Le colpe degli altri


trust in meIn certi luoghi ci si arriva per caso. Ma quando ci si è, si può decidere se restare o andarsene.

E’ una soluzione un po’ da paurosi ed è molto facile, nascondersi. E rinunciare.

Io credo che niente come perdere la testa per qualcuno ci faccia sentire tutto più intensamente, e per come la vedo io, il sentimento aiuta a vederci allo specchio. A vedere negli altri, noi stessi. E’ questo in definitiva l’importanza dei sensi e del lasciarsi trasportare da essi. Con questo intendo dire che quando ci si apre a qualcuno, facciamo di tutto per piacere: ci guardiamo quindi da più vicino, ed al contempo assorbiamo in noi ogni cosa che l’altra persona dice e fa. Siamo ricettivi al massimo grado.  Sembra stupido mettere per iscritto queste parole, ma anche ogni fiducia mal riposta mi trasfigura. Imparo come essere una persona migliore: riconosco nell’altro i miei errori passati e ne capisco le conseguenze.

In quei momenti, ogni sussurro del cuore ha impatto: alcuni possono aver infranto, ma tutti hanno costruito qualcosa in me (di me!).

Non deve essere per forza facile. Non è da poco anche solo avere il coraggio di star davanti agli occhi di chi ti desidera, o di chi crede in te e si sente ferito, e saper cosa dire.
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Cocci che salvano un anno


imagesSe non ascolti una volta al giorno il tuo cuore, non alzarti al mattino. “Quanto dura minimo un pompino?”. Il segno di una voglia sulla scapola. Biagi e Benigni in bianco e nero. C’è buio qui come a Los Angeles, vero? Non si ha tempo neanche per la  religione di Cthulhu. “Ti chiedo solo questo, un’ultima volta”. Il canestro perfetto e il sorriso perfetto. Quali sono i motivi dei primi dieci errori della tua vita, mi ha chiesto Gaber. In realtà non sai come fare male ad un uomo. Il calcio non è uno sport. “Dicono che rendo realistiche le scene anali”. Nega, il genio che si manifesta. Conta il numero di volte che sbatte le ciglia mentre ti guarda. Una pagina al giorno di Pynchon. La storia delle degustazione del vino bianco. “Devo andare in bagno”.

 

Bank rupt


imagesSono malato, e ho finito le serie. Di leggere non ho la forza e quindi mi è toccato accendere il televisore. Quello che mi ha subito stupito è che tutti i commentatori parlano di Banche come se fossero enti astratti. Ma ci si dimentica che non sono altro che la somma delle persone che le governano e delle scelte che queste prendono.

Sono ovvietà, ma lasciatemele dire, visto che non le sento uscire dalla scatola nera. Giusto per esorcizzare questo stato di sbigottimento.

Se le banche costituiscono un elemento cardine del meccanismo che regge il nostro vivere moderno, concetto che tanti oggi come oggi cercano di far passare come assodato, allora esse dovrebbero essere intese come ingranaggio paritario. Che siano di pubblica utilità, che supportino la crescita e il mercato in modo trasversale; più simili ad enti no profit, insomma. Se invece esse sono – come sono – uno delle tante attività che hanno come obiettivo il profitto per loro stesse, allora anche esse devono essere soggette alle stesse leggi di mercato che con tanta facilità piegano e governano.

Come qualunque attività imprenditoriale devono rispettare le regole condivise, e ancora più di altri essere soggette a controlli. Anche le banche quindi dovrebbero poter fallire, e nel caso in cui così non fosse dovrebbe essere contemplato un meccanismo risarcitorio per i risparmiatori, visto che al di là di chi punta i propri soldi nel gioco d’azzardo della borsa, la maggior parte delle persone concepisce e utilizza il sistema bancario semplicemente come un meccanismo di gestione del proprio stipendio.

In tal senso ci dovrebbe essere un’alternativa alla loro gestione del nostro denaro. Quale potrebbe essere non riesco ad immaginarlo.

Il senso dell’effimero


castello di carteAbbiamo le nostre speranze e quello che crediamo d’aver costruito negli anni su solide basi. Niente di più effimero: per quanto siamo stati bravi ed accorti nell’edificare la nostra vita, la carriera, la famiglia, le relazioni, o la stessa salute fisica, non c’è nulla di veramente saldo. E’ tutta aria che profuma di sicurezza. Io l’ho imparato quando convivevo. Ci convinciamo solo di essere circondati da certezze, ma in realtà basta un cazzo di orso che esce sul sentiero dove fai trekking, un preservativo mal messo, una parola sbagliata detta alla moglie del tuo capo, un amore che evapora dietro ai fornelli…

Non mi spaventa la fragilità della vita. Non ho mai pensato fosse un buon motivo per vivere alla giornata, anzi, mi aiuta a scegliere come vivere; mi infonde la coscienza di poter cambiare sempre e comunque, di aspettarmi il cambiamento come motore positivo. Anche quando fa male. Bisogna avere gli occhi per vedere il mondo e i piedi per andarci. Finché si può.

Questa è la ragione per cui non rinuncio d’assaporare anche i momenti che so si esauriranno. Vi do fondo consciamente. Non farlo sarebbe come decidere di evitare d’andare a cena con gli amici solo perché sappiamo che poi ognuno se ne tornerà a casa propria.

I miei giorni sono edificati su mattoni che si sgretolano, su gesti che mi mancano, cose che desidero e che solo a volte riesco ad ottenere. Il non saperlo mi renderebbe impavido? Il saperlo non deve rendermi pavido.

Un giorno polemico


2012-12-29-12.53.42Cioè, sto attraversando il corridoio che porta dalla Metropolitana linea Gialla alla Rossa della fermata Duomo. E nel farlo – come sempre – mi viene incontro una fiumana di persone scese in senso inverso che – letteralmenteoccupano tutto lo spazio utile del corridoio. Chiunque abbia esperienza di questo sa di cosa sto parlando.

Per ridurre l’impatto al minimo, tutti quelli che come me cercano di andare verso la Rossa percorrono il tunnel in un’unica sottilissima fila indiana stando rasenti  il muro di sinistra. Ebbene, un emerito Cazzone che cammina verso di noi vede chiaramente che la fila nella mia direzione si muove con fatica; nonostante questo costringe tutti a circumnavigarlo perché lui ha deciso di rimanere anch’esso rasente il muro. Arrivato dinanzi a me, io decido di non muovermi dalla posizione già precaria. Lui nemmeno. E quindi ci ritroviamo fermi, uno dinanzi all’altro.

Io lo guardo e alzo un sopracciglio. Gli altri intanto ci superano indifferenti.

Lui fa: “si sta a destra”.

Io, che le prepotenze gratuite non le sopporto normalmente, pensate cosa potrei sopportare alle 8:30 di mattina. Certo, ci fosse una regola potrei quasi rispettarla. Ma mi limito a dire “potremo parlare di dove è meglio stare quando tutti quelli della tua direzione occuperanno solo la metà del corridoio” . 

E non mi muovo. Alzo il libro che ho in mano e ricomincio a leggere.

Al che lui sta ancora fermo una decina di secondi, dopo di che si smarca, si sposta e va oltre gridandomi dietro “Stronzo!!“.

Sorrido e torno a camminare.

Ciao Cazzone, ciao!

Tante parole quanti sorrisi


Capita di imbattersi in persone che sanno da che parte è imburrato il pane. O meglio, di incappare – così per caso – in parole che ti risuono come affini; che sanno di fiducia ed intelligenza e che ti conducono verso giornate piacevolissimeIn quel momento, non puoi fare a meno di ricordare come la spensieratezza coli veramente ovunque e sia nei posti più facili da trovare.

Durante tutta la giornata assapori quel senso di calda confidenza, quasi fosse un mattoncino fatto di cioccolato nocciolato e di felici vicinanze da far sciogliere sotto la lingua. Ho riscoperto, in questo nuovo anno, come poche parole uscite con una spontaneità che non ricordavo possano intessere un filato di buonumore. Rido a crepapelle seguendo i pensieri. Mi riscopro rilassato ed intento a ripensare alle cose dette. Che altro serve nella vita?

Soldi, non opinioni


george-rr-martinSono alle prese con l’edizione economica dei Guerrieri del Ghiaccio. Ulteriore tassello della saga di Martin. Come sempre prima di tutto – al di là del contenuto del libro – mi monta l’incazzatura per l’infamante trattamento che la Mondadori sta regalando da anni ormai a questa opera mastodontica. Chiaramente, più un’opera è amata dai lettori e più sono coloro che sopportano a fatica edizioni mal curate e intese solo per estrarre il maggior profitto possibile. Non voglio riproporre le tematiche che in rete sono ampiamente discusse. C’è solo da dire che è un’infamia.

Ci sono però due appunti che vorrei fare e che mi sono saltati al naso navigando tra le opinioni dei lettori scontenti. La prima fa sorridere da quanto è ingenua. Ho provato a verificare in rete se Mondadori abbia messo a disposizione un suo forum di discussione ufficiale, supponendo che sarebbe stato invaso di critiche di ogni tipo, ebbene debbo osservare che pochi siti sono 1.0 come quello della Mondadori. Livello di comunicazione veramente bassissimo, pagine ufficiali su Facebook praticamente spoglie di contenuti. E’ triste osservare come un colosso come questo editore cerchi di nascondersi dietro ad un dito, ed esprima una chiara mancanza di comunicatività (di intenzione di comunicazione). Pensando poi che si tratta di un Editore (non è mica una fabbrica bulloni!!) e che quindi dovrebbe per sua natura fare cultura, ovvero portare avanti la discussione – di ogni genere e tipo – il senso di ridicolo si muta in tristezza. Eppure è così: piuttosto che rispondere con chiare motivazioni a lettori indignati Golia preferisce nascondersi.

La seconda cosa è forse ancora più assurda. Leggendo infatti le FAQ del sito ufficiale di Martin, scopro riproposto a chiare lettere come unica scusante a questo indegno trattamento di tagliare i libri che hanno una loro logica e consistenza in tanti piccoli puzzle, che GLI EDITORI STRANIERI [tra cui l'italiano] più di chiunque altro conosce cosa i lettori nostrani accettano in termini di lunghezza dei libri.

Your novels are broken up into several parts in my country, and published in multiple volumes. Why do you do that?

A:  I don’t. My publishers do. In France, in Italy, in Germany, in the Czech Republic, in Korea, in China, in Japan, and in several other countries, the novels have been published as two (or in some cases, three or four) books. My understanding is that this is largely a matter of economics. These are long novels even in English, and in many cases the process of translation can actually make a book longer. And each publisher presumably knows his own market, and what the readers will and will not accept in terms of book length and book price. Even some of the publishers who would prefer to issue each novel in a single volume — my British, Dutch, and Hebrew publishers, for instance — found themselves unable to do so in the case of A STORM OF SWORDS, where the sheer size of the book would have made it prohibitively expensive to produce, for their markets. I know it must be annoying to have the story broken up into two or three or four parts, but in some countries the choice is either that, or no edition at all. At least I am in good company. Tolkien’s LORD OF THE RINGS was written as a single long novel, too. It was his publisher who decided to issue it as a trilogy, purely for commercial reasons.

Che delusione. Nessun accenno al rispetto per un’opera letteraria. Quello che mi viene da pensare è che, visto che questa questione è tra le poche che vengono chiaramente indicate nelle FAQ, mi viene da credere che le voci di protesta che sono giunte all’orecchio di Martin stesso non debbono essere state poi così poche. E allora siamo sicuri che la nostra cara Mondadori sappia veramente cosa vogliono i lettori italiani?