Le colpe degli altri


trust in meIn certi luoghi ci si arriva per caso. Ma quando ci si è, si può decidere se restare o andarsene.

E’ una soluzione un po’ da paurosi ed è molto facile, nascondersi. E rinunciare.

Io credo che niente come perdere la testa per qualcuno ci faccia sentire tutto più intensamente, e per come la vedo io, il sentimento aiuta a vederci allo specchio. A vedere negli altri, noi stessi. E’ questo in definitiva l’importanza dei sensi e del lasciarsi trasportare da essi. Con questo intendo dire che quando ci si apre a qualcuno, facciamo di tutto per piacere: ci guardiamo quindi da più vicino, ed al contempo assorbiamo in noi ogni cosa che l’altra persona dice e fa. Siamo ricettivi al massimo grado.  Sembra stupido mettere per iscritto queste parole, ma anche ogni fiducia mal riposta mi trasfigura. Imparo come essere una persona migliore: riconosco nell’altro i miei errori passati e ne capisco le conseguenze.

In quei momenti, ogni sussurro del cuore ha impatto: alcuni possono aver infranto, ma tutti hanno costruito qualcosa in me (di me!).

Non deve essere per forza facile. Non è da poco anche solo avere il coraggio di star davanti agli occhi di chi ti desidera, o di chi crede in te e si sente ferito, e saper cosa dire.
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Un messaggio


L’altra sera mi è giunto un messaggio. Una breve riflessione in cui mi si fa notare di essere una persona che vuole cose, che faccio strategie e modulo per averle. Una sorta di manipolatore. Che quella è la logica del mio essere. Ora, non voglio fare della facile ironia. Chi me lo ha scritto è una persona veramente importante per me. E – per quanto le nostre differenze ci hanno portato ad allontanarci, alle volte con astio, merita che rifletta su quello che scrive.

Chiaramente voglio delle cose, come tutti. Ne voglio tante. Voglio la pace e la fine della fame nel mondo. Voglio una piccola capanna in Groenlandia, voglio scrivere una canzone dei Green Day, voglio tanto sesso sempre diverso (non per forza con persone diverse – diverso con la persona giusta), e voglio l’emozione di incontrare gente affascinante con cui conversare, voglio un po’ di meritocrazia in questo posto di lavoro da cui scrivo, e probabilmente non basterebbero tutte le lettere che sono mai state scritte per dire tutte le cose che voglio.

Ma essere manipolatore per ottenerle? La vedo molto difficile. Innanzitutto, a riprova direi che non ho moltissime delle cose che vorrei. E dopo 40 anni avrei dovuto imparare come ottenerle. Negli anni posso aver imparato a manipolare la patata di una donna, non certo una donna (mi sgamerebbe subito!). E poi, diciamolo, non sono una persona abbastanza pratica per essere manipolatrice. Non sono un preciso, sono un generatore di incomprensioni. La pigrizia mi fotterebbe. Lo sforzo di giocare con i sentimenti degli altri mi è sempre parso improbo, oltre che essere cosa veramente bassa. All’università, scherzando, si parlava di tafanare una ragazza; le persone che tenevano tali comportamenti scendevano nella scala delle forme di vita, fino al tafano. E’ verissimo. Nella mia vita, posso dirlo con una certa sicurezza, sono stato in molte occasioni preso per il naso, proprio a causa della mia ingenuità. Ho preso molte più vergate di quante ne abbia date.

E non sono mai stato spinto da eccessi di istinti primordiali. Adesso, ormai, mi sono cresciuti dei bei spigoli, questo sì, lo ammetto. Ma non credere nella mia onestà (già lo dicevo) è qualcosa che non digerisco. Posso essere ingiustamente rude, cieco, incapace di vedere certe cose, ma mai cattivo. Ecco, questo io credo.

La forma, innanzitutto


Penso che si tratti più di forma, che della sostanza. E’ forse una delle cose più lontane nel mio passato studentesco che ricordo. Ricordo che me lo diceva la professoressa delle medie quando facevamo i temi in classe. La forma, innanzitutto. Anche le più turpi cose posso essere dette con garbo, con quel rispetto per le persone che ti inducono all’onestà e alla chiarezza, anche quando non è la scelta più facile. E’ una dimostrazione caratteriale anche questa.

Occorre abituarcisi, a comunicare non a parlare, anche quando si crede che il contesto sia facile da capire, ed ogni cosa indichi una certa direzione, quasi si sia certi che non serva esprimere tutto a parole… Ma la gentilezza, spesso, passa attraverso una frase detta piuttosto che taciuta.

L’idiozia di apparire adulto


Sarà un po’ autoreferenziale quanto vado a scrivere. Siete avvisati.

Ultimamente mi sono ritrovato a discutere vivacemente sulla vecchia e stantia questione dell’apparenza all’interno delle relazioni interpersonali che caratterizzano il nostro vivere. Un modo complesso di dire che si parlava di come la gioventù sta sempre più acquisendo modi di comportarsi superficiali e immaturi, derivanti da modelli errati che gli si propongono (per me si tratta spesso solo di una estetica “spregiudicata” :-) . Al di là della misura in cui questo sia effettivamente vero, io non mi stupivo poi molto di quanto la cultura dell’apparire abbia preso piede nelle nuove generazioni. Tendo ad non condannarle affatto, perchè – a bene vedere anche chi – come me – rifiuta certi stereotipi televisivi, stereotipi lavorativi, stereotipi famigliari, non è comunque esente dall’assumere una serie di modi di fare che hanno molto a che fare con l’apparenza.

Per esempio, non mi piace sembrare adulto. Continua a leggere

Il mio corpo, mentre non guardo


Si dice che la notte porti consiglio. A me fondamentalmente porta idee pruriginose. E di questo non mi lamento, affatto. Sebbene sia una piccola sopraffazione del corpo sulla mente, sono convinto che sia cosa buona e giusta, visto che se dovessi dar seguito anche dopo il tramonto al mio buon senso, sarei sempre immobilizzato in un pantano di dubbi. E forse mi sarei negato alcune esperienze che reputo essere state importanti nel divenire quel che sono. Continua a leggere

Mancate ammissioni


Quel che credo è che – alle volte – per sopravvivere si abbia bisogno di creare degli argini, delle “vere finzioni” che proteggano dalle ragioni dei fallimenti o dalle cose non gradite. Capita un po’ a tutti. Quasi sempre si tratta di piccolezze che ci fanno star meglio con noi stessi; altre volte costituiscono una infrastruttura psicologica. Penso ad esempio al bugiardo patologico, ma non è il solo caso. E’ probabilmente una persona dotata di una sensibilità spiccata, ma che si ritrova a richiedere a chi gli sta vicino di dare conferma di queste ragioni, anche se esse non corrispondono al vero. Perché così si sente confortato. Continua a leggere

vivi coscientemente


Qui si parla tanto di antropologia. E di filosofia da poveracci. Sto però sviluppando una buona dose di ritrosia per questa autoreferenzialità. Per questo negli scorsi giorni ho perso la parola.

Vorrei invece cercare di parlare dell’oralità che sento nelle giornate, dei meccanismi molto netti che si stagliano davanti alla mia quotidianità; di quel meccanico che mi vuole convincere che i gay sono pericolosi per i suoi figli, perchè lo ha letto sulla Padania; del puritano che si convince che in casa propria tutto si può fare, perchè l’ha sentito in televisione. Non si parla di politica, si parla di viva carne, dell’aria che respiro.

Continuano ad esserci


Quanto possiamo incidere su noi stessi? Quanta comprensione dei nostri comportamenti e delle nostre vere pulsioni dobbiamo collezionare per aver la forza di cambiarli?

Si dice di ricordare il passato, imparare dagli errori. Non può essere che sia solo un’illusione, la possibilità di migliorare le cose vedendone la vera natura? Il riconoscere un mio errore fa sì che in futuro riesca ad evitarlo? Avere dimestichezza delle mie paure mi aiuta a superarle? E se dentro di noi fossero invece tutti meccanismi tanto millimetrici da non poter essere toccati con le dita, senza inavvertitamente romperli?

Giungerà un temporale, si vedono i movimenti dei nembi. Lo so. Non per questo smetterà d’esserci.

Forse possiamo solo aspirare ad osservare quella pessima abitudine, che – per quanti sforzi possiamo fare – continuerà ad essere parte di noi. E se la nostra anima fosse intrinsecamente elastica? Forse il meglio a cui possiamo ambire è ad un breve istante in cui la nostra volontà sagoma l’anima. Ma non sarà mai quella la sua vera forma a riposo…

Being Human


Siamo umani, e come tali abbiamo, tra i nostri buchi d’anima, il diritto di transumare. D’altronde i periodi ipotetici sono al mondo per questo. Servono per mettere un po’ d’ordine in alcuni dei nostri “se”.

Si può essere certi di uno scopo e poi perderlo in un giorno di pioggia. Si può avere una convinzione che poi si liquefa. In un attimo può cambiare la percezione dei nostri bisogni. E con essi il desiderio del momento. Continua a leggere

Un’occhiata al peggio


Ho voluto dare un giudizio morale, ho voluto tracciare un confine banale ed autoindulgente sebbene dare una lezione sia un qualcosa di odioso. E allora mi pare sia giusto dare anche un’occhiata al peggio, a tutti quei pensieri di cui non vado fiero: il non saper perdonare facilmente, l’intestardirsi quando non è necessario, e tanti altri. In realtà penso che Ginen non possa dirsi completo senza una buona dose di cattive pulsioni. A riguardo credo di non aver ancora trovato una mia voce diretta e coraggiosa senza essere volgare. Vorrei riuscire a scriverne come se avessi una semiautomatica puntata sulle palle. Un blog punk che potrebbe essere acuminato! L’Iraq versione diario.

Piccoli momenti fatti di cose inaffidabili


 

piccole cose inaffidabili

 

A ben vedere, è abbastanza vero che, nella vita, è ugualmente importante vivere scansando sia noia che paranoia. Cerco quindi di dosare nella ricetta della mia giornata, poche abitudini e ancor meno malumori.

Per questa ragione amo le piccole cose inaffidabili; in esse non perdo mai la speranza, perché in esse c’è più sale! Tutto nella mia vita è inaffidabile: le cose inaspettate, quelle note e quelle che stupidamente credo immutabili; lo sono tutte in egual modo, quasi che tutto fosse come un breve raffreddore che ti tiene a letto per una mattina e poi ti lascia. Sarebbe illusorio pensare diversamente. D’altra parte cosa è più inaffidabile dell’amore? Quel sentimento che giureresti ti porterai nella tomba e invece l’indomani al risveglio senti tanto lontano? Ma importa forse? L’effimero è parte del mondo e come tale dobbiamo accettarlo come parte di noi.

La vita è più interessante con te accanto


Lo confesso, m’è toccato di soffrire e amare; ho provato il gusto del sangue e del pane, ho stretto mani incallite e camminato in solitudine: son fatto della stessa materia d’uomo di chiunque.

E, leggero come una piuma d’oca, nel fondo e in superficie, sono sempre stato un entusiasta. Sono sempre stato un sognatore con una buona dose di ingenuità. Ho sempre saputo vedere il bello della giornata, anche quando diluviava. Continua a leggere

Umanizzare i miti


Fino all’anno scorso mi divertivo a frugare nel web cercando gli indirizzi di posta dei miei miti (uno tra tutti Tom Waits) per scrivergli il mio infinito apprezzamento direttamente.

Non mi è mai piaciuto andare per forum, o scrivere sui siti ufficiali. Troppo poco personale. Mi divertivo, fino all’anno scorso, a inviare email alle mie attrici preferite, magari invitando Uma Thurman a fare una capatina in quel di Milano per una cenetta casalinga o un cinemino. Giusto perchè, con un sorriso in volto, ho sempre pensato che – ogni tanto – anche coloro che vivono nel mondo a parte del gossip e dell’ultima moda abbiamo voglia di rimettere i piedi per terra.

Dall’estero non mi ha mai risposto nessuno :-( E questo mi ha sempre comunicato un senso di separazione… l’impossibilità di raggiungere i miei propri miti, e la convinzione che in effetti costoro abitino in un mondo a parte.

Da qui a non molto però mi sono buttato su twitter. Ho in questo modo la possibilità di sbirciare la vita quotidiana e i pensieri di attori e grandi scrittori. Ebbene… sappiatelo… cagano anche loro!

E’ veramente incredibile vedere come una supermodella sia un’appassionata di Star Wars, e frequenti le convention dei fumetti, o sapere che quando la fidanzata storica di  Jim Carry viene lasciata, io posso mandarle un tweet, sapendo che nel medesimo istante lei lo sta leggendo sul suo cellulare! Questo è forse l’esempio migliore per dimostrare la democraticità di questo magico strumento! Posso parlare con il direttore del mio giornale preferito, posso mandare un messaggio al nuovo interprete del Doctor Who chiedendo se torneranno mai i Darek.

I miei miti sono veramente in punta di dito, ormai!

Ogni tanto semplicemente giocare…


Le età di Lulù alle volte aiutano. Alle volte basta avere gli occhi e non il cuore, alle volte c’è solo un gioco di giorno e uno di notte, senza che intervenga il passato. Me lo ha chiarito un’amica l’altro giorno.

La condizione umana alle volte è condizionale; invero se si vuole è nelle nostre mani cercare un finale semplice, dove poter stare sotto un albero fiorito, aprire un libro e riposare, guardando una ragazza che tanto ci piace stesa accanto a te. E baciarla, non perchè non possiamo farne a meno, non con un desiderio incombente, ma solo perchè quel bacio ci accoglie semplice per quel che è, perchè quel bacio sta bene sotto un albero fiorito.

(c’è una grande verità spesso nascosta nella giovane età)

L’imbrunire dei racconti


E’ la terza volta in quattro mesi che delle ragazze, nel divincolarsi, si avvalgono della stessa medesima scusa. Inizio a credere che il sesso debole abbia poca fantasia, o che si siano messe tutte d’accordo. :-)

In questi quasi quarant’anni, di donne che mi hanno risposto picche ne sono sfilate legioni. Non le colpevolizzo certo per questo (a parte una!), fa parte del game of life e certo non me ne cruccio più di tanto. Provo però una certa tristezza nel vedere l’imbrunire dei loro racconti. Tutte le trame si assottigliano, quasi che le donne oltre i trent’anni vadano ad appiattirsi verso le medesime psicologie e le medesime psicosi. Hanno tutte gli stessi dubbi e le stesse paure.

Che, a conti fatti, si riducono a scusanti. E mi intristisce vedere come io riesca a riconoscere le loro difese psicologiche più di quanto ci riescano loro stesse. Se anche non lo faccio notare, alle volte per cortesia, alle volte perché non vale la pena diventare pedanti, io ricordo e noto tutto. Sono di natura analitica, e come tale vedo i particolari, correlo e traggo conclusioni. Sotto queste condizioni, la maggior parte di noi è molto trasparente.

Mi sento un poco offeso nel vedere come alcune persone cui permetto di avvicinarsi, credano che non capisca. E abbiano poca considerazione di me, da credere che sia più facile trovare un’escamotage, piuttosto che essere espliciti. Non è poco adulto? Punto.

Lettera aperta all’inquietudine (o l’arte di dissimulare)


Il bianco è un buon colore

per un nuovo inizio. Tabula rasa per un malumore da lunedì mattina che s’inasprisce di aspettative poco credibili; un istinto che mi conduce ma che è stemperato dalla ragione e forse, guidato un poco dal timore.

E’ un’inquietudine che vedo sulle linea della vita della mano sinistra, tracciata sui polpastrelli,

e che mi dura il tempo del sonno perduto. E’ una fede che dissimula sicurezza, ma che al contempo chiede, in modo aprioristico ma che – come sia possibile non saprei – non è assolutamente cieca. E si chiede e si chiede

se sia venuta a patti con le sue ragioni, tanto poco quanto io ora lo sono con le mie.

Quali sono i tempi giusti? Sono le ragioni d’abbandonarsi alla felicità che ci rendono migliori degli altri animali? Esistono delle regole per non essere morsi dalla bestia? Che non mi faccia scrivere di insensatezze ad ogni parola assaporata?

In un mondo in cui tutto scorre, forse vale la pena di dissimulare l’inquietudine per un momento. E’ un atto facile di docile vigliaccheria, ma che è tanto sottile da non lasciare poi segno nei cuori nè nelle menti.

E’ questa la tristezza del mondo.

Gira la ruota (quieting the lizard brain)


Tutti partecipiamo al gioco dei cambiamenti, non è una novità, ed onestamente, per me è un periodo singolare, di mutamenti invisibili. Quasi stessi cambiando pelle spirituale.

(è una cosa ciclica e quindi volevo buttarci sopra l’occhio della mente per un poco)

Come ieri, in ogni momento si potrebbero alzare i calici al cambiamento: chi cambia casa, chi ruolo, chi sentimenti, chi meramente la macchina. I rinnovamenti sono cose strane, non sai mai se amarli o odiarli. C’è a chi l’uniforme sta stretta e chi la indossa appena la vita gli e la porge. Probabilmente sono neutri, come i tornadi.

Sono un propellente. Volente o nolente – ti beccheggiano intorno. Ti penetrano l’amigdala anche se non ti riguardano. Per quanto mi concerne, il più delle volte sono i biscotti della mia colazione. Ma altre volte mi fanno perdere il sonno. Perchè?

Perchè vi sono dei momenti di chiarezza brutale in cui sai che tutto quel che desideri è nella tua stessa stanza, insieme alle risa, alla comprensione, e non vorresti che nemmeno gli atomi vibrassero; ma al contempo sai che, per quante solide basi tu possa aver posto, basta un volo di farfalla…

percezioni


Ho imparato una cosa col tempo: per ognuno che vede l’eschimese c’è uno che vede il pinguino. E’ solo questione di percezione.

D’altronde… Capirsi è già difficile da vestiti, pensate un po’ da nudi.

Se si è esposti, siamo allo sbando… spiegarsi e capirsi è sempre stata un’arte per pochi. Tra il dire e il non dire vince sempre il …