Matematica batte biologia due a zero


La prima volta che entrai in quelle aule di legno storiche, odorose di algebra e chimica capii che lì avrei appreso le cose più affascianati che avrei mai potuto pensare in vita mia.

E in effetti fu così. Sebbene molta matematica l’abbia studiata senza alcuno scopo pratico, ma per lo più per la sua bellezza intrinseca, ho adorato ogni momento di ingegneria (che non fossero gli esami!).
Difficile, sì, ma allora adoravo spezzarmi la testa su argomenti tesi a creare ordine nel mondo. Pensare a quegli uomini che erano tanto addentro i loro studi da saper andare oltre; estrapolare nuovi concetti è in assoluto la cosa più intensa che una mente possa fare. Un po’ come riuscire a scrivere qualcosa che nessuno ha mai scritto prima.
Mi ricordo in quelle aule legnose a discutere con gli amici di improbabili teoremi, a risolvere problemi, a farsi un’idea dell’andamento della velocità della luce, del cogliermi a cercare di capire quale dovrebbe essere la complessità di un’equazione fisica descrivente lo sciabordare di un’onda sulla spiaggia… il tutto integrato con le scopate giovanili. Che meraviglia!
E’ vero che la velocità con cui mi si muovevano i pensieri in testa allora sono un multiplo di quelli di oggi.
Ma il modo in cui insegnavano alla fine era qualcosa di men che affasciante. Se da sè non si riusciva a scorgere le montagne dietro la termodinamica, nessuno ti spiegava che era qualcosa di più che un accumulo di enormi equazioni da memorizzare dinanzi ad un vecchio soporifero. La termodinamica è una descrizione del dell’aria, un’immagine del mondo che si muove, migliore di qualunque romanzo. Perchè è rigorosa.
Non mi piacciono molto i libri di divulgazione scientifica, perchè spesso si posizionano in un punto che non è ne narrazione nè rigore. E’ un misto che cerca di semplificare concetti profondi. Spesso non fanno altro che mostrare una piccola luce alla fine del tunnel. Non ti mostrano nulla veramente. Preferisco allora libri che di scientifico parlano come se fosse una narrazione pura, che raccontino i concetti dietro le grandi forze fisiche che ci governano con delle gran belle metafore, ma che non cerchino di andare nello specifico. Questo lo lascio per i libri scienfici, gli articoli e le dispense. Si parte dai postulati e si arriva a Godel, morendo un passo alla volta, soffrendo. Questo è euforico.
Quando poi feci il dottorato, e  mi addentrai nelle profondità della ricerca biologica, capii che per quanto la ricerca di medicina molecolare fosse complessa, affascinante per il limite infinitamente piccolo a cui si vuole giungere, non era altro che un’accozzaglia di ciechi, con  in mano un bastone che cercavano di capire la direzione migliore in cui andare. La ricerca sulla materia viva (in wet) è intrinsecamente limitata dalla fisicità, dalla vita stessa, mentre la matematica può librarsi libera su spazi molto più ampi. Le tecnologie che abbiamo ci permettono di dire poco e in modo insicuro, lo studio della matematica, invece, ci ha dato E=mc2. La comprensione di un angolo di universo. Non un’idea vaga di come si legano le molecole, e non un’indizio su cosa guidi veramente l’evoluzione.
La creatività che è possibile nelle materie scientifiche pure non è paragonabile a null’altro. Programmare è come creare, è una forma di poesia, ma anch’esso, essendo asservito a un compito, rimane poco scintillante. E quindi è stato vero che durante il dottorato ho avuto ben poche occasioni di alzare ancora di più lo sguardo sul mondo rispetto quanto avevo fatto all’università. Pochissimi momenti di maggior comprensione della bellissima simmetria di quanto ci governa, sebbene a microbiologia sia lo sguado più affilato che si possa teoricamente avere.

In realtà l’unica conclusione generalista a cui sono giunto durante il dottorato è sto che il nostro DNA è una sorta di software programmato male …


[continua]

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