La dura malinconia


Ti giuro, non oso parlare…

Oggi sono stanco stanco stanco. Il lavoro, naturalmente. E le feste che non sono, come sempre le vorrei. Ultimamente penso spesso a tutte le volte che vorrei essere altrove. A riguardo sto scrivendo e scrivendo, ma non ne esco con qualcosa di chiaro. E quindi mi affido a qualcosa di più viscerale, a qualcosa che mi ricopre… luci maestro:

* * *

Ti giuro, non oso parlare…

Nell’anima mia, un vero lerciaio.

Vorrei, una volta guardassi
rapita
com’io, ad un tempo, ritorno
al tuo sguardo
ubriaco
e stanco.
Vorrei, una volta mi chiedessi
il braccio
per non averti mai chiesto il braccio.

* * *

A stento, a letto, vesti una penombra carnale
e una bocca di serpente.
Ogni sera, le tue anche a pera
paiono calarsi in me rassegnate,
paiono cullarsi della pace notturna
ondeggiando come orchidee senza corolla,
danzando lì, dinanzi a me, tra l’alba e l’ombra.

A stento, a letto, vesti un nome riconoscibile
e un’inaspettata avidità.
Ogni sera, sui tuoi seni a pera
si scorge quanto sei vera.
A stento, a letto, vesti una goccia di sudore,
poi ti fai pagare per quelle poche mezz’ore.
Il tuo sesso enigmatico
mostra appena un rossore da sposa,
ed, alfine, sulla tua fronte quasi germogli…
al pari d’una rosa.

Con poco senso, lo so, ma mi porta il vento!

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