Frolli alla meta


cuoreGiusto l’altra sera parlavo con sconosciuti, compari di vino. Quando voglio sono proprio una troia, e attacco bottone anche con i muri. Nel mezzo di un calice di Bianco ridevamo sul fatto che esistono anche donne che si fregiano di riuscire a gestire tre o quattro rapporti contemporaneamente. Non è prerogativa puramente maschile; certo meno usuale, ma comunque distintivo di modo più che di genere. Certo, ad essere precisi, dovremmo sforzarci di trovare innanzitutto la nomenclatura corretta per queste nuove strane forme di relazionarsi. Come si può parlare tout court di un rapporto quando si distribuisce il nostro tempo, dedicandolo a più di una persona? Personalmente, faccio fatica già a gestire me stesso ed una sola “pretendente al trono”. Ho un terrore sacro di dovermi impegnare contemporaneamente con più di una donna, fosse anche solo per una questione di sesso. Psicologicamente lo troverei irrispettoso, organizzativamente parlando poi sarebbe un incubo. E tutto questo per un po’ di sesso? Che sicuramente non sarebbe poi così soddisfacente… visto che una tale situazione presupporrebbe un buon livello di distacco emotivo nei confronti delle arrapanti donzelle? No, grazie.

Detto questo, collateralmente mi sono sentito preso in causa leggendo questo post. Il perché è facile dirlo: sono single, e non ho una una persona speciale nel mio cuore. E’ triste, perché credo di avere ancora l’asticella del serbatoio per un rapporto di coppia ben alta. Sì, è triste. Lo è perché mi piacerebbe assai ritornare a provare certe emozioni trepidanti; eppure – mi dico – buttarsi, mettersi in gioco – bisogna farlo né con troppo raziocinio o senza trasporto, ma neanche senza tendere una piccola rete di sicurezza che ti possa permettere di guardare la relazione con gli occhi aperti. Occhi non completamente appannati dal desiderio di non rimanere soli. Sta di fatto che dopo i quaranta (e qui parlo di me :-) è difficile abbandonare la propria indipendenza, le proprie abitudini.

E se allora ci si avvicina a delle amiche – perché tali sono e rimangono, anche quando capita di andarci a letto – magari vezzeggiandole un po’, dandole conforto quando ne hanno bisogno… ecco, mi pare non sia un’azione tanto stronza nei confronti dell’amore. E’ piuttosto una forma di empatia, di mutuo soccorso tra persone che onestamente riconoscono che si trovano bene insieme ma non così bene. E’ triste? Forse. Disonesto? Non credo. Mia madre dice sempre che le persone hanno una scorta inesauribile di amore, e questo si può declinare in tanti modi. Nella trasparenza della cosa, nell’avvicinarsi ad altre persone e condividere una parte di noi, non si perde in libertà e né ci si guadagna, né si va a discapito del consumare l’altra persona. Non si tratta di voler essere disimpegnati, non si tratta di non sapere di cosa si ha bisogno, ma di non trovare la cosa di cui si ha bisogno. 

Le colpe degli altri


trust in meIn certi luoghi ci si arriva per caso. Ma quando ci si è, si può decidere se restare o andarsene.

E’ una soluzione un po’ da paurosi ed è molto facile, nascondersi. E rinunciare.

Io credo che niente come perdere la testa per qualcuno ci faccia sentire tutto più intensamente, e per come la vedo io, il sentimento aiuta a vederci allo specchio. A vedere negli altri, noi stessi. E’ questo in definitiva l’importanza dei sensi e del lasciarsi trasportare da essi. Con questo intendo dire che quando ci si apre a qualcuno, facciamo di tutto per piacere: ci guardiamo quindi da più vicino, ed al contempo assorbiamo in noi ogni cosa che l’altra persona dice e fa. Siamo ricettivi al massimo grado.  Sembra stupido mettere per iscritto queste parole, ma anche ogni fiducia mal riposta mi trasfigura. Imparo come essere una persona migliore: riconosco nell’altro i miei errori passati e ne capisco le conseguenze.

In quei momenti, ogni sussurro del cuore ha impatto: alcuni possono aver infranto, ma tutti hanno costruito qualcosa in me (di me!).

Non deve essere per forza facile. Non è da poco anche solo avere il coraggio di star davanti agli occhi di chi ti desidera, o di chi crede in te e si sente ferito, e saper cosa dire.
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Ps: this is a flirt


loquaceLeggevo e pensavo. In questo cazzo di mondo edificato sul saper dire la cosa giusta al momento giusto, sono sempre stato un tipo troppo loquace. Mi capita spesso di rimproverarmi di non essere stato un po’ più reticente. Giusto per facilitarmi la vita. Alle volte saper quando tenere la bocca chiusa è una gran dote. E invece no. L’eccesso, la parola che va oltre mi esce di bocca, nel momento esatto in cui me ne rendo conto. E’ il senso della misura che straborda.

Poi, invece, quando si tratta di parlare del canto dei cigni, del ti voglio bene assaiiii, delle farfalle nello stomaco mi ritrovo la lingua felpata di pelle di camoscio. Mi parte in asfissia la stronzata detta sulla difensiva. A parte l’inconsistenza del momento, non c’è il rischio che ecceda. In certe momenti mi prende un terrore sacro che le cose escano sbagliate, con un suono stridulo e ridicolo. Cosa peraltro quasi sempre vera. Invidio chi sa usare amore come inciso mentre parla, per esempio. E quindi garbatamente taccio, codardamente mi immobilizzo.

Vorrei tanto esistesse un modo per mettere un Tag alle parole non dette, agli abbracci non dati, alle allusioni non riuscite. Un qualcosa di invisibile, ma percepibile con la coda dell’occhio che dicesse:

PS: questo è un flirt.

Il punto il cui le strade divergono


Il punto lo vedo, e sta proprio lì vicino alla mia insofferenza. La pazienza si esaurisce e non voglio più cercar di capire le tue parole, mentre si fanno sempre più sottili.

Mi sono arrabbiato per l’ennesima volta; e spero anche sia l’ultima volta che mi capita per motivi tanto futili (per non dire stupidi).

Arrabbiarsi per me non significa strillare e litigare con qualcun altro, ma al contrario, essere insofferente. Non sopportare più una voce. Allora, la cosa più giusta da fare è smettere di ascoltare quella voce, in modo da tornare a sentire una calda sensazione di quiete invadermi.

Oggi pensavo a quanto spesso sentiamo parlare dell’incapacità degli uomini di sostenere un rapporto maturo -quale che sia, della loro bidimensionalità, dell’infantilismo che li caratterizza. In una parola della loro immaturità. Se questo discorso è valido per gli uomini, allora lo deve essere anche per le donne. Il fatto è che, l’immaturità femminile spesso si declina secondo me in un fattore in grado di rovinare tanti rapporti: la fiducia. O meglio, la sua mancanza. Ancor più della gelosia. Mi sfugge veramente la logica di voler condurre un rapporto con una persona di cui non si credono le parole.

Ecco, la fiducia è il mio tallone d’Achille. Ho sempre pensato che dando un po’ di fiducia, ogni situazione di potenziale incomprensione potrebbe sfumare in due minuti netti. Se una persona non riesce a vedermi attraverso – quel tanto da darmi fiducia, credo che questa persona non abbia capito per niente come sono fatto. Ed essere arrivato al punto da non aver più voglia di dare spiegazioni o di seguire flussi di pensieri che non mi sono propri… e non sentirne nemmeno la necessità, credo che sia un chiaro indicatore. Punto.

Un messaggio


L’altra sera mi è giunto un messaggio. Una breve riflessione in cui mi si fa notare di essere una persona che vuole cose, che faccio strategie e modulo per averle. Una sorta di manipolatore. Che quella è la logica del mio essere. Ora, non voglio fare della facile ironia. Chi me lo ha scritto è una persona veramente importante per me. E – per quanto le nostre differenze ci hanno portato ad allontanarci, alle volte con astio, merita che rifletta su quello che scrive.

Chiaramente voglio delle cose, come tutti. Ne voglio tante. Voglio la pace e la fine della fame nel mondo. Voglio una piccola capanna in Groenlandia, voglio scrivere una canzone dei Green Day, voglio tanto sesso sempre diverso (non per forza con persone diverse – diverso con la persona giusta), e voglio l’emozione di incontrare gente affascinante con cui conversare, voglio un po’ di meritocrazia in questo posto di lavoro da cui scrivo, e probabilmente non basterebbero tutte le lettere che sono mai state scritte per dire tutte le cose che voglio.

Ma essere manipolatore per ottenerle? La vedo molto difficile. Innanzitutto, a riprova direi che non ho moltissime delle cose che vorrei. E dopo 40 anni avrei dovuto imparare come ottenerle. Negli anni posso aver imparato a manipolare la patata di una donna, non certo una donna (mi sgamerebbe subito!). E poi, diciamolo, non sono una persona abbastanza pratica per essere manipolatrice. Non sono un preciso, sono un generatore di incomprensioni. La pigrizia mi fotterebbe. Lo sforzo di giocare con i sentimenti degli altri mi è sempre parso improbo, oltre che essere cosa veramente bassa. All’università, scherzando, si parlava di tafanare una ragazza; le persone che tenevano tali comportamenti scendevano nella scala delle forme di vita, fino al tafano. E’ verissimo. Nella mia vita, posso dirlo con una certa sicurezza, sono stato in molte occasioni preso per il naso, proprio a causa della mia ingenuità. Ho preso molte più vergate di quante ne abbia date.

E non sono mai stato spinto da eccessi di istinti primordiali. Adesso, ormai, mi sono cresciuti dei bei spigoli, questo sì, lo ammetto. Ma non credere nella mia onestà (già lo dicevo) è qualcosa che non digerisco. Posso essere ingiustamente rude, cieco, incapace di vedere certe cose, ma mai cattivo. Ecco, questo io credo.

Quella fottuta paura


La pietra di paragone, cerco di dirtelo sempre, c’è. E’ lì. Dopo anni crediamo di averla buttata in un qualche fosso, ma poi – un giorno o l’altro – ci accorgiamo di averla ancora in tasca. E, a guardar bene la si intravede sempre con la coda dell’occhio. Però, io non sono mai riuscito a prenderla in mano.

Noi gente con un passato un pelo burrascoso, ce l’abbiamo tutti – sta pietra di paragone. Ma non mi chiedete di descriverla. Forse voi donne, che siete più analitiche nelle questioni sentimentali, siete più brave e ci riuscite, ma per me è semplicemente una specie di pietra pomice che – striscia e striscia – prima ha eroso il sentimento, l’ha reso liscio e da lì in poi, ha reso ruvidi molti baci venuti negli anni.

Di cosa sto parlando? Di quella fottuta paura che mi fa alzare le antenne e mi fa chiudere le braccia al petto. Strette.

Quando mi ritrovo ad essere teso, per la paura di dire troppo, o troppo poco (che spesso è lo stesso); quando mi cala in testa la sensazione che se non sto attento potrebbe in due minuti scoppiare il litigio, e quasi riesco a vederlo, come una nuvola nera che spira all’orizzonte; quando smetto di porgere abbracci per stampelle… capisco che sto ripensando alle difficoltà di un tempo. Agli errori e agli orrori.

E mi chiedo perché non mi è dovuto nella vita un piccolo rapporto che mi soddisfi quel pocopoco, e mi faccia stare con la linea della bocca rilassata. Dove sta il marcio? Magari sotto un’ascella, in un pelo incarnito un po’ più a fondo, in un neo sotto il piede… dove?

Il bicchiere mezzo pieno


Sulla punta dei piedi per non disturbare, quasi per non essere letta, oggi la mano si appoggia sulla sua pelle addormentata, come la prima volta; è esattamente come lo ricordo. E si riempie una mancanza, di una pace calda.

In silenzio s’appoggia lo sguardo sui giorni di attesa, sull’intensità accesa in faville della sua voce. Mi alzo mal volentieri da questo letto di pensieri, come allora, tremando in quel dirsi poco a poco.

La carezza che portavo sul suo fianco nudo, a protezione, a comprensione e ad abbraccio dello sguardo che sapevo triste e allegro. La carezza che segue la carezza nel silenzio del primo mattino, accompagnata dallo sguardo che spera, che non necessità voce, che accompagna pensieri inappropriati -lei direbbe – tutti i giorni…

Vi è tanto vin dolce nel bicchiere mezzo pieno, tanto da berne fino a sera.


Ma lo sai qual è la forma dell’India??


Well, per ogni sensazione che ci attraversa dovremmo tutti dire Grazie. Sarà pur vero che siamo stati cani e gatti, che sono stati gli errori a condurci fin dove siamo, ma questo nostro morderci è anche stata la nostra voce. La nostra via alla passione. E per questo io non potrò mai dimenticare.

Io non so se vi sia una forma dell’amore che vada bene a tutti. Forse per ognuno c’è una forma diversa che s’incunea in noi adattandosi alla bene meglio. Come per l’idea dell’India. Ognuno conosce un’India diversa, perché – in effetti – l’India si stratifica; una dietro l’altra, dietro l’altra… E’ probabile che vi siano persone in grado di accordare l’anima e ad avvicinarsi sufficientemente da far vedere tutto quel che sta nel loro cuore; e che permette di appoggiare tutto il resto ad un fondo di pace. Per qualcuno l’Amore avrà probabilmente la forma della famiglia del Mulino Bianco, e per altri la forma di Melissa P.

E la nostra? Il nostro affetto è sempre stato come un duello di pugnali. Abbiamo avuto questo rapporto altalenante, con alla sua base un motore passionale. Ma che, in ogni ingranaggio, strideva. Ma io non me ne pento. Io ti ringrazio, perché qui nelle mie mani sono ancora posati le tue sfuriate e i tuoi baci, le tue telefonate notturne, e i tuoi sfioramenti. E dentro di essi ho imparato a vivere le cose senza razionalizzare, a abbracciarle, qualunque cosa portino. Mi hanno permesso di capire le cose che veramente amo.

La stima dei costi


Beh, a ben pensarci ogni relazione umana è soggetta ad una stima dei costi.

Le amicizie, quelle vere, per come le intendo io, sono quelle che hanno un costo più vicino a zero; non esattamente gratuite, ma hanno un costo contenuto, ti chiedono un pagamento magari posticipato a cinquantanni, senza interessi, senza cedole. Sorrisi, partecipazione, alle volte conforto.

Dal basso della mia piccola esperienza, invece, gli amori possono essere carissimi. Se si potesse in partenza fare una stima di quanto potrebbe costarci una relazione, forse ci penseremmo bene prima di imbarcarvici. Non sto parlando di rapporto costi-benefici, che potrebbe avere anche un segno positivo, e che comunque sarebbe tristissimo stendere con criterio freddo e impersonale. No, parlo solo del costo vivo: quanto di noi dobbiamo esborsare, al di là di tutto. Quel pezzo del nostro animo che diamo all’altro e non ci torna indietro, quell’aspetto di noi che dopo la fine di una storia non riconosciamo più.

Quel costo c’è sempre. Lo possiamo stimare solo a posteriori, guardandoci di sbieco quando le acque si calmano, e calcolandone l’ammontare…

[Seriously joking] Categorie di Pensiero


Sono  giorni che nell’aria sento come un’invisibile onda portante che accoglie gli stessi pensieri che pervadono tutti. Le stesse categorie di pensiero.

Vi capita mai di avere periodi in cui catturate, di frequente, frammenti di conversazioni di persone incontrate per strada, e dire: “ah, ecco, pure lui”?  Veramente siamo tutti parte di un medesimo grande organismo sociale.

“[...] credo che sia meglio prenderci una [...]“

“[...] La situazione è questa, non c’è un grande sentimento [...]“

“[...] Ha detto di aver perso fiducia in questo, ma non pensa a tutte le altre cose per cui dovrebbe avere fid [...]“

“[...] mi ha preso 3 anni di vita e non ha [...]“

Stessi concetti, stessa forma. Stessa incapacità di trovare delle convergenze di coppia. Quasi che questa comunanza di linee elettroencefalografiche siano un effetto valanga verso le stesse scorciatoie, che contagia sempre più persone e che fornisce l’alibi perfetto.  Non percepivo nemmeno più risentimento o tristezza nelle parole rubate. Viviamo in una società che ci insegna, e ci spinge a chiuderci attorno determinate categorie di pensiero. Un isolazionismo a-sociale, forse? La conclusione più ovvia potrebbe essere che se è vero che il nostro modo di vivere è definito fortemente dai ritmi, dal luogo, dalle tendenze,  in un design process che ci plasma, probabilmente è ugualmente vero per il nostro modo di essere. Continua a leggere

Love is the devil


Io la penso così: è facile correggere i propri errori, è facile ammettere i propri errori, è difficile capire quando si sbaglia. Ancor più difficile evitare di sbagliare.
Non si tratta di vanità o di superbia; quando mi intestardisco, litigo o - per non aver dato il giusto peso alle parole, per stupida superficialità – faccio soffrire qualcuno mi fregano sempre le buone intenzioni; da una parte mi fanno credere di essere nel giusto anche quando così non è, e dall’altra mi rendono insofferente alle accuse di far le cose di malanimo.

Fare la cosa giusta è quanto di più difficile perchè occorre sforzarsi di pensare più agli altri che a se stessi, bisogna tenere conto di quel tanto sottovalutato sentimento che è l’empatia. Come mi hanno detto, non si può entrare ed uscire dalla vita di qualcuno senza pensarci, senza pensare al dolore.

In questo, è evidente, devo sforzarmi di essere una persona migliore.

Umorale, quasi emotivo, mai astemio.


Ci sono giorni di gelo, e giorni di insoddisfazione che alle volte ballano sulle mie ossa. Non per quello che ho fatto, ma per quello che è mancato. Sono giorni in cui sono molto emotivo, una disposizione d’animo che nascondo con malcelata grazia: si deve comunque andare avanti, augurarsi buona fortuna e tirare dritto. Grazie al cielo ci sono gli amici che sanno quando aprire una buona birra (perché – dice il saggio – non conta quello che si beve, importa solo quello che si beve in compagnia). Ma rimane il fatto che busso ogni tanto alla porta del cattivo umore.

Alle volte mi dico che ci siamo scambiati ben poche parole, che non abbiamo mai vissuto fianco a fianco, ci siamo visti di sfuggita e che credo solo di sapere come sei. Potresti essere un fiocco di neve, sì, veramente; eppure credo sia tu a guidarmi come un’aquilone, come non mi capitava da tanto tempo. Tu mi fai pensare, come te nessun’altra mi fa pensare. Tu, che riesci a colpirmi con quell’umorismo intelligente, mai banale, che mi dice tanto di te e che si accompagna al tuo sorriso che non è tale. E questo mio ritorno giovanile mi garba. Ma al contempo mi rende veramente umorale, perché da tanto non riesco a trovare un luogo dove tu possa venire per restare. Non riesco a trovare il giorno in cui scrivere le giuste parole e che diano senso alle attese…

Oltre il tradimento


Abbiamo parlato tanto di come vendicarsi da un tradimento, delle amanti e abbiamo sentito tante storie di ogni genere. Rimango dell’idea che non esista un modo solo per uscirne, per superare il trauma. Ognuno affronta la cosa con una diversa forza. Ma questa è una  banalità.

Mi stavo, invece, chiedendo cosa succede dopo. Intendo, dopo aver scoperto che si è stati traditi, dopo che si è affrontato l’argomento con se stessi e con l’altra persona, cosa è successo? In che direzione è andata la tua vita?

Da curioso quale sono, ho preparato allora un piccolo sondaggio.

Single o meno, domina una assoluta imperfezione


Non mi sono mai messo d’impegno nell’essere single. E ugualmente non ho mai pensato fosse assolutamente necessario non esserlo.

Non ho in me un qualche imperativo a riguardo, ma un veloce bilancio rivela sicuramente uno squilibrio verso i periodi solitari. Nel mio altalenare tra vita di coppia e vita da single, posso concludere che mi è sempre piaciuta la vita di coppia, a parte quando diventava una insopportabile faida. Nessun pregiudizio quindi nel ripartire ogni volta con la stessa speranzosa voglia. Quello che non sopporto della vita di coppia è lo strascico che si lascia immancabilmente dietro alla sua fine. Non so se ci sia qualcuno che riesca ad uscire da un rapporto sostanziale e liberarsi dal suo pensiero il giorno dopo. Io certo non ci riesco.

Al contempo non ho mai associato la vita da single con maggiori occasioni sessuali. Primo Comandamento: sesso sì, ma con trasporto e desiderio. Non certo per liberare la palle. E poi diciamolo, la pigrizia inficia non poco. A meno di essere uno degli strafighi partecipanti del Grande Fratello, che frequentano chissà che ambienti promiscui dove -chissà – forse le occasioni si sprecano, la vita sessuale del single medio è subordinata da una intensa attività preparatoria. Uscite continuative (anche se vorresti vedere le repliche della Signora in Giallo in tuta sul divano), scorribande in feste noiose, e in locali che non senti tuoi. Personalmente trovo questo fare un modo di vivere artificioso, senza sostanza. E io non ho mai sopportato essere determinato come persona dalle mie stesse necessità sessuali. Me lo sgrullo e riprendo fiato.

La sostanza, per come la intendo, sta nella vita di coppia. Mi piacciono i ritmi, le condivisioni e gli impicci comuni. Mi piace non avere un sobbalzo se sento mentre dormo uno strano rumore vicino la porta. Ma non per questo perseguo il fidanzamento come ultimo fine.

Alla fin fine credo sia per questo che le vere occasioni non sono poi così semplici da trovare per me … la persona giusta al momento giusto, col giusto sorriso, sulla giusta frequenza, e la stessa voglia di aprirsi a qualcosa di più che se stessi. E’ un pentacolo ben difficile da chiudere.

Ad onor del vero, io vengo da qui: http://rumika.blogspot.com/2012/01/una-delle-mie-solite-sbroccate.html

La mente contro il resto del mondo


Non voglio riscrivere ragione e sentimento, ma mi sono messo a conteggiare quante volte quel che ho fatto quest’anno, quel che le mie mani hanno saputo afferrare, non è stato quello a cui il sentimento avrebbe voluto appigliarsi. Ho contato le volte che le azioni non hanno seguito il mio sentire. Un bilancio abbastanza fallimentare.

Biologicamente mi dico che è una questione di evoluzione mancata, ovvero che ancora abbiamo in noi un fenotipo eccessivamente Neanderthal per far sì che la mente possa controllare anche la sfera affettiva, come controlla le nostre azioni. Sarebbe di un certo conforto poter intimare al cuore “please don’t be afraid” (Lou Reed docet) e vederlo assestarsi.

Purtroppo, conservare un comportamento civile impone spesso un vestito troppo stretto all’istinto. Ed è abbastanza ironico, se si pensa che tutto il resto del regno animale non sa cosa sia un social agreement; tutto è regolato da semplici comportamenti istintuali che codificano tanto la comunicazione quanto il rispetto, e le stesse relazioni.

Fuori dall’istintualità spesso la mente se ne esce dilaniata, perché ci costringiamo a rinunce o scelte che non sono veramente nostre. A cui non vorremmo adempiere, ma sentiamo di dover fare. Il risultato? Siamo un po’ tutti potenzialmente schizoidi.

 

Ad onor del vero, io vengo da qui: http://broken-clock.tumblr.com/post/14980780859/e-si-mi-manca-ancora-per-quanto-incomprensibile

La mia seconda pelle



Della parte gretta del sesso posso farne a meno a lungo. Diciamo che il bisogno fisico non mi prende in un lento crescendo, ma al contrario è una fiammata improvvisa, e quando  capita mi prendo il tempo per un po’ di pratica onanistica. Niente di grave.

Ma dei baci dietro al collo sento la mancanza ogni momento. Del lento avvicinarmi alle orecchie, ai sussurri, dello sguardo che ammira la bellezza delle lentiggini sulle spalle, della mano che entra nei capelli e li solleva per rendere manifesto il collo… come una seconda pelle che mi è strappata, sento ogni minuto l’assenza del poter sfiorare la prima vertebra e posar le labbra lentamente sul punto più vicino all’attaccatura dei capelli. Attendere prima di sfiorarlo. Questa è la parte del sesso che mi manca maggiormente. Non vi è nulla di più sensuale! la mia seconda pelle è il tuo collo.

Di strane sfumature che non si ignorano


Capire cosa non si desidera sembrerebbe complesso, potendo risolversi in un gioco di sfumature nel mare di cose che vogliamo; ma paradossalmente alle volte è più facile piuttosto che capire cosa si desidera. Cosa si desidera veramente. Perchè quel che si desidera rimane in ombra dietro gli errori, le indecisioni, le futili ricerche di equilibri e di desideri che siano maturi. Mentre cosa non si desidera si palesa al tatto delle nostre dita.

Ma è quando mi sforzo di pensare che qualcosa sia per il meglio, quando arrivo quasi a convincermene, che non lo posso ignorare. La sua mancanza di desiderio. E’ un pensiero talmente puro da aprirsi spontaneamente alla vita, da non potersi chiedere dove conduca. Se ne sente l’urgenza di fuggirne ed abbracciarne il suo opposto.

Del vantaggio di baciarsi


 I baci sono le prime righe lette di un libro, sono la dedica.

Baciare è l’atto che ci introduce a tutto il resto, il primo attento esame di compatibilità. E’ il bisturi del chirurgo. Ed è anche il primo rischio, perché dopo aver baciato – non ci sono cazzi – il pensiero va immancabilmente a tutti gli altri baci che si sono dati. E’ come sedersi un momento e guardare l’intero orizzonte azzurro e non si può evitare di ripensare alle emozioni passate, ripercorrere i sentieri dell’eccitamento.  E se il bacio che si è ricevuto non conquista questa prima collina, la guerra è perduta.

Il bacio poi, come diceva qualcuno, è una grande livella; è come una valle nebbiosa dove tutto il resto del mondo rimane in attesa, i dubbi stanno in sospensione acquosa, i pensieri si silenziano quanto le parole. Ogni bacio ne introduce un altro.

E quando trovi il bacio che allinea i respiri, le lingue, le inclinazioni dei nasi, le labbra e gli sguardi… e ha il  il ritmo del tuo cuore… il bacio basta a se stesso,non chiede nulla d’altro per potersi dir compiuto.

 

Ad onor del vero, vengo da qui: http://batchiara.tumblr.com/post/13396083177/mi-piaci-quando-baci-perche-di-colpo-taci

Stamattina te lo metterei volentieri nel culo, ma prima ti porterei la colazione a letto :-)


Non siamo monolitici. In me e in te c’è del diabolico, ma in entrambi c’è anche del candore. Non so camminare sui confini, no, nessuno di noi credo lo sappia fare, in un caleidoscopio di errori, pensieri, svolte e decisioni c’è il mio istinto che si mescola al tuo desiderio che lotta col raziocinio che spera nell’occasione che fonda nel ricordo che fugge la rabbia che s’accoccola nella chimera e nel pensiero e nel momento e nella passione e nel perdono e nella debolezza e nella forza di volontà e nell’immaginazione. Nessun uomo è monolitico.

 

Ad onor del vero, vendo da qui: http://www.culturanuova.net/filosofia/1.antica/platone.php

Brutte notizie


Oggi ho ricevuto una notizia veramente brutta. Mi sento veramente sotto terra. Sono qui a dirlo perché odio il fatto che le responsabilità lavorative costringano a non abbandonare i ritmi e le attività, a continuare con i soliti discorsi di merda. Una brutta notizia. E sono molto triste. E avevo bisogno di dirlo. Grazie.

Dieci anni di poesia


Fu incendiaria la vita mia, amore…
dalla tua voce incendiata,
e poi abbuiata dai tuoi occhi nella notte…

La vita mia è crudele e secca come un ramo,
distesa sulla riva dell’oceano…

Senza di te sono solo un fiume arso e senza foce

un cadente manto di nebbia , un vento freddo, calante;
lo sono per le sere umide, e nelle sere estive
lungo i sentieri di ghiaia, seguendo i passi degli amanti.
Senza di te sono solo una zolla di terra sassosa
lo sono per le civette, per le antiche testuggini,
per le donne di Malaga e della bella Marsiglia
e per gli uomini in croce…
Senza te, io sono come la brace nelle pipe dei vecchi

Io sono ormai – per il mio amore, come creta
sono come il fuoco che prende la pineta.

[Nov. 2001]