Di me stesso, più di ogni altra donna, mi hai permesso di scoprire angoli senza luce. Con il tuo sesso. Col tuo desiderio. Nell’eccitazione nulla è più potente di una fantasia o dell’essere consapevole che una voglia fa diventare il movimento pelvico ogni volta una esperienza diversa, più calda ed indispensabile. Non vi è nulla a cui dire di no se ci si concede alla passione dell’altro con fiducia. Il vero cuore del sesso non è l’orgasmo ma è il giungere ad una intimità tale da poter togliere ogni barriera a quel che ci piace. Il vero godere è imparare dove possiamo essere trasportati dalla marea dell’esplorarsi centimetro per centimetro.
Questi centimetri di te mi mancano ancora.
Quando tirasti su la maglia per mostrarmi il seno. Quei momenti nel giardino della piscina. Quelle email lavorative eccitanti. Quando io risposti a due telefonate di fila mentre ti stavo dentro cercavo frasi con la parola “vengo”. Quei sexting serali. Quel mangiare mezzi nudi. Quando indossasti quel completino in rete. Quando al telefono ti descrissi una scopata e tu stavi appoggiata ad un albero del campeggio. Quel lento strofinarti contro di me post doccia. Quando ti vestii soltanto di corda. Quel lento girovagare in auto toccandoci. Quando erano morsi ed erano lingue.
Quanto e quante volte tutto questo ci faceva chiudere gli occhi e gridare…
Abbiamo le nostre speranze e quello che crediamo d’aver costruito negli anni su solide basi. Niente di più effimero: per quanto siamo stati bravi ed accorti nell’edificare la nostra vita, la carriera, la famiglia, le relazioni, o la stessa salute fisica, non c’è nulla di veramente saldo. E’ tutta aria che profuma di sicurezza. Io l’ho imparato quando convivevo. Ci convinciamo solo di essere circondati da certezze, ma in realtà basta un cazzo di orso che esce sul sentiero dove fai trekking, un preservativo mal messo, una parola sbagliata detta alla moglie del tuo capo, un amore che evapora dietro ai fornelli…
C’è un certo vantaggio nell’essere uomini (adulto sesso maschile): tendiamo a dimenticare ciò che non ci piace con facilità. Come disse qualcuno più saggio di me: con il tempo tutte le cose – anche quelle brutte – assumono una patina di piacevolezza. Una sorta di brillantezza ex post. Non lo dico malignamente, per motivare chissà quale dimenticanza imperdonabile – una ricorrenza particolare, non sia mai! No, intendo che vi è in noi uomini questo meccanismo di difesa che ci facilita nel superare i momenti più tristi. Forse però, di contro, ci impedisce anche di metabolizzarli compiutamente.
Vi sono delle volte in cui è difficile fare delle scelte di testa, perché tutto ci pare uguale, e sembra quasi che tutti facciano della mimesi una filosofia di vita. (Alle volte invece le differenze spiccano. 

Well, per ogni sensazione che ci attraversa dovremmo tutti dire Grazie. Sarà pur vero che siamo stati cani e gatti, che sono stati gli errori a condurci fin dove siamo, ma questo nostro morderci è anche stata la nostra voce. La nostra via alla passione. E per questo io non potrò mai dimenticare.




I pensieri che mi ronzano in testa negli ultimi giorni sono una specie di terapia di gruppo in cui tutti applaudono e gridano ”bene, ti comprendiamo”. Mi sento quasi in una di quelle associazioni per “l’armonia dello spirito” che non ho mai sopportato. Quando il mio cervello inizia a pontificare in questo modo mi costringo a tornare coi piedi per terra. L’alternativa infatti sarebbe adottare un mood auto-refenziale, in cui mi ci adagio con un certo qual sbagliato piacere.

Potrei soffermarmi molto a parlare di seconde occasioni, come altri potrebbero farlo di donne o altri ancora del cibo. E questo mi rende una persona decisamente fortunata perché negli anni sono inciampato spesso in errori stupidi e, certe volte anche infantili. Ma in qualche modo ho spesso avuto modo di riscattarmi. Questo fa di me un adulto, che ha saputo imparare dai propri errori o solo un fortunato bastardo?
Essere accomodanti è, alle volte, una bella rottura. La gente pensa che si tratti di una semplice reazione di disinteresse, l’avere pochi spigoli da smussare, il riuscire a trovare sempre un punto di pareggio, quasi a dire che si dà poco conto a quel che si sente, o non val la fatica di rivaleggiare coi pensieri altrui.
Capire cosa non si desidera sembrerebbe complesso, potendo risolversi in un gioco di sfumature nel mare di cose che vogliamo; ma paradossalmente alle volte è più facile piuttosto che capire cosa si desidera. Cosa si desidera veramente. Perchè quel che si desidera rimane in ombra dietro gli errori, le indecisioni, le futili ricerche di equilibri e di desideri che siano maturi. Mentre cosa non si desidera si palesa al tatto delle nostre dita.