Non so quanto valga per gli altri, quale sia la somma totale dell’empatia che c’è al mondo, né se il mondo sarebbe migliore se tutti riempissero la brocca davanti all’acquaio, invece di svuotarla.
Quel che posso dire è che ci sono delle volte che mi sento più vicino alle cose che alle persone. E mi sento nomade. In questi momenti mi piace affondare le mani nella terra – ne sento il bisogno – per alienare l’animo, per allontanare l’umana forma nel silenzio. Prendo il sassofono e vado in un campo o pagaio fino al centro del lago e mi pare di capire di più il respiro rassicurante dell’erba attorno, piuttosto che le persone.
Io non credo nel combattere, ma nel farsi valere. Credo fortemente che si debba chiedere fortemente , dire quel che si vuole, ma non sempre quel che si crede, perché questo può far più male o più paura. Oddio forzare la mano. Bisogna saper mediare per saper vivere. Ma alle volte capita che ti si parino dinanzi persone poco recettive, intransigenti nella loro visione. Eppure non mi è mai parso un grande sforzo far perdere di severità la voce, smarrire le sicurezze per qualche dubbio.
Sebbene sappia che le persone alle volte hanno bisogno di tempo per dar credito alla fiducia, per pensare, e hanno bisogno di essere incentivati, spinti e guidati nelle scelte, io non credo molto in questo corso delle cose. Occorre sapere simpatizzare in un’inerzia naturale. Impudentemente.
che poi quando vai a vedere da vicino, magari quelle persone un poco intransigenti e che si ostinano a ostacolare il naturale ocrso della vita, a negarne il senso, alla fine probabilmente la pensano come te, solo che non si accorgono di come sono in relatà…
sì, in effetti è proprio così: non si rendono conto di quanto siano ingessati!
scogliera a picco sulle cose ben dette, come hai ragione!
fulì, io quando scrivi così t’abbraccio! e basta ché poi mi commuovo come una sciacquetta. ma lo sapete che il primo agosto siamo tutti e tre a barça? sco prepara il vino bianco fresco.