di dati che i due servizi collezionano, e sul capire quale dei due in un futuro prossimo venturo potranno essere più profittevoli.

Per quanto mi riguarda, la privacy è il 99% delle volte una bufala che: 1) non serve a niente 2) è una forte limitazione 3) non mi favorisce la vita.

Mi interessa se Google sfrutta le mie preferenze di navigazione per indirizzarmi messaggi pubblicitari ad hoc? No, anzi lo preferisco. Mi interessa se il mio numero di cellulare appare negli elenchi delle pagine gialle. Macchè! Mi importa se sono dentro 2000 foto di turisti giapponesi che fanno foto al Duomo di Milano proprio mentre io bacio una ragazza sul sagrato? Cazzi loro! Non ho alcun problema a dire di guadagnare circa 37.000 € all’anno, di essere eterossessuale, di navigare ogni tanto su siti discutibili, di essere di sinistra, di portare il pene nella parte sinistra della mutanda, di vivere a San Giuliano Milanese, di essere miope come una talpa, di pesare 69 kg, di non sopportare il cinema italiano, di essere ipercritico. Sono dati sensibili? Volete usarli? Bene, fate pure. Non mi interessa, specialmente se far conoscere queste cose a Google è il prezzo da pagare per avere dei servizi ottimizzati. IMHO, la privacy è molto spesso solo una parola che serve ai politici per avere modo di nascondere quanto non dovrebbero fare, ed una scusa per sporgere denuncia contro dei poveri diavoli.

Al di fuori delle questioni puramente legate al copyright, pensate ai vantaggi che porterebbe avere tutto lo scibile umano in formato digitale, a distanza di un click.

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