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Certe linee blu sono una infamia (lettera aperta al sindaco Pisapia)

Gentilissimo Sindaco Pisapia,

le scrivo per sottoporre alla sua attenzione una situazione di cui forse non è a conoscenza e che ha ereditato dalla giunta Moratti.

La questione è presto detta, da mesi sono state tracciate tante belle righe blu per il parcheggio a pagamento nei dintorni del mio luogo di lavoro. Stiamo parlando di via Socrate, una piccola via traversa a Viale Monza. Si tratta naturalmente di una zona ben lontana dalla cerchia dei bastioni, e lungi dall’essere dentro le cerchie delle tre circonvallazioni. In effetti si trova all’estremo limite nord di Milano (tanto che la metropolitana relativa è Villa S. Giovanni, che è l’ultima fermata urbana). E’ una area, come potrà verificare con facilità, che di base è popolata da industrie e uffici. Il parcheggio in quelle zone non risulta mai complesso e non ha mai reso difficoltosa la circolazione. Spazi ce ne sono e sono sufficienti per tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, frequentano la zona.

Ebbene, mesi fa, la Giunta che l’ha preceduta, decise di dover regolamentare la sosta anche in quella zona. Non si capisce bene perchè, visto che non c’è una effettiva necessità di incentivare la movimentazione delle macchine, come è giusto fare in aree più densamente popolate o di interesse maggiormente commerciale, dove il cittadino fa commissioni o deve andare e venire per la propria attività lavorativa. Quella zona nord di Milano non ha mai visto ingorghi o parcheggi selvaggi su marciapiedi. Eppure, la giunta Moratti ha ben pensato che fosse cosa buona e giusta dover far pagare i cittadini per il diritto di parcheggiare in quelle zone. Le strisce blu e gialle sono state infatti tracciate praticamente ovunque (mi pare di ricordare in “bianco” solo una decina di posti nei pressi della sede della posta in fondo alla via). Quindi, a tutti gli effetti l’applicazione pedestre della normativa metterebbe ogni cittadino che lavora in tal area nella condizione di dover pagare una sovratassa – perchè tale sarebbe – per il diritto di fermarsi in una zona che – sfido chiunque a dire il contrario – non necessita in alcun modo di regolamentazione.

La cosa è sempre stata tanto evidente che fino ad oggi nessun vigile si è mai adoperato per dare una multa.

Ma ora pare che le cose debbano cambiare. E’ stato comunicato che dal primo giorno di Febbraio si inizieranno a dare le multe. Trovo triste che questa decisione poi avvenga proprio sotto la Sua amministrazione. Se abbiamo sperato in una cosa, con la sua elezione, è stata proprio la speranza in una maggiore giustizia sociale in questa città che giusta lo è stata molto poco negli ultimi vent’anni. Non vogliamo l’applicazione cieca di norme, vogliamo una città che non ci strangoli, che rispetti chi la vive , che faccia rispettare le regole quando esse sono giuste e necessarie, non quando servono solo a fare cassa. Altrimenti ci verrebbe da pensare che veramente non c’è la possibilità di costruire insieme una area metropolitana nuova, moderna e ben organizzata.

Nella speranza di riceve una Sua risposta,

colgo l’occasione per porgere i migliori saluti

Un cittadino

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Definirsi

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Single o meno, domina una assoluta imperfezione

Non mi sono mai messo d’impegno nell’essere single. E ugualmente non ho mai pensato fosse assolutamente necessario non esserlo.

Non ho in me un qualche imperativo a riguardo, ma un veloce bilancio rivela sicuramente uno squilibrio verso i periodi solitari. Nel mio altalenare tra vita di coppia e vita da single, posso concludere che mi è sempre piaciuta la vita di coppia, a parte quando diventava una insopportabile faida. Nessun pregiudizio quindi nel ripartire ogni volta con la stessa speranzosa voglia. Quello che non sopporto della vita di coppia è lo strascico che si lascia immancabilmente dietro alla sua fine. Non so se ci sia qualcuno che riesca ad uscire da un rapporto sostanziale e liberarsi dal suo pensiero il giorno dopo. Io certo non ci riesco.

Al contempo non ho mai associato la vita da single con maggiori occasioni sessuali. Primo Comandamento: sesso sì, ma con trasporto e desiderio. Non certo per liberare la palle. E poi diciamolo, la pigrizia inficia non poco. A meno di essere uno degli strafighi partecipanti del Grande Fratello, che frequentano chissà che ambienti promiscui dove -chissà – forse le occasioni si sprecano, la vita sessuale del single medio è subordinata da una intensa attività preparatoria. Uscite continuative (anche se vorresti vedere le repliche della Signora in Giallo in tuta sul divano), scorribande in feste noiose, e in locali che non senti tuoi. Personalmente trovo questo fare un modo di vivere artificioso, senza sostanza. E io non ho mai sopportato essere determinato come persona dalle mie stesse necessità sessuali. Me lo sgrullo e riprendo fiato.

La sostanza, per come la intendo, sta nella vita di coppia. Mi piacciono i ritmi, le condivisioni e gli impicci comuni. Mi piace non avere un sobbalzo se sento mentre dormo uno strano rumore vicino la porta. Ma non per questo perseguo il fidanzamento come ultimo fine.

Alla fin fine credo sia per questo che le vere occasioni non sono poi così semplici da trovare per me … la persona giusta al momento giusto, col giusto sorriso, sulla giusta frequenza, e la stessa voglia di aprirsi a qualcosa di più che se stessi. E’ un pentacolo ben difficile da chiudere.

Ad onor del vero, io vengo da qui: http://rumika.blogspot.com/2012/01/una-delle-mie-solite-sbroccate.html

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Sotto la voce Milano

Insomma, neanche una colazione al giorno riesco, alla fine a concedermi! Questa Milano da bere, è per me la Milano delle mille commissioni. Sono 4 giorni che praticamente alla mattina non riscaldo neanche l’acqua per un caffè solubile… cose da fare, correre correre correre, e quindi iniziare a lavorare presto per poter rubare qualche mezzora a fine giornata.

Che poi servisse a qualcosa. Sempre alle prese con la spesa, e poi non ho il tempo per cucinare. Scrivo all’amministratore di condominio perché una luce dell’ascensore lampeggia e stasera l’ascensore è rotto. Scende il freddo polare e la temperatura dei termosifoni è all’improvviso 30° C sotto la media. Chiamo mezzo mondo e mi risponde l’altro mezzo…

Meglio se me ne sto quieto quieto e non esco fino a primavera.

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[A so-called cultural moment § 2] Torna “Deal H”

 

Ci sono fumetti che finiscono con il rimpianto dei lettori. Non sono pochi gli esempi di opere validissime che però – misteriosamente – non riescono a trovare un pubblico proporzionale alla loro bellezza. Uno per tutti, ricordo i bellissimi titoli di Jim Shooter per la Broadway Comics.

Un’altra opera infinitamente interessante era “Dial H for Hero”, 25 numeri spettacolosi per testi e tratto. Poi il dimenticatoio.

Per fortuna, nei fumetti nulla muore mai definitivamente. C’è sempre qualche pazzo visionario, qualche Nerd dei piani alti che ha amato questo o quel fumetto e appena può lancia una giusta crociata per il loro recupero. Cioè, se pure Omega lo Sconosciuto ha avuto un remake…

Ed ecco infatti la notizia che stavo aspettando dal 2004: torna Dial H. E torna scritto da uno dei migliori scrittori di fantascienza in attività.  Gioite gioitene tutti!!

 

 

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Tutte le ore del giorno (a way to say fuckoff)

Penso di averle sentite tutte. Le sento e lascio correre ogni volta che qualcuno spende parole sugli straordinari. Già mi sta sul cazzo il fatto che dove lavoro non li paghino. Ma la cosa che veramente trovo insopportabile è quando i dirigenti si stupiscono di vedere le persone posare la penna (anzi il mouse) sul tavolo e andarsene alle 6:02 pm.

Oscurantismo medioevale.

Come mai i dipendenti non si sentono parte di un gruppo, e non condividono la mission dell’azienda? Si chiedono guardando il libro di Don Giussani che tengono religiosamente sulla scrivania. Forse la risposta sta nel fatto che tu, tra un aumento e l’altro partecipi ai ritrovi di preghiera domenicale mentre io preferisco andare a fare un po’ di corsa al parco. Non so quale sia la migliore qualità di vita, ma non si vive per lavorare. Questo mi hanno insegnato.

Io non vorrei lavorare in una azienda così, io preferirei essere parte della crescita aziendale… dice guardando il proprio schermo che nessun altro ha. Forse perché l’azienda intende la qualità del lavoro non come continuous improvement, ma come la riduzione del costo del lavoro per persona e l’accelerazione delle consegne. Uno stipendio livellato verso il basso inciderà?

Come posso pensare di andare a casa dopo otto ore di lavoro in un periodo di crisi? Mi sbaglierò ma mi viene quasi il sospetto che forse non tutti hanno qualcuno a casa che fa la spesa e pulisce i pavimenti per te, e ti riscalda la cena, e ti fa il letto. O forse si tratta del fatto che molti sono demotivati e non vengono responsabilizzati… No, non può certo colpa del dirigente. E’ notorio che sono i sottoposti ad essere dei Fantozzi lazzaroni.

Non c’è motivo di pensare – come fanno in tanti altri paesi – che gli straordinari sono un indicatore di lavoro mal fatto. Forse, se c’è la necessità di fare straordinari (e di non pagarli), forse qualche colpa la ha anche il dirigente che non è in grado di gestire il tempo e il lavoro del personale di cui è responsabile. Forse è lui a non sapere rendere remunerativo a sufficienza il lavoro…

Ma no, sicuramente sono io a sbagliarmi.

 

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[365breakfast § 12] Alle volte una colazione deve essere lenta…

…e a culo scoperto! :-)

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[365breakfast § 11] Da che lato gira il caffè…

 

…nel nostro emisfero?

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[365breakfast § 10] Le nuove tendenze per la colazione del nuovo anno

….la colazione personalizzata!

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[365breakfast § 9] Quando si esce da un sogno di naufragio…

…il caffè lo si fa a memoria….

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