Ginen

il momento giunge per noi di vivere secondo 3 parole

Tutto quello che so di Edinburgo e non mi avete mai voluto chiedere (parte II)

lascia un commento »


P8160054Ritorniamo col pensiero ai giorni passati ad Edinburgo… qui la prima parte dell’escursus.

La città

Possiamo semplificare dicendo che Edimburgo ha una zona alta e una zona bassa, all’interno del centro storico. Entrambe le aree sono ben conservate. Ricordo il primo colpo d’occhio che ebbi sulla città, quando per la prima volta uscii dalla stazione dei treni in tardo pomeriggio, ed alzando gli occhi vidi la rocca del castello illuminata. Un colpo di fulmine. Molta parte della zona centrale della città è “storica”, con edifici secolari, con palazzi che si alternano a piazzette, musei, teatri e via così. Il tutto molto ben conservato. E’ un po’ come essere in una grossa Brera milanese che si espande in tutte le direzioni!

Vi sono quindi due cuori pulsanti di Edimburgo. Il primo è quello di Grossmarket, la città bassa, dove i pub hanno i tarli nel legno, e tutti bevono la Strong Ale, e gli edifici sono più neri e fuligginosi. Qui si trovano anche gli ostelli più economici. Il secondo cuore è la Royal mile. Ovvero quella strada, lunga un miglio che parte dalla cima del castello e scende fino alla base dell’Arthur seat, dove è anche allocata la “casa di campagna” della regina. Ovvero la residenza scozzese della Predatrice, colei che governa, e ha portato via agli scozzesi la pietra del destino. Questa strada è chiamata così perchè era il miglio che il regnante appena incoronato percorreva per farsi vedere dal popolo. Anche la royal mile ha due anime, la parte alta è piena di negozietti di souvenir, di pub famosi e sempre pieni di turisti, e la parte bassa dove le attrazioni si diradano, si diradano i turisti – impauriti di dover poi ripercorrere la strada in salita – e appare qualche fregio sulle case più autentico ed è più facile trovare negozietti di dischi usati, che cappellini di Nessie. Per chi si avventurerà per le piccolissime ed oscure trasverse della royal mile (i famigerati Close) si apriranno scalinate a picco che nascondono tanti angoli bellissimi. Vi suggerisco per esempio di prendere uno dei primi dopo la rotonda del castello e giungere alla piazzetta dove c’è anche il museo degli scrittori. Lì, ancorato al passato c’è il Jolly Judge, un pub originalissimo (no food, only drink) , dove potete uscire dalla bolgia turistica per qualche mezzora . Questo è solo un esempio dei giardini nascosti che la città conserva intatti.

Quando avrete fatto il vostro dovere di turisti…

Percorrendo le strade

spero che abbiate capito che io reputo fondamentale andare alla scoperta della città. Consiglio quindi di non dimenticare le zone basse; quando vi trovate un po’ lontani dal centro guardatevi intorno e imboccate la vietta più silenziosa, o la più verde. Magari non vi troverete nulla, ma magari vi scoprirete un piccolo cimitero inglese, un thai take away, una panchina sbilenca. Imprimete nelle pupille quei momenti così che poi vi potrete buttare alla ricerca del museo preferito. Per un momento di pausa io amo indirizzarmi verso il giardino botanico; sulla strada incontrerete la zona più moderna della città, l’area più residenziale che solitamente è più spoglia e al confronto con la parte vecchia pare quasi meno viva. Ma poi si giunge al Giardino botanico dove potrete adagiarvi e riflettere su quando trasferirsi a vivere lì.

Il meglio è gratis

Parlando di arte, ci sono sicuramente tanti bei musei da visitare, ma personalmente trovo imprescindibile solo la National Gallery of Scotland, che si trova in un bellissimo edificio, caratterizzato da tante stanze esagonali comunicanti che permetttono di gustare a pieno gli strepitosi quadri che vi sono conservati. La grandezza di un popolo si vede anche dai particolari per cui l’arte scozzese è a disposizione di tutti gratuitamente. Infatti l’ingresso è ad offerta libera. E’ un luogo mai affollato e che comunica pace. Vi consiglio di visitarlo, ne rimarrete entusiasti. Se avete poco tempo evitate il piano superiore dell’arte italiana, e invece gustatevi la piccola sezione sotterranea degli autori scozzesi, dove troverete veramente delle opere di grande impatto emotivo!

Le birre

Tutti i pub hanno la Guinnes, come è buono e giusto che sia. Ma per il resto, ogni locale ha la sua specialissima. Onestamente, riesco a bere la Tennents solo in Scozia, è molto più corposa e carica di sapori. Quella che spillano al Deacon Brodie è ottima. Apprezzo moltissimo la Caledonian, ma veramente c’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Se invece siete più tipi da whisky, mi dispiace ma non vi posso consigliare. So che esistono dei locali che hanno un centinaio di diversi whiskies, ma personalmente mi piace berlo a casa, quieto, quindi di solito compro una bella bottiglia di Glenmorangie e me la spupazzo nella maggione, non nei locali.

Infine eccomi a darvi un’idea del

Il festival

Una volta all’anno, per un mesetto, la città impazzisce. Tutti – ma proprio tutti – si trasformano in Performers, il che significa che si dedicano a qualunque attività artistica gli riesca meglio, o gli piaccia. Per un mese la città si trasforma in una fucina incontenibile di comici, artisti da strada, giocolieri, mimi, di tutto.

Per tutto il mese, in tutte le ore del giorno e della notte, in ogni posto ci sono spettacoli. Li troviamo in ogni chiesa, in ogni pub, in ogni teatro, in ogni museo viene organizzato qualcosa. Si può trattare di concerti celtici nel museo della scienza e della tecnica, spettacoli di lirica in strada, spettacoli comici all’underbelly, balletti nel grande magazzino. Possono essere a pagamento o gratuiti. Possono essere fatti da compagnie di attori stranieri, o da ragazzi delle scuole che mettono in scena delle trame assurde con protagonisti gli zombie. Quest’anno in 4 giorni ho visto venti spettacoli ufficiali, tra cui il costoso e famigerato Tattoo, la parata militare ufficiale che viene fatta proprio dinanzi al castello.

Ma il meglio è l’aria che si respira. Non puoi sederti un minuto su una panchina che subito un paio di ragazzi ti porgono il loro volantino e ti invitano allo spettacolo di pausa pranzo, e magari ti offrono pure una tazza di thè. Per tutta la città sono allestiti chioschi dove mangiare l’Angus Burger o il fish and chips. Ci sono infrastrutture che paiono palloni gonfiabili con la gente sempre in coda per entrare allo spettacolo del momento.

Per dare un’idea, il programma del Fringe comprendeva circa 300 pagine di spettacoli. Poi ci sono altrettanti spettacoli del Festival gratuito, e poi gli spettacoli più seriosi e ufficiali.

Ma lo splendore del festival è vedere una città che non dorme mai, la cui popolazione per un mese triplica, e veramente ognuno può mettersi in gioco!

Scritto da fuliggians

agosto 30, 2009 a 10:29 am

Lascia un Commento