Sfugge la notizia sotto il naso


La disgregazione della notizia è notizia vecchia. Chiunque abbia gli occhi per guardare, non può che rabbrividire di fronte alla pochezza di informazione che ormai telegiornali e approfondimenti ci propinano.

Ci pigliano per il naso, ci fanno credere che la libertà di cronaca sia ancora in piedi nel mondo reale. In realtà hanno cresciuto una generazione di giornalisti smidollati che, o amano vendersi al potente di turno, o non hanno il minimo senso del valore profondamente sociale che ha la loro professione.

Naturalmente il nostro mondo virtuale, e la sua enorme blogsfera, non è controllabile come lo può essere un telegiornale; per chi naviga l’informazione non manca, è ampia e multiforme. Ma anche internet -nella sua frammentazione – ha i suoi difetti. Innanzitutto manca della capacità di essere completamente attendibile, con questo intendo che i blogger sono sempre a rischio di refuso, spesso fanno informazione in modo meno che professionale, non  hanno accesso diretto alle fonti; questo conduce il lettore  a essere più diffidente nel confronti della notizia.

Il lettore è occasionale: in un luogo ove la mole informativa a disposizione cresce esponenzialmente ogni ora è difficile, per chi legge, identificare e seguire i portali o i blog che veramente sviluppano le notizie di interesse.

In questo ancora il giornalismo su carta stampata non è sostituibile. E’ per sua natura più “credibile”, sebbene i giornali li leggano sempre meno persone. Forse perchè ormai anche i lettori sono stati addomesticati, ed apaticamente preferiscono non approfondire quanto siamo tutti sprofondati nella merda.

Sui giornali (su certi giornali) ancora trovano spazio le notizie scomode, e soprattutto trovano spazio i commenti e le inchieste. Quel che molti non capiscono è – IMHO – che l’informazione data oggettivamente è un’informazione monca. La capacità del bravo cronista di fare le giuste domande, e di mettere insieme i fatti, di guidare il lettore verso interpretazioni e di metterlo in grado di tirare conclusioni, è il fattore discriminante.

Siamo sicuri che senza un Virgilio giornalista come Barbacetto (per citar qualcuno che sto leggendo piacevolmente in questi giorni), noi potremmo da soli districarci nell’informazione a spizzichi e bocconi che han lasciato filtrare in televisione circa i processi sul Lodo Modadori, o IMI-SIR?

Ora, con le nuove norme, al governo stanno cercando di uccidere le poche voci che ancora ci permettono di capire. E nessuno ne parla. Giornali come Il manifesto hanno fatto partire una nuova campagna di sottoscrizione per sopravvivere, e nessuno se ne accorge! Ci toglieranno le poche voci limpide che ancora ci restano?

Certo, c’è chi sostiene che la democraticità del web sia tutto quanto serve, e che il web sia in grado di ripagare (Google AdSense docet) chi veramente dà informazione di valore. Ma forse questo non basta: alle volte la pluralità di voci deve essere garantita e sostenuta, anche se sono in pochi ad ascoltarla!

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