istantanee di te


Morbide,
le colline, ci accolgono
nel loro grembo di vita.

E,
intorno,
mattoni sparsi
e calce disgregata,
sostengono ormai
nuove forme.

Il profumo
di germogli e di miele
accompagna quello,
indecifrabile,
della tua pelle.

Mentre il sole,
leggero,
ti accarezza con me
e il mio grigiore.

Da una roccia,
rinasco,
ad ogni tuo sussurro,
plasmata dalla tua tenerezza,
riconciliandomi con la mia.

Tra il groviglio
della mia oscurità,
ritrovo,
nel sorriso gioioso dei tuoi occhi,
un sentiero di luce meravigliosa.

Inaspettatamente,
tra quelle rovine,
un primo fiore,
mi riporta alla vita.
E,
nella morbidezza dei suoi petali
riscopro
il senso dei colori.

Sfiorandoci appena,
la Primavera
ci invade.

- Stefania G.

Lei è il mio uomo


Quanto sei bella, denudata d’ogni inganno, bellissima e odorosa
come di foglie, di frutti, e di legno piovoso.
Quanto sei bella, spoglia d’ogni malizia, vestita del mattino nebbioso
e vera! Vera come la passione, come l’impeto d’onda che conduci in mano.

Ogni tua parola sussurra, con gli occhi a far da frontiera,
che sulla terra non camminiamo soli…
Veramente sei la mia primavera… sulla fronte, sul mento, sul naso adunco
la tua anima è nuda sul mio affetto, i tuoi sono i sensi del rigoglio
a volte fievole scroscio di rami, a volte forti come un fiume inquieto!

Rivelami, donna che s’accascia leggera e profonda, dove trovi quel fuoco?
Come puoi, con una voce tamburo, accompagnare il mio pianto, e ridarmi il riso?
Sei l’unica – giuro, l’unica – che, se anche molto hai patito, sincera e ferita,
con la tua acqua dolce disfi le mie lacrime…
col tuo vezzo e il tuo canto gioviale, snodi il mio cuore…

Come non potrei divorare con gli occhi quel che sei per me oggi!
Con un sentor c’amo – è dolce lasciarsi scorrer via al tuo richiamo,
è ancor più dolce star qui ogni volta, con quel che m’hai portato:
eccoli! I tuoi folli lampi di gioia, che si mostrano a me piano
il tuo meriggio dell’amore, straripante d’atti e parole, quasi fosse il mio…
ecco il tuo dorso tremante, il tuo collo azzurro ove scorre l’ardente voce
e il tuo corpo sempre presente.

Tu sei mia sorella, la mia piccola sorella inabissata in me.
Alle volte stanca, alle volte senza parole…
Alle volte sognante di labbra, sempre calda nel sangue quanto l’amore…
Tu, scintilla nel vento, tu mi sei dentro, come l’inverno che viene.
Tu, croce sull’anima – mano sul cuore,
tu sei qui, cara amica
iridata di vita,
malinconica in fiore.

Verso Sud


Al selvatico splendore! Al torso, al folto, alle acque verdi!
Verso il sud del suo fianco, che alla terra appartenne
con le notti e gli albereti d’occhi ch’ebbe.
Al sud! Verso quel che ci spinge a vivere.
Andar al sud dei suoi fianchi, senza vesti né pianti
perché ne sentii il profumo poggiarmi in testa,
col suo nome che sulle labbra resta; più doloroso, più candido che mai.
Andar verso sud, lungo un esilio dove ogni dormir fu quieto,
verso il sud del suo fianco! Per raccogliere in un manto
ogni bocca, e come d’incanto, ogni suo bacio…

(Basàr la fantina)


La tua bocca – tellina di mare, quest’oggi m’uccide.
Beccheggia – velame sull’acque scure, tra lingue ancor più brune,
ed ha un andare che non dice di fedi e d’amori, ma ne cinge.

E io vi succhiavo, stretto a lei – alla deriva, spuma in furia,
e v’andavo, sulla giovanil ala, come alla nave naufragata e carica d’ori.

La tua bocca – flutto salato tra i flutti, fa il bene e il male.
Lascia un terriccio benedetto sul mio collo, ove ancora risale,
e vi resta, come conchiglie in collane ormai consunte dal bagnasciuga.

La tua bocca che onoro – pinna in fuga, con gli anni sé fatta
perla d’acqua – a volte benvenuta, rivolo vivente, umida falda
voce di sabbia, radice d’alberello marino che s’innalza,
a riva svetta ombrosa, e mai cambia…

E io quest’oggi vi vado a morire, o Venere delle mie labbra
perché io – sebbene per l’addio disperi e al morso pianga,
al tuo quest’oggi ancora incedo.

La ballata dell’amore anarchico


Bum bum
il nero porporino
il verde malachite
il rosso giacinto
il blu smerlato
il puzzle è completo
un poco ho bevuto
Bum bum
nel cuore sei sparita
la ballata s’è perduta
l’anarchia è finita
Bum bum
mi metto la giacca
annodo la cravatta
spengo la luce
chiudo la porta
abbasso la voce
Bum bum bum
c’è chi vive e chi muore

Perché in due tutto viene meglio


Noi metteremo carne e ossa sull’amor mite,
e con esso un vestito all’inverno e un manto all’estate,
portando doni palpitanti, riposando abbracciati,
con gli occhi persi in un gioco di rimpianti…
Coi nostri corpi che profumano di primizie,
corpi che s’avventano a volo d’uccello sulle labbra e si scambiano baci gioiosi,
corpi che hanno spigoli e ossa a campanile
e che intrecciano l’anime con voci sussurranti,
coi nostri corpi stenderemo un lungo abbraccio sui sensi che sbocciano,
ogni giorno tesseremo desideri sui seni tremanti.

Noi daremo carne e ossa all’amore sopito,
ed alla notte che sbrina sui boschi e sugli amanti nascosti
solo il ricordo del nostro caldo, soffice respiro.

Il corpo come reato sentimentale


A stento, a letto, vesti una penombra carnale
e una bocca di serpente.
Ogni sera, le tue anche a pera
paiono calarsi in me rassegnate,
paiono cullarsi della pace notturna
ondeggiando come orchidee senza corolla,
danzando lì, dinanzi a me, tra l’alba e l’ombra.

A stento, a letto, vesti un nome riconoscibile
e un’inaspettata avidità.
Ogni sera, sui tuoi seni a pera
s’apre a nuvola la mia tremante mano,
mano smarrita tra nascimenti di passione,
mano tramontata su colli spogli di ricordi.

A stento, a letto, vesti una goccia di sudore,
poi ti fai pagare per quelle poche mezz’ore.
Il tuo sesso enigmatico
mostra appena un rossore da sposa,
ed, alfine, sulla tua fronte quasi germogli…
al pari d’una rosa.

Del perché è meglio conoscere la genealogia sentimentale della propria donna


Sono cose di tutti i giorni: incontrate una ragazza, vi piacete, vi frequentate. Entrambi avete degli ex, visto che entrambi avete sangue che circola e siete vivi da più di quindici anni. Capita mille volte al giorno. E per la maggior parte delle volte, assoggettati come siete dal trasporto passionario, non vi interessate minimamente del passato dell’altra persona. Davanti al volto di una donna che vi piace fate un bel reset, e la captate quasi fosse libera dal passato che l’ha portata ad incontrarvi.

Bip bip! Allarme! Le famose colpe degli altri dovrebbero al contrario, essere un elemento da tenere in forte considerazione. Conoscere la retro-copertina di una persona, magari vi fa fiutare che un trauma passato ha menomato l’amigdala della vostra potenziale dolce metà in modo rovinoso, trasformando la suddetta in un concentrato di sfiducia e gelosia. Oppure, il passato di una persona potrebbe tornare a bussare alla sua porta una notte d’estate, e lei potrebbe capire che ancora tiene a quel passato più che al suo presente.

Vi racconterò una storia. State attenti perché è una storia seria ed importante.

Diciamo che incontro una ragazza assai promettente. Faccio lo splendido per qualche tempo e in breve tempo si sviluppa una calorosa amicizia. La frequentazione continua, tanto da aver l’occasione di parlare anche del nostro passato, e quindi vengo a sapere, così en-passant, che ha lasciato il suo gelosissimo ex fidanzato da ben più di qualche mese fa; sebbene costui continui a tormentarla per telefono e sul lavoro. Io al momento, preso dalla vista di un bel seno, non do molto peso alla cosa.

Una sera, siamo lì, a casa sua, abbracciati nel dormiveglia quando, all’improvviso sentiamo uno strano rumore giungere da fuori della finestra. Mi sporgo e vedo questa scena: la mia moto è in fiamme. Al contempo inizia a squillare ossessivamente il telefono di lei. Naturalmente si tratta del suo gelosissimo ex che le ricorda la sua stronzaggine. Nel panico totale chiamo polizia e vigili del fuoco. Parte la burocrazia nella stanchezza della tarda ora. Comunque, chiuse le formalità, passate due ore e con dentro una rabbia folle, ci rimettiamo a letto.

Tempo dieci minuti e la mia moto è di nuovo in fiamme per la seconda volta! Facendo andare in fumo quel poco della moto che era sopravvissuto. A questo punto la polizia si incazza: si fa dare l’indirizzo del gelosissimo ex e si fionda a sirene spiegate sotto casa sua. A quel punto la confusione è massima. Il tipo chiama ancora la sua ex accusandola di ogni male del mondo, di avergli mandato sotto casa la polizia, e che avrebbe fatto una pazzia ammazzandosi. Al che i miei pensieri non erano poi molto nobili nei suoi riguardi. Sta di fatto che lei è addirittura costretta a calmarlo per telefono e convincerlo ad aprire alla polizia la porta di casa dove si era barricato.

Ecco.

Cosa ci insegna tutto questo? Forse che la conoscenza è sempre un bene primario? Che quando si incontra una ragazza occorrerebbe coscienziosamente approfondire i suoi trascorsi? Direi proprio di sì. Dopo lunghe e serie riflessioni ho cercato di stendere, per la comodità di tutti, le Regole minime preparatorie ad una relazione sana. Si tratta di calcolare un coefficiente di rischio:

  1. Indagate sul lavoro di almeno tre ex della vostra donna. Se uno di questi è un carabiniere o ha il porto d’armi sommate un punto.
  2. Verificate se uno o più dei suoi ex  è o ha un parente di fede che prevede l’evirazione senza anestesia. Sommate un punto.
  3. Vedete se la somma del numero di tatuaggi dei suoi tre ultimi ex è superiore degli  anni della tua donna. Sommate nel caso un punto.
  4. Verificate se tutti e tre i suoi ex sono diventati gay, o sono ormai sposati, o se almeno frequentano qualcun altro. Se così non è, sommate un punto.

Fatto questo conto, se il coefficiente di rischio risulta maggiore o uguale a 3 sarebbe opportuno farsi delle chiare domande. Tipo, la tipa scopa veramente tanto bene?

Per il solo fatto che esisto


esistereMi vien da sorridere quando in metropolitana, ogni tanto mi riesce di ascoltare di sottobanco, tra due fermate, lo scorrere della vita quotidiana. Donne che straripano nel parlare al telefono, e che inconsapevoli, condividono con il mondo sotterraneo i loro pensieri. O i dolori, dovrei dire, nel caso che mi è capitato oggi.

La ragazza, che potrei descrivere come belluccia ma non appariscente ha gli occhi lucidi. Nella carrozza ci sono poche persone per lo più silenziose. Io, che le sono seduto ad un metro di distanza, non posso evitare di ascoltarla. Deve essere stata in rotta con il fidanzato, e dice una frase che mi rimane attaccata per quanto sia uno dei luoghi comuni maggiori mai sentiti in amore.

[...] vorrei qualcuno che mi amasse veramente solo per quello che sono. Solo perché esisto. [...]

Lo diceva quasi che fosse scontato, una sorta di normale obbligo morale universale che qualcuno venga amato solo per il fatto di respirare. Beata gioventù! Non le è balenato in mente che forse non è così; forse il fatto di esistere non ti garantisce l’essere automaticamente amabile. Magari non ti accorgi di esserti costruita una forma inerziale, con un cuore colmo di superbia o di egoismo. E in una tal melma esistenziale è ben difficile che i sentimenti attecchiscano.

Non voglio certo colpevolizzare la ragazza che parlava; non la conosco, e magari è la persona migliore del mondo ma incappata in una serie di tristi sfortune. Anzi, ad ascoltarla tanto amareggiata, mi sono ritrovato a provare per lei una qual pietas. Ma abbandonarsi al fatalismo, credere che esista un diritto di nascita, un diritto civile del cuore è pericoloso.

E’ più probabile che esista un diritto penale del cuore. E comunque, piuttosto che essere amato solo perché sto in piedi e ho una corteccia cerebrale, preferisco scegliere di calare in una democratica inesistenza.

Il termine di paragone


clock_10mIl termine di paragone alle volte è un meccanismo mentale che ci rovina. Quella volta che tutto è stato come stare dentro un orologio perfettamente oliato, quella volta che hai riso a più non posso, quella persona che ti faceva prudere le dita come nessun’altra.

Mi racconta, la mia amica, di quell’impressione di imbarazzante sospensione di interesse che ha provato quando è capitato di uscire con un paio di uomini da poco conosciuti. E ritrovarsi a pensare “ma perché io devo essere qui quando potrei stare a bere e ridere con i miei amici di sempre?. - Che poi mi tocca fare fatica per far capire a questo tipo che non sono interessata senza sembrare una stronza ingrata…”

Cara amica mia, fai un grosso errore paragonare qualcuno che per il momento è un emerito sconosciuto e con cui magari non è subito scattato un feeling intenso, con una compagnia di amici che si conoscono da 25 anni. E’ come mettere una pietra grossa come una casa su un possibile rapporto. Uccidi l’ape che potrebbe dare il miele solo perché non ronza come vorresti.

Non puoi chiedere che ci sia la stessa sensazione di rilassata confidenza. Noi ti conosciamo per quella che veramente sei: per i tuoi momenti difficili, per i compiti di inglese copiati, per le ore di studio comune, per quando eri troppo magra, per i rapporti andati a male, per le feste di fine anno, per le chiacchierate ormai dimenticate sul muretto della scuola, per i pullman presi insieme, per le cene sguaiate, per i momenti mezzi addormentati, e per mille altre cose.

Non potrà mai essere così con qualcun altro, se non con il tempo. Bisogna investire e crederci in un rapporto che si vuole rendere vero. Ed intenso. Il termine di paragone è impietoso. Non credi? Certo, si può passare da un capodanno all’altro con un rapporto superficialmente soddisfacente. Anche questa è una scelta, meno dura da portare addosso, almeno undici mesi all’anno. Perchè l’alternativa non soltanto è impegnativa, ma può anche essere paurosa. Significa aprirsi moltissimo, mostrare le tue parti molli a qualcun altro; quella parte di te che i tuoi amici conoscono e comprendono e sai che non maltratteranno mai.

Basta con le banalità per questa sera. Buona notte a tutti

 

 

 

La scala cromatica dei limoni


limoniSempre nell’ottica di semplificare quel totale, caotico, irriconciliabile disastro che sono le incomprensioni dovute ai difetti di comunicazione tra uomo e donna, credo che sia vitale, nonché moralmente doveroso portare avanti una civile edificazione di un linguaggio comune.

Oggi ci concentreremo sulla scala di valori delle risposte che possono essere date quando (non si sa mai quando, dove e come potrebbe capitare) ci capita di uscire per un intero minuto con qualcuno e quindi avere il tempo di esprimere o di sentire esprimere il facile concetto che potrebbe essere sintetizzato nella frase:

Vorrei proprio tanto cucinarti una torta

E’ bene conoscere e non invertire le posizioni perché potrebbero conseguirne grosse delusioni. Quindi ripetete tutti con me, scandendo bene le labiali : 

  • fuck, no
  • no, thanks
  • eeeeh
  • not sure
  • i’d give it a shot
  • sure why not
  • omfg yes
  • there go my pants
  • holy fuck take me now

Questa è la nomenclatura ufficiale. Usatela con giudizio ed onestà.

Nerd ma felice


354100Ohmiodio! Anche quest’anno che sta per iniziare mi vedrà felice possessore di una buona dose di nerdizia. Un po’ di sana idiozia nerd.

Ed infatti eccomi tradizionalmente a letto dopo la ugualmente tradizionale maratona natalizia, dove si è impunemente mangiato, bevuto, mangiato e ancora bevuto, giocato a carte, gossippato, riso riso riso. Insomma, ieri ero il perfetto figliolo: ho aiutato in cucina, posizionato le sedie, aperto i vini, ho fatto il gentile e galante con le zie, ho preso in spagoletta i nipotini correndo su e giù per la stanza, ho accompagnato a casa gli stanchi e gli stravolti, ho raccontanto del mio lavoro (on  demand), ho preso in giro un po’ tutti con del sano umorismo, ho introdotto in famiglia la tradizione dei british crackers. Ora però è il ventiseiesimo giorno di Dicembre e sto sotto la mia coperta natalizia con i titoli di coda che scorrono dello speciale di The IT crowd, e pronto a seguirlo l’altrettanto speciale natalizio del Doctor Who. Ho sulla mensola di fianco un bel tazzone di caffè americano e una fetta enorme di pandoro.

Mio dio quanto sono nerd.

Certo, sarebbe ugualmente piacevole essermi svegliato abbracciato ad una bella donzella nel letto, entrambi sorridenti per la bella giornata passata, e facendo colazione a letto insieme, chiacchierando di facezie e baciandoci, accendere il mega video e ridere insieme della faccia di plastica del Buon Dottore. Nulla è meglio che condividere qualche piccola nerditudine quando si ama.

 

Il miglior patè natalizio che potrete mai assaggiare nella vostra miserevole vita


salivazione_intensaCerto, quello vero potete assaggiarlo solo se invitati sotto Natale a cena da mia madre. Però la ricetta trascritta fedelmente potrebbe farvi comodo. Vi avviso: è in assoluto la cosa più vicina alla dimostrazione che un dio esiste che abbia mai incontrato. E quindi, come tale è fondamentale tenerlo in serbo per le occasioni speciali. Non si beve sempre un Chateau Lafite Rotschild.

Cosa serve

  • 2  h di fegato di vitello
  • 2 o 3 fegatini
  • 1 costa di sedano
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 1 sorso di cognac
  • 1 bicchiere scarso di Porto
  • 1 foglia di alloro
  • un po’ di maggiorana
  • 2 h di burro
  • sale e pepe

Come si prepara

In una pentola faccio sciogliere un etto di burro e quindi ci aggiungo le verdure tagliate a pezzettini. Mentre cuociono occorre aggiungere il bicchiere scarso di Porto, la maggiorana, sale e pepe QB (poco pepe, mi raccomando). Le verdure devono diventare belle morbide.

Mentre le verdure stanno cuocendo, preparare in una altra pentola larga il fegato insieme ai fegatini, l’altro etto di burro, la foglia di alloro e una spruzzata di cognac. E’ meglio tagliare il fegato sottile in modo che possa essere cotto solo per 5 minuti circa.

Lasciare intiepidire entrambe le pentole e quindi frullate il tutto insieme.

Mettere in frigo. Non serve gelatina o nient’altro. E’ perfetto così.

Eccedete con la salivazione!

Alla cortese attenzione di Natale Babbo


cartello_stradale_rennaChetelodicoafareh! Non è che ti perdi la letterina anche quest’anno, né??

Sappi che è dura essere buoni tutto l’anno e poi ritrovarsi con un bel pugno di mosche in mano. Se continui così inizierò a pensare che anche tu hai un cuore politicante e inconcludente. Manco ti avessi chiesto una Jaguar nuova fiammante. E niente scuse, le renne non te le hanno rapite i re magi!

Beh, quest’anno vorrei tanto che buttassi un occhio alla mia letterina, scritta fitta fitta. Continua a leggere

Lunchbox


imagesIl pranzo, come alle volte la pausa caffè, è ricettacolo di pensieri, passioni verso cui siamo spinti e non possiamo non dar voce. Perché chi ci accompagna mentre mangiamo ci accompagna istintivamente nello spirito. Ho visto oggi il film indiano Lunchbox, e mi sono trovato a desiderare trovare qualcuno con cui parlare così semplicemente, così distrattamente vicino.

Un bubbone al giorno


vulcanOh, che gioia avere un vulcano per capello! Stasera mi sono alzato dalla scrivania e senza quasi accorgermene parlavo il Klingon. Per evitare che prima o poi gli occhi mi sparino fuori dalle orbite come in Roger Rabbit, eccomi quindi qui a sgranchire le dita sulla tastiera; per pensare a qualcosa che sia lontano una galassia dal lavoro, che liberi un po’ di nodi.

E naturalmente, per farlo parlerò di… Continua a leggere

Per quel nulla che si è detto


vitaQuesto mio fiato lo spendo ugualmente a fondo per le voci sfinite, per le voci gelide e vane. Non importa cosa. Per tutto quello che mi piace viene la mia voce. Fra tanto tempo (spero più possibile) avrò cose di cui rammaricarmi, forse qualche rimorso in un ticchettio di merdate, ma nulla da rimpiangere, perché se ancora non ho trovato un rifugio di regolari simmetrie forse è perché – in questa guerra di debolezze – non ho ancora perso l’abitudine al sogno.

Non ci sono orologi da guardare perché il tempo è una sporca invenzione. Non è mai tardi. E sebbene me ne fotta di quelle idee in cui il domani ci potrebbe trovare stecchiti, non vedo perché non dover dir tutto, e prendersi ogni tanto il disturbo di assaporare il sangue in bocca.

La vita, d’altronde non è un patto di commiato, ma un saluto di benvenuto.

 

Una delle sei o sette persone davvero meravigliose che ho conosciuto nella vita


GradinataHo iniziato ad incontrare persone meravigliose fin da piccolino. Dirò, correndo il rischio di fare la figura del mammone, che i primi due in assoluto sono stati i miei genitori. E ancora sono i miei modelli di vita. Questa assunzione non mi è arrivata, come spesso capita, in età matura. E’ una considerazione che credo di aver fatto per la prima volta già durante un tema in classe delle scuole dell’obbligo. :-) E ancora ci credo fortemente. Col tempo la convinzione non si è che rinforzata.

Ora, sgombrato il campo da questo postulato, Continua a leggere