GINEN
il momento giunge per noi di vivere secondo 3 parole

Nov
03

claude-levi-strauss_machado1209828628In questi giorni di lutto per la scomparsa della voce passionale della Merini, forse l’ultima vera poetessa italiana, sono due volte triste anche per la scomparsa di un’altro grandissimo intellettuale: Claude Levi-Strauss, autore di uno dei più bei libri che abbia mai letto nella mia vita, quel “tristi tropici”, diario che fa di lui una delle voci più intense, umane e intelligenti che il secolo scorso ha avuto.

A questi due titani che tanto hanno dato, e la cui mancanza provoca un buco nero al mondo, volevo dedicare 4 versi che scrissi tempo addietro:

Son triste, stasera, come non vorrei.
Non vorrei vedere al tuo fianco corone di fiori,
sapere le tue spoglie trapassate da un velo di rugiada
e le tue labbra trasfigurate che non hanno colore…
Grava sul collo di chi non dorme un velo di pianto,
le mani bianche degli amici recano un commiato senza voce,
il mio petto è invaso da un gelido inverno, e mi trafigge.
Lasciatemi riposare, che son triste, quest’oggi, e senza pace;
triste nelle dita, stanco nelle braccia, solo nelle ossa tutte,
tristissimo fin negl’occhi e nell’anima.
Son triste, stasera, come non vorrei.
Ma so che in terra ogni grigiore svapora;
anche l’amarezza spira tenue nelle sue stagioni
e – col tempo – il sudario si leva.
Nov
01

istantanea nel tempoAd essere onesti, ricordo solo due ragazze che mi hanno folgorato a prima vista, lasciandomi immobilizzato e marchiato a fuoco.

Non sono le donne che più ho amato. Non sono donne con cui ho fatto l’amore. Ma sono certo le donne che potrebbero reclamare molto di quanto sono, e sopratutto di quanto conosco della mia stessa libido.

Le vedo davanti a me, oggi come allora. Esattamente ferme, un’istantanea del passato, bellissime come le vidi la prima volta – ma diverse tra loro come più non potrebbero. Le incontrai nello stesso periodo, nel giro di qualche mese, facevo il triennio di ingegneria. Forse allora ero predisposto ad un amore fulminante; ricordo quanto tempo -allora – dedicavo malamente alla poesia e al camminare trasognante.

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Ott
31

ghandi-inembassadyA scuola, fin da piccoli, ci insegnano a fare di conto, a leggere e – qualche volta – a scrivere. Ci insegnano un po’ di furbizia, e ci danno i mezzi per portare a casa la pagnotta a fine giornata quando saremo adulti.

Ma le cose importanti?

Ci raccontano di Cavour, ma non ci insegnano il suo rigore morale. Ci parlano di Gandhi, ma non sanno inculcarci un po’ del suo odio per la violenza. Non ci insegnano ad essere onesti, non ci danno delle indicazioni per una civile convivenza. Non ci insegnano a pagar le tasse, non ci insegnano a credere negli altri, a non tradire. Non ci insegnano a pensare con la nostra testa.

Ott
28

pattoNon so se capita anche a voi, ma più e più volte in questa stagione mi risuona un che di strano, una voglia di urlare a mezzo tono, perchè non c’è un vero motivo per alzare la voce. Come non c’è ragione di essere scontenti.

Non so se capita anche a voi, ma sento qualcosa che sa di dolce e di amaretto al contempo. Non si tratta di un qualcosa di capitato, di sentito o di fatto; men che meno di pensato. E’ solo una delle molte cose difficili del mio animo. Forse nemmeno da capire. C’è solo da prendere coscienza che non si può conoscere tutto l’affresco, e non sempre vale la pena di chiedersi cosa posso fare per te? perchè si rischia che ci si senta rispondere nulla.

Credo si tratti di venire a patti con il fatto che non si tratta di vincere o di perdere – come ci vorrebbero far credere – ma di capire quando si inizia a perdere più di quanto si vince.

Ott
23

sedie-ufficio-1181Sono le 18:39 di venerdì sera, e sono ancora in ufficio. Cerco di razionalizzare il lavoro fatto e da fare. Mi si espandono le tabelle exel, cerco di eliminarle usando qualche tool free mind… e penso che non dovrei proprio essere qui. Finirò, come dice Cosimo, a pensare al lavoro 24 al giorno. Non si dovrebbe, anche se mia madre lo sostiene sempre. Com’è che le storie di sesso da ufficio sono sempre negli uffici degli altri? A leggere il gossip pare che in ufficio si scopi più che tra le mura domestiche. Fosse anche vero, credo mi mancherebbe comunque la fica in casa. Non so, forse hai ragione quando parli di voglia di cambiare. Sono due anni che vivo per conto mio. Non mi lamento, ma qualcosa mi manca assai. Non ho voglia di uscire, di star dietro alla vita. - questo intendevi quando dicevi che tutto questo è accessorio? – Mi domando se mi sentirei moscio anche se avessi di che scopare questa sera. Mi manca solo di infilare l’uccello questo venerdì sera? Mi basterebbe una trombamica? Ho visto “After Sex” l’altra sera, un bel filmetto; credo sia quello che mi manca, la conversazione dopo il sesso. Ora non c’è proprio nessuno qui, e mi faccio un po’ di cazzi miei… Non dovrei proprio essere qui…

Ott
19

Hai un approccio pessimo alle donne – dice Neru. Non credo. Non avendo mai avuto un approccio alle donne, non faccio altro che mostrarmi agli altri.

Vi dobbiamo educare, perchè voi uomini non capite niente. – continua. Ma forse, penso io, dopo i 30 anni, è un po’ troppo tardi per farci essere come vorreste. – Voi non volete mai una donna con carattere, perché vi fa paura. Per quanto possiate non crederlo amiamo le donne con carattere, che sanno chi sono – se non dove vanno -. D’altronde, chi desidererebbe avere accanto per la vita solo una bella bambola?

Ma non perdo la speranza. Devi apparire in un certo modo. Almeno all’inizio – conclude Neru. La vita mi ha insegnato poco di definitivo, ma una cosa la so: non voglio più svegliarmi accanto a qualcuno e capire di non conoscerlo affatto. Ho un braccio destro e uno sinistro, ho un emisfero destro e uno sinistro, ho due pollici opponibili. Ho due pesi e due misure. Due modi di essere umano. Nulla di strano, non siamo monoliti; marmorei in una penosa marcia che ci porta chissà dove. Ma non ho volti da nascondere o imbellire. Per quanto mi concerne: così è se vi pare ( e se vi piace)

Ott
14

ficcanasosquittIeri sera stavo pensando come mi sarebbe facile fare lo 007 ficcanaso sfruttando internet e i potenti mezzi messi a disposizione dal mio lavoro.

Prendete per esempio un caso come questo: voi scrivete un commento ad uno dei miei post. Pare una cosa innocua, in realtà mi avete dato modo di sapere moltissimo di voi.

Insieme al Nick infatti, avete dato all’admin del blog il vostro indirizzo mail. Cosa ci posso fare? Se lo metto in google non ci ricavo molto, ma ci sono un sacco di trucchetti che si possono sfruttare.

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Set
29

faccione6Una testimonianza che racconta dei segni profondi che lasciano certe ferite, che racconta di come la fiducia vada guadagnata, di come – vada come vada – spesso si crede che siamo tutti uguali, di come l’allegria non guarisca tutto – ma per me sì – , di come la vita non voli leggera per tutti, di come sia stato rimbalzato da legioni di donne, ma mai così gentilmente :-)

ti ringrazio molto per gli inviti, non ho mai riso cosi tanto a leggere i tuoi messaggi e sarei molto curiosa di vedere la canottiera della salute e il giocoliere all’opera ma…

…c’e’ un ma…
ora non posso. almeno non da sola.

ci vedremo comuque presto, ci sara’ sicuro l’occasione! non ti liberi facilmente del mio faccione :)

Set
27
mi reputo una persona dotata di un certo cervello,
di un certa simpatia, di una buona dose di allegria e curiosità,
ma  soprattutto sono onesto fin nel midollo,
con una grande tendenza a vedere il bene negli altri e
senza la paura di mettermi in gioco
credo che questo compensi l’assoluto disinteresse
nell’apparire, credo si tratti di un filtro che mi permetta
di distinguere chi è in grado di guardare oltre

l_a4d4cbc8f530f21b4ce9fed607495974Mi reputo una persona dotata di un certo cervello, di un certa simpatia, di una buona dose di allegria e curiosità. Ma  soprattutto sono onesto fin nel midollo, con una grande tendenza a vedere il bene negli altri e senza la paura di mettermi in gioco; credo che questo compensi l’assoluto disinteresse nell’apparire, credo si tratti di un filtro che mi permetta di distinguere chi è in grado di guardare oltre.

Set
24

bikemiL’iniziativa di Bike sharing di Milano (bikemi) rimane, secondo la mia modesta opinione, un servizio mal strutturato.

Occorre capire a chi è indirizzato. Se è pensato per i residenti milanesi risulta in larga parte inutile (molti milanesi già sono dotati di bici propria e la usano ampliamente). Se è pensato per i turisti rimane limitato per l’effort compiuto dal comune.

Una cosa mi pare abbastanza chiara: bikemi non è pensato per facilitare la vita a chi vuole vivere la città ma vive nella periferia.

Avevo molte speranze riguardo questo nuovo servizio, specialmente per emanciparsi dall’uso di una metropolitana che è scandalosamente a misura di lavoratore, e che smette di funzionare nelle ore notturne. Bikemi sarebbe stata una interessante alternativa. Ma come dicevo, sono aspettative che sono state disattese.

Queste riflessioni sono motivate dal semplice guardare la mappa che indica dove sono localizzate le rastreliere. Queste sono disposte a partire dalla seconda circonvalazione. Peccato che in quell’area già c’è un amplissimo uso delle righe gialle e blu. Immaginate quindi dove possa parcheggiare qualcuno che desidererebbe arrivare ai confini di Milano, abbandonare la macchina, per giungere in centro con la bici. Egli o rischia una multa o è costretto a pagare la sosta nelle righe blu. Non un gran incentivo all’uso del servizio di Bikemi.

Sarebbe stato molto più intelligente se avessero esteso l’iniziativa almeno fino alla circonvalazione più esterna, dove è ancora umanamente possibile trovare di che parcheggiare senza impazzire. O posizionare qualche rastreliera a livello dei confini dell’interland, o dei grandi parcheggi metropolitani.

Peccato, una buona occasione persa!!

Set
22

orgasm-cunnilingusBarbara non me la volle dare mai. Non le piacevo abbastanza, ma aveva abbastanza compassione per me da concedersi per delle sedute di baci lunghissime. Passavamo ore a baciarci in macchina, e io avevo l’uccello sempre in tiro. Una volta fu anche abbastanza ubbriaca – e chissà, magari anche abbastanza arrapata- da farsela leccare. Non seppi approfittare del momento di debolezza, e lei non volle andare oltre.  Probabilmente non fui abbastanza bravo. Ricordo che ai tempi, nella depressione del momento, persi tempo a documentarmi su come ottimizzare la cosa. Quella volta fui una frana come non mai.

Set
19

pomodoriIo e mia Madre in cucina mentre lei affetta dei pomodori.

E’ una settimana che non dormo. - Ah, sei andato al cinema ancora? -

Al Milano Film Festival, sì … – E con chi eri? -

Con la Luisa – A! Quella ragazza mi piace, l’altra volta l’ho sognata. Vuol dire che mi piace -

Bene – E credo che anche tu piaci alla madre della Luisa! -

Ah… può essereEh SI! Dai retta a tua madre!

…???…

Set
15

Consola vedere come basti gettare solo uno sguardo sulla desolante pochezza, frammentata – estemporanea – delle trame in rete.  Par quasi di poter trovare in essa un’attenuante alla pochezza di questo luogo.  Rileggo questo spazio, che voleva essere nelle intenzioni un modo molto poco conveniente di andare a fondo nell’onestà. Ma che il più delle volte scorgo togliere una maschera per indossarne un’altra, senza lasciar un’impronta che non sia sul bagnasciuga. Non c’è tra questi confini uno sguardo abbastanza  acuto sul mondo o sufficientemente vivo verso me stesso. E’ vero che non ho mai voluto veicolare meditazioni che non fossero più che volatili, e se anche lo avessi voluto non ne avrei trovato la forza di spirito. Ma tra forti convinzioni, testardaggini forse, una sgraziata cultura che non indosso facilmente e l’incapacità d’essere tanto addentro a qualche stimolo creativo da esserne consumato, non son giunto ad essere neppure sfacciatamente onesto su me stesso. Allargo lo sguardo e mi pervade una certa ilarità: nella mia banale ossessione per la franchezza altri son giunti prima di me, in modo molto più talentuoso, senza buttar sassi in modo patologicamente arbitrario. E’ dunque ora di mutar di pelle; Ginen si farà altro da sè per l’ennesima volta. Ma non è così che va sempre la vita? Siete avvisati.

Set
13

Set
13

parole parole paroleAl levarsi della luna si alza la marea delle mie parole, che sgorgano, mi bagnano i lombi, e schiumano infine sugli amici – quanto parli! – dicono.

Ho in corpo un serbatoio per tutta la felicità, e i deliri, e i momenti passati,  che ogni tanto tracima; perché in cuor mio so che tutto quel che si è, vale solo in relazione agli altri. Parlare significa essere in comunione, capire meglio gli altri e soprattutto se stessi.

In verità vi dico, non si tratta di un fuoco di vanità, né è la notte che mi colma di protagonismo. E’ l’amore che vuol parlare. E se di notte perdo la pacatezza che mi porto dentro, quella mia natura riflessiva e quieta che segue i miei giorni… allora accolgo con gioia questa mia schizofrenica goliardia.

Un agio intimo mi abbraccia, mentre il saltimbanco s’affanna.

E Mi sento in pace, forse perché, per qualche momento, sono qualcosa di più di me stesso.

Set
10
Set
07

specchioCi sono dei giorni in cui solo l’automa di me stesso e la mia voce è solo una reazione ai vostri canti. Ci sono dei momenti in cui non ho altro che le memorie -come cimeli-, ci sono degli attimi in cui nel midollo non vi è neppure una goccia di sangue, né una luce negli occhi perché sono svuotato. Non è dolore, non è affanno. Ma mi sento come uno specchio vuoto.

C’è solo una cosa di cui ho terrore: ”   “.

Set
05

googleLeggevo della nuova disputa che è emersa attorno a Google e al suo progetto di Digitalizzare intere biblioteche. Questo mi costringe a tornare su un argomento che mi pare tanto strano e con tale poca rilevanza da lasciarmi perplesso. Il progetto di Google Book si è scontrato un’altra volta con l’annosa questione di “cosa se ne fa Google dei nostri dati?”. La mia personalissima risposta a questa domanda è “quel cazzo che gli pare!”.

Sinceramente ormai considero la privacy un bubbone su culo di un cammello. E’ un concetto tanto abusato, che troviamo in ogni angolo della nostra vita, da non avere più contorni definiti. Non si capisce a cosa faccia riferimento, e da cosa ci dovrebbe difendere.

E’ palese che l’informazione è potere, ed è nello stesso tempo business, ma questo non ha mai stupito nessuno. Ogni database che raccolga informazioni è potenzialmente sfruttabile per indirizzare campagne pubblicitarie. La vera disfida tra Google e Facebook, per esempio sta sulla diversa tipologia di dati che i due servizi collezionano, e sul capire quale dei due in un futuro prossimo venturo potranno essere più profittevoli.

Per quanto mi riguarda, la privacy è il 99% delle volte una bufala che: 1) non serve a niente 2) è una forte limitazione 3) non mi favorisce la vita.

Mi interessa se Google sfrutta le mie preferenze di navigazione per indirizzarmi messaggi pubblicitari ad hoc? No, anzi lo preferisco. Mi interessa se il mio numero di cellulare appare negli elenchi delle pagine gialle. Macchè! Mi importa se sono dentro 2000 foto di turisti giapponesi che fanno foto al Duomo di Milano proprio mentre io bacio una ragazza sul sagrato? Cazzi loro! Non ho alcun problema a dire di guadagnare circa 37.000 € all’anno, di essere eterossessuale, di navigare ogni tanto su siti discutibili, di essere di sinistra, di portare il pene nella parte sinistra della mutanda, di vivere a San Giuliano Milanese, di essere miope come una talpa, di pesare 69 kg, di non sopportare il cinema italiano, di essere ipercritico. Sono dati sensibili? Volete usarli? Bene, fate pure. Non mi interessa, specialmente se far conoscere queste cose a Google è il prezzo da pagare per avere dei servizi ottimizzati. IMHO, la privacy è molto spesso solo una parola che serve ai politici per avere modo di nascondere quanto non dovrebbero fare, ed una scusa per sporgere denuncia contro dei poveri diavoli.

Al di fuori delle questioni puramente legate al copyright, pensate ai vantaggi che porterebbe avere tutto lo scibile umano in formato digitale, a distanza di un click.

Set
04
Set
03

escherForse il segno di una persona che pensa è una certa dose di dicotomia. Ho dunque luoghi della mente che si spopolano, e luoghi che mai si vedon liberi dei forti desideri. Un sentimento sbilenco che cresce e svapora, diverso ogni ora.

Esiste il calco di un me stesso fatto della rabbia che s’increspa, feroce e taciturna. Ma se sulle labbra s’alzano parole, poche – leggere – distese nel giorno, cambia in un battito di ciglio il colore del bosco.

E’ quasi come avere scoperto un nuovo nervo pulsante, è come avere un sensore ottimizzato all’improvviso, con cui sento più intensamente. Basta il vento, un momento riflessivo… e l’euforia si affievolisce. Eppur poi la tua voce – sentita da lontano – mi riporta al canto, e alla fede di un’età malinconica.