Chiamala empatia


Non so quanto valga per gli altri, quale sia la somma totale dell’empatia che c’è al mondo, né se il mondo sarebbe migliore se tutti riempissero la brocca davanti all’acquaio, invece di svuotarla.

Quel che posso dire è che ci sono delle volte che mi sento più vicino alle cose che alle persone. E mi sento nomade. In questi momenti mi piace affondare le mani nella terra – ne sento il bisogno – per alienare l’animo, per allontanare l’umana forma nel silenzio. Prendo il sassofono e vado in un campo o pagaio fino al centro del lago e mi pare di capire di più il respiro rassicurante  dell’erba attorno, piuttosto che le persone.

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