Mi lavo le mani con il disinfettante al piano dell’ospedale, e me ne vado. Ma avrei voluto poter aiutare lei ad andarsene. Sta a letto con un cancro inoperabile, ha quasi novant’anni e da ieri è gravissima. E’ sempre stata una persona fantastica, indipendente e forte. Ora il cancro l’ha mangiata tutta, ormai è ritornata ad essere del peso di una bambina. Per fortuna è sotto morfina, terapia del dolore sembra che si dica, ma non è quella la sua vera sofferenza. Non riesce quasi più a parlare, se non con uno sforzo enorme, lo fa soffiando fuori parole che quasi non riusciamo ad udire, non si muove ma ha la mente perfettamente lucida.
Fino a ieri avrei messo la firma per arrivare alla sua età come lei. Ma ora, così lucida, ed imprigionata in un corpo che non vuole cedere… Vi è una enorme tristezza nell’avere un corpo che ti tradisce. Due volte: prima facendoti crollare, indebolendoti, e poi impedendoti di controllarlo. Occorrerebbe veramente avere un bottone di shoutdown.
Ha salutato tutti, ormai. Ha visto accorrere al suo capezzale tutte le persone che l’amano. Ogni tanto alza il braccio scheletrico per fare un segno della croce, o alle volte per mandare un debole bacio a chi le sta davanti. Ha a malapena la forza di respirare ma ogni volta si sforza di togliersi i tubicini dell’ossigeno, perché è in pace con la morte e vorrebbe farla finita. Mentre è in guerra con la vita.
Il corpo, ormai tanto indebolito non vuole spegnersi. Non ce la faccio più, lasciatemi andare… E’ stufa di questo stillicidio, lo capisco, ma tutto quello che si può dirle è di avere pazienza, non la si può prendere in giro, non può guarire, deve solo aspettare, chiudere gli occhi e avere il coraggio di aspettare. Dirle che ci mancherà. Non c’è bisogno di parlarle di consolazioni ultraterrene: lei è sempre stata pragmatica, sveglissima e decisa. E anche adesso lo è. Gli occhi ci scrutano e ci chiedono di aiutarla. Ma non c’è alcun accanimento terapeutico, sono solo antidolorifici, semplicemente lei è forte, anche adesso che non vorrebbe esserlo. Ci dice che vorrebbe una mano per andarsene, un colpo fortissimo… sussurra appoggiando una mano sul petto. E a me monta una rabbia fortissima perché siamo nel 2012 e non è ancora possibile accompagnarla nel suo ultimo cammino. Niente morte assistita, anche se la si chiede. E sono rabbioso anche perché la verità è che sono un codardo. Dovrei veramente trovare il coraggio di aumentare il dosaggio di morfina e poi fanculo alle conseguenze legali. Dovrei…, me lo ripeto. Ma poi mi lavo le mani, e non so far altro che salutarla e augurarle buon viaggio…