
la settima vittima
Immaginate di leggere che esiste una matematica femminile secondo cui c’è un maschio appetibile ogni trenta donne. Ecco, e ora immaginate di avere una chiara consapevolezza per la quale per ogni femmina appetibile ce ne sono, in pieno territorio di caccia, trenta su cui sarebbe conveniente mettere una bella X con un pennarello indelebile, giusto per non sbagliarsi. Questo significa che la probabilità che un “ragazzo d’oro e/o buon partito” incontri fortunosamente una “ragazza da marito” da far felice (secondo la nomenclatura un po’ desueta dei miei genitori) è proprio da lanternino. Immaginate lo sconforto!
Per fortuna, ripensandoci un poco meglio mi viene da chiedere in quali orride categorie possano ricadere tutti gli altri ventinove trentesimi di maschi in cui una donna si imbatte quotidianamente. Qualche scapolo impenitente, qualche sposato senza remore, qualche separato ancora preso dalla ex compagna, qualche finto giovane… ok, ma gli altri? Siamo proprio certi che siano tutto assolutamente inapprocciabili?
Mi fregio di far parte della categoria dei single scopabili secondo chiari principi di igiene, dialettica, colloquialità ed estetica. Chiederei una conferma ad amici e conoscenti che mi leggono, ma non volendo correre un deleterio rischio di smentita preferisco che i miei 99 lettori diano per postulato la mia dichiarazione decisamente poco modesta.
Da single non per scelta comoda, ma più che altro per abitudine all’indipendenza, non disdegnerei un rapporto che sapesse far suonare qualche campanello sia sopra che sotto il girovita. Ma la cosa non è facile, anche perché con il passare del tempo qualche confine minimo necessario, come è giusto che sia, lo vai tracciando. In una tale situazione, non accreditabile quindi sotto il nome di “innamoramento”, ben ci si accontenterebbe di condividere ogni tanto il letto, l’erba e il telecomando con la propria corrispondente femminea di single Scopabile. Intendendo con essa un essere di sesso femminile dotata innanzitutto di una chiara comprensione del significato dello status di Single.
Perché dico questo? Perché la mia piccola statistica mi porta a credere che mentre gli uomini per indole riescano ad abbracciare con facilità lo stile di vita single, con tutti i relativi pro e contro, la condizione di singletudine femminile ha spesso una caratteristica più altalenante: si dichiara apertamente tale; esplicita la propria indipendenza da un singolo pene asserendo che per nulla scambierebbe la propria libertà; fa delle vere e proprie battute di caccia con le amiche circuendo il bello del locale girovagando per la Milano-bene e spandendo ferormoni ovunque… ma poi, svegliatasi la mattina nel di lui letto, si impadronisce del 95% dello spazio mentale libero nell’uomo. Lei magari non ne è cosciente ma, tornata a casa, scatta il cronometro e se lui non le scrive entro le dodici ore partono tutti gli allarmi. Si chiede perché lui non le ha offerto il suo spazzolino, o perché non l’ha abbracciata nell’addormentarsi, o perché non le ha chiesto cosa fare nel weekend.
Il fatto è che il diavolo sta nei dettagli. Gli uomini lo imparano fin da piccoli, e quindi quando una donna emette quei brevi segnali di instabilità emotiva, non connessi ad un periodo premestruale, si fa subito prudente. Per questo non esisterà mai un censimento del maschio scopabile: questa rarità statistica ha imparato secondo necessità a passare sotto i radar femminili.
Infatti, è prerogativa dei single poter declinare un palese invito ad accoccolarsi dentro una patata, per scegliere invece di essere per la serata il pieno padrone del proprio telecomando, ed evitare magari di dover l’indomani far una copia delle chiavi.
In certi luoghi ci si arriva per caso. Ma quando ci si è, si può decidere se restare o andarsene.




Essere accomodanti è, alle volte, una bella rottura. La gente pensa che si tratti di una semplice reazione di disinteresse, l’avere pochi spigoli da smussare, il riuscire a trovare sempre un punto di pareggio, quasi a dire che si dà poco conto a quel che si sente, o non val la fatica di rivaleggiare coi pensieri altrui.
Dunque, stavo gozzovigliando su uno dei tanti social network da single, e – imbarazzato di questi stessi pensieri – mi chiedevo come fosse possibile che ci fossero tanti cloni in giro. Per un attimo ho pensato che tutti i cloni in Guerre Stellari avessero un corrispettivo femminile e si fossero iscritte ai social network 


Siamo umani, e come tali abbiamo, tra i nostri buchi d’anima, il diritto di transumare. D’altronde i periodi ipotetici sono al mondo per questo. Servono per mettere un po’ d’ordine in alcuni dei nostri “se”.
L’anno scorso ho dichiarato una piccola guerra civile. Contro me stesso. Inconsapevolmente. Contro una forma di incompletezza, di mancato equilibrio – quasi le giornate passassero come un episodio monco nella mia vita. Ammetterlo è stupefacente anche per me. Io, che mi sento da anni ormai una persona risolta.
Lo confesso, m’è toccato di soffrire e amare; ho provato il gusto del sangue e del pane, ho stretto mani incallite e camminato in solitudine: son fatto della stessa materia d’uomo di chiunque.


