GINEN
il momento giunge per noi di vivere secondo 3 parole

feb
09

i tempi… i ritmi… le credenze… è come essere all’improvviso catapultati in Madagascar, guardarsi un attimo intorno, e dire… andiamo a mangiarci un mango. I sobbalzi per un nonnulla … un piacere che razionalizzato non lo è… il cervello capisce più di quanto si vorrebbe.

forse le rughe formano disegni sbagliati… forse il puntamento non è calibrato… vola ancora il colibrì… e poi cala la notte. le parole si seccano, come i rami e le foglie cadono… senza bozza… in un bozzolo. A che ora passa il treno? E se  in fiamme?

feb
08

Uno dei mille ottocento venti e uno progetti che cerco di portare avanti (perchè prima o poi dovrò pure trovare un modo per pagare il mutuo tutto in un botto!) mi ha condotto alle 5 am di sabato mattina nella svizzera tedesca!

Dirk - un geniale americano – vive in una casa che era originalmente una pensione: enorme – da perdersi! Ora come ora è pure senza uno stipendio fisso, però al muro ha appese tante di quelle certificazioni Texas Instruments che penso sia tra le persone più visionarie e qualificate che abbia mai incontrato. Sta di fatto che è passato da uno stipendio di 120k dollari annui a zero.

E naturalmente in banca non ha nulla… io ero scandalizzato… però poi mi hanno spiegato questa filosofia tipica degli americani : tanto entra, tanto esce.

La sto ancora metabolizzando. E’ un po’ essere banderuola al vento. Ma non lo siamo sempre tutti comunque?

feb
02

Ho imparato una cosa col tempo: per ognuno che vede l’eschimese c’è uno che vede il pinguino. E’ solo questione di percezione.

D’altronde… Capirsi è già difficile da vestiti, pensate un po’ da nudi.

Se si è esposti, siamo allo sbando… spiegarsi e capirsi è sempre stata un’arte per pochi. Tra il dire e il non dire vince sempre il …

gen
31

E’ sempre capodanno quando si ascoltano queste parole…

gen
27

Di notte, ogni tanto mi visitano le delusioni, in fila indiana, dietro l’angolo della stanchezza.

Mi son sempre detto

non esiste alcuna vera ricompensa per aver vissuto bene,

se non forse, la pace che con la vita stessa viene.

La meditazione di un me medesimo più tonto? Al largo, affogando nel fallimento delle ingenuità?

gen
24

Ho imparato a non fidarmi dei sentimenti, non per una pavida decisione di chiuderne la porta, ma per l’esatto contrario.

Come tutti – o la maggior parte di noi, sono sempre pervaso di sentimenti che mi traversano come onde dell’oceano. Mai uguale, mutevole per un nonnulla, il sentimento è ormonale, ferormonale, umorale. Il sentimento si staglia sulla cima della corteccia, trasuda dalle foglie più verdi. Si risveglia con noi ogni mattina.

Amo un quadro, tengo agli amici, non sopporto il lavoro, desidero baciare una bionda. Ma solo finchè non vedo un quadro più bello, finchè gli amici non ti deludono, finchè non cambi reparto, finchè non te sa scopi. E’ un mare che ci conduce ogni volta su spiagge diverse.

Ecco quindi, non mi fido dei sentimenti. Ma, al contrario, mi fido senza remore degli istinti, della cieca paura di fare qualcosa, dell’istinto sessuale che mi fa drizzare l’uccello, dell’istinto rabbioso che mi fa gridare ogni tanto all’ingiustizia.

Perché l’istinto è una forza che nasce prima del pensiero, molto prima di quelle futili cose che sono il raziocinio e la ragionevolezza. In principio in me vi è un istinto di conservazione che è scritto nel sangue e nelle ossa. Che mi può portare in territori inesplorati, nei bisogni del corpo e della mente, ma che -al contempo- mi permette di conservare un equilibrio tra la nota che suona la mia anima e il mondo. E’ l’equilibrio che smuove tutti gli altri equilibri. Che mi fa desiderare cose che i sentimenti non osano desiderare. Che mi fa capire dove sono e cosa voglio.

Quando ho un timore intenso… è proprio allora che sono sicuro si tratti di qualcosa che vale, qualcosa a cui tengo, e che vale la pena di fare. E’ l’istinto che mi dice quanto fortemente desidero qualcosa. Più sento gli istinti vibrare e più so di volerci sbattere la testa!

A costo di farmi male.

gen
23
Diciamolo in testa al post: il concerto dei NOA è stato fighissimo. Mi fa rimpiangere che la formazione si sia sciolta. Le due voci insieme erano perfettamente armonizzate e le canzoni vibrano ancora nonostante qualche anno sulla schiena. Viceversa per il concerto che è venuto dopo, dove uno zombizzato Giorgio Canali faceva tanto rumore da non riuscire a capire quel che si diceva stando in fondo al locale.
Ok, passiamo al succo.
Arrivo e i miei ex colleghi stanno già col bicchiere in mano. Mi presentano due nuove leve del campus, purtughesss, simpatiche, ma non registo istintivamente i loro nomi.
Mi guardo zampettando il concerto di Pablito, bevo una birra, sparo qualche cazzata e scende un primo ciupito. I sensi sono ancora abbastanza attenti da notare che:
  1. una delle portoghesi è bevuta come una spugna
  2. la tipa mi guarda stranamente e persiste nel volere sapere il mio nome (naturalmente essendo satolla la sua memoria a breve termine latita)
  3. la stessa portoghese è pure bagnata come una spugna… un poco ingrifata.
Sta di fatto che causa il pandemonio del secondo concerto instauriamo una conversazione che ricordo a spizzichi e bocconi visto che nel frattempo è girata una bottiglia di ciupiti che abbiamo onorato come era dovuto. Qualcosa che sta nel limbo di tre lingue e che comprende un certo numero di fuck – wanna fuck – I’m fuckkin drunk – repeat please – eeeeehh?? . Io, lo ammetto, me la ridevo abbastanza, e mi divertivo a contraddirla scherzosamente.
Lei: “I know you wanna fuck me, fucking italian”
Io: “No. non tutti gli italiani sono uguali”
Lei: “So you wanna kiss”
Io: “solo se tu lo vuoi”
Lei: “so you wanna fuck me… I’m fucking drunk…”
Io: “I don’t fuck drunk girls”
and so on…
Stavamo fuori dalla porta del Granaio da circa un’oretta (da quel che mi dicono) a circa 5 cm each others, lei appoggiata contro un muro,
per avere un migliore sostegno suppongo, faccio appena in tempo a sentire - non so proprio come sia successo – la sua lingua
nella mia bocca… che percepisco un click e l’universo si mette a rotare.
E già so che finirà male.
In tempo zero mi ritrovo la sua amica che, apparsa dal nulla, si interpone accusandomi di voler approfittare dell’ubbriacatura molesta della Ferdinanda (o Fernanda…) – che poi salta fuori essere fidanzata. ma se non sono neppure io che ci sto a prova’!
Accuso il mio collega che si stava spupazzando la tipa, di avere un tempismo di merda “e che cazzo… o intervenite prima o intervenite dopo… non durante!”. Un gigante mi si collassa sulla panca di fianco a noi completamente fatto e sente la necessità impellente di presentarsi – è russo, ciao Mikael! – e poi poi si accascia.
Intanto Ferdinanda prova a bere dell’acqua, proprio nel mente salta lì una ragazza che ci chiede se abbiamo un accendino e al contempo
visto il cellulare che ha perso. Tra le altre cose mi accusa di essere un capitalista (moi!!?) e di non dar da bere acqua agli ubbriachi. Mi ritrovo quindi a chiedere al barista un tozzo di pane ed avere in cambio un pacchetto di patatine già aperto…
Tempo di tornare le due portoghesi sono al bagno. Quando tornano ci spostiamo verso l’esterno del locale (ormai sono le 2.30), Fernanda decide di liberarsi di un peso vicino ad un tombino, poco prima di entrare nella macchina nuova del mio amico che dovrà accompagnarle a casa. E a me viene in mente un’altra macchina rosa-vomito (ma questa è un’altra storia).
Discutiamo ancora un poco di luoghi comuni sui ragazzi italiani che non vogliono altro che scopare – perchè gli straniero no? Dando il tempo a F. di riprendersi quel tanto sufficiente per entrare dritta in macchina.
Come sia andata a finire ancora non lo so.
Che dire… il laboratorio di proteomica non finisce mai di stupirmi!! :-)
gen
10

Sono due sere che piango come una fontana.

Davanti alla televisione! Davanti questo debole tentativo di imitazione della vita vera.

C’è qualcosa che non va: io non ho pianto spesso sui sentimenti, nemmeno con ET! Nemmeno con Love story!

Ho sempre pensato che una bella risata risolva molto. Per questo sono un estimatore delle ragazze allegrotte, dei cartoni animati con i robottoni, di 3 uomini in barca, della commedia americana più trash piuttosto che i polpettoni sentimentaloidi di italica produzione!

E invece l’altro giorno grondavo emozioni dai dotti lacrimali guardando il matrimonio in Gray’s anatomy. Mi sono detto che è l’età… e che non si trattava del matrimonio in sè (mai creduto in formalismi così estremi, roba per talebani - e poi la sposa c’ha il cancro, non è proprio un matrimonio tipo), ma quanto delle promesse che lui pronuncia. Piangevo su una promessa per il futuro, non sul risultato ignoto a tutti, ma su quell’attimo di estrema onestà in cui due persone si danno vicendevolmente, a dispetto di tutto quel che potrebbe capitare.

Mi viene da pensare che i matrimoni naufragano nove volte su dieci per un errata percezione del loro significato. Un matrimonio non è UNA promessa, sono MOLTE promesse, ma ve ne è una sola che conta. Le altre sono lì solo per incasinarci la testa quando le cose vanno male. Per farci sentire colpevoli, per arricchire gli avvocati, per farci credere che sbagliamo. Il twister della vita. Vince chi più si distorce.

“Nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore, finchè morte non vi separi”. Quanto siamo lontani dal bisogno di sentirsi vivi, da quel groviglio di tante strade contorte che si intersecano generando sensazioni ed emozioni! Lontani dal diritto di sbagliare, di non accettare il male. E’ nostro diritto rifiutare una quotidianità lineare, che scorra su un unico binario, qualunque cosa accada.

“Quando incontro una persona mi dico: tre minuti, ti do tre minuti per mostrarmi una scintilla. Con lei la scintilla c’è sempre.” [amy hempel]

Questo è un matrimonio. Questa è l’essenza del matrimonio. Stiamo insieme non per uno strano, masochistico, rituale che ci lega per sempre ad un’altra persona, ma perchè non possiamo far a meno di stare insieme.

Su questo, l’altro giorno, stavo piangendo. Al che, con le lacrime agli occhi, ho riso!


gen
07

Sparrow song” è un progetto molto interessante in cui due cineasti hanno in cantiere di fare un breve documentario al mese per un intero anno. Il terzo episodio del progetto è il Porno Star karaoke.

Qui è dove potete vedere il video.

Sembra che a San Francisco ci sia un bar dove una volta a settimana le pornostar e i fan, o la gente comune si possono incontrare per fare del karaoke insieme. Ma si tratta di qualcosa lontano mille miglia da manifestazioni come possono essere il Mi Sex, dove tutto è focalizzato sulla morbosa curiosità e la sessualità.

In questo caso si tratta di un’occasione per vedere pornostar esibirsi in qualcosa che va oltre l’ordinaria performance sessuale, e fare invece qualcosa che esce dai canoni della professione, divertendosi a cantare (e stonare) in tranquillità. Si tratta di un ribaltamento della percezione: il sesso in video, anche quello più estremo, si fa ordinaria amministrazione, mentre lo straordinario diventa il karaoke, qualcosa per cui tutti i giapponesi impazziscono ogni giorno.

Quel che ne esce è uno spaccato molto interessante che guarda trasversalmente il mondo della pornografia, dal di dentro, ma senza il minimo segno di scabrosità, con una onestà che non è facile trovare e che punta all’aspetto umano di questa professione.

Consigliato a tutti!

gen
06
A capodanno la Marvi (con un piccolo apporto da parte mia nella pelatura dei paparoni) ha preparato per tutta la combricola la sua celeberrima BAGNACAUDA PAVESE/PIEMONTESE.
Naturalmente tutti i diritti sono riservati, la pubblicazione qui di seguito avviene senza chiedere il permesso, nel caso mi venisse chiesto dall’autrice di rimuoverla, sarà subito fatto insieme ad essere disconosciuta come amica! :-)
ecco la ricetta, parole sue:
innanzitutto io la preparo a bagnomaria, poi ci vuole lo spremiaglio, delle acciughe sotto sale buone buone le migliori sono le rosse di spagna, poi aglio e olio extravergine a volontà.
Purtroppo la faccio un pò a occhio e non metto tantissimo aglio, ma cmq dovrebbe essere così: su circa 500 ml di olio metterò un 200/250 gr di acciughe che ho provveduto a pulire bene bene sotto acqua corrente togliendo la lisca ed asciugandole molto bene, poi spremo l’aglio circa da 8 a 10 spicchi (c’è chi mette una testa intera…), poi tutto asciuttissimo si mette dentro il pentolino più piccolo: olio+acciughe+aglio e poi tutto dentro il padellino più grande pieno d’acqua e poi si accende il fuoco e poi si cantano per circa 30 minuti canzoni della tradizione popolare piemontese, poi si torna, si spegne il tutto e come per magia mescolando con un cucchiaio di legno si scopre che le acciughe e l’aglio si sono sciolti con l’olio a formare un’unica crema….mmmmmhhhhmmmm.
Nel frattempo ho messo circa un peperone a testa in forno caldissimo per 30/40  minuti, li ho tirati fuori e spelati bruciandomi terribilmente le mani, togliendo tutti i simpatici semini che si infilano dappertutto, poi faccio delle striscioline di peperoni e ci verso sopra la bagna cauda   mmmmhmhmhmhmhhm, ovviamente puoi usarla per condire ogni tipo di verdura [...]
gen
04

gen
04

Mi dispiace dimenticare le cose che vivo. E’ per questo che scrivo così spesso. Scrivo su un tacquino di pelle con pagine giallastre e pesanti fatte a mano; me lo hanno regalato e così ci scrivo. Si tratta di un flusso di coscienza che spesso vomito fuori, senza controllo, e che solo dopo del tempo sono in grado di riprenderne i fili e capire cosa ci sta dietro.
Prima – da giovane – scrivevo per passione, per dar sfogo a tutto quel ribollio di sensi e sentimenti che mi squarciavano il cuore. Poi, crescendo, capii che per me scrivere era soprattutto pensare: significava mettere un ordine lineare alle cose, unire i puntini di una mappa frastagliata.
Ora scrivo perchè inizio a non sentirmi tanto giovane, e quel buco in testa che mi ritrovo mi accorgo si prende sempre più di me.
Così scrivo per ricordare. Ma non tutto quel che mi passa per la mente, perchè ci sono cose che non mi dispiace dimenticare. Quando ci lasciammo misi in una scatola tutte le nostre cose, tutti quegli oggetti che ci facevano sentire una coppia. Non fu una vendetta, non fu nemmeno il dolore della separazione a farmelo fare. Solo, credevo di dover mettere da parte il noi, per poter tornare ad un me che fosse significativo.
Ora, ogni tanto riapro quella scatola, senza rimpianti o nostalgia, solo per il piacere di ricordare. La scatola negli anni ha preso umidità e si è consumata. Guardo i libri, l’anello, qualche foto, la sciarpa, e mi sembrano solo dei libri, un anello, una sciarpa, qualche foto di noi sorridenti. Hanno perso la loro carica emotiva. Come sia successo non lo so. Ma so che insieme si è perso molto altro. E’ andato perduto – insieme al noi – anche il me di allora: proprio quello che volevo tanto conservare.
Per questo scrivo. So che con il tempo si cambia, volenti o nolenti. Grazie a dio si cambia. Ma non ricordare bene come ti accoccolavi sul divano, o il tuo sguardo assonnato alla mattina, cosa pensai la prima volta che facemmo l’amore, le ragioni per cui lirigavamo, se ci lavavamo i denti insieme la sera, e tutto il resto che faceva parte di me allora… perderlo nel buco che si allarga nella mente lo odio. Perchè io ero anche quello.

Per questo scrivo.

gen
01

ok, sono un pessimo fotografo, ma la mia macchina fotografica mi ha abbandonato e questo è quanto sono riuscito a fare col cellularino! Ci ho provato!!! Per le foto compromettenti chiedete a Francesca e Marvi!

capodanno 2010
gen
01

Cavolo, stavo riprendendo una vecchia poesia sugli amici che ogni capodanno ripropongo in una forma o l’altra, e mi sono ritrovato in mano questa cosetta del 2000. Mizzega 10 anni fa!

Mi sa che quest’anno il primo post dell’anno sarà diverso. Insomma, è bello vedere che per certe cose non sono cambiato. :-)

* * *

Ecco, non ti porgo la mano
ma un fiore per il seno.

Ti regalo un fiore dopo il giorno, dopo la fatica e la pioggia;
un fiore tutto intorno, che è quasi un canto,
più d’una mimosa, più d’un bocciolo dai petali di rosa.
Te lo regalo con le braccia, con il fiato,
con il fuoco nell’animo.

Un fiore che profuma, e t’accarezza e t’abbraccia e ti bacia
e porta sulla corolla l’allegria del mondo.
Il mio, è un fiore sfumato nel colore dei tuoi occhi
che sa di non chieder nulla,
che tutto l’anno è donato.
E’ il fiore bagnato che vesto…
con sopra il bacio che mai m’hai chiesto.

Ecco, tieni il mio cuore sbocciato, fiore stentato
rigirato sul fianco, natomi dalla tua voce
cresciuto fin sul volto, sul mio suolo sradicato.

Ecco, mentre sboccia in un far di festa
se questo è un fiore, lascia che lo dia a te,
lascia che l’accolga la tua pelle ammorbidita,
interrato debolmente nel cuor tuo
e che fiorendo, lo vesta.

dic
30

dic
28

More about Ammazzarsi per sopravvivere. Le infinite fatiche di un precario americano se non hai un lavoro fisso questo libro ti scuoia!

Un libro veloce come piace a me. Ma MOOOLTO intenso. Una scrittura che è incisiva, semplice ma non povera. E perfetta per esprimere oggettivamente lo stato di tutti quegli americani che vivono in un continuo precariato. Una condizione che potrebbe essere anche quella della prossima generazione dei lavoratori italiani. Niente garanzie, paghe ai limiti della povertà, estrema mobilità e sfruttamenti di ogni genere: economico, di ruolo, di professionalità e moralmente!
Il libro racconta come, per sopravvivere, si abbandonino tutti i sogni e si accettano i compromessi più folli. E’ tristissimo vedere come lo stato sociale non esista in USA se non per i ricchi. Un libro da mettere sul tavolino dei nostri politici!

Consiglio a tutti di leggere anche la bella intervista all’autore. Qui

dic
27

Prima di fare un business plan per i tempi a venire, è sempre buona cosa fare un piccolo consuntivo dello stato della situazione, quale è stata la redittività fin lì, se si è raggiunto il break even, e altre menate del genere.

Sono due anni che vivo in un monolocale, in modo direi soddisfacente… sempre incasinato, sempre di corsa. Insomma mi tengo impegnato…

I regali ricevuti questo Natale, poi, sono sintomatici del fatto che ho in ballo l’acquisto di una casa (se non mi metto a far soldi seri, col cavolo che la pago) e che, da buon single, ho imparato a cucinare…

Mi sono portato a casa un kit per la fonduta e una bistecchiera che è più grande del mio monolocale, un set molto elegante per sale/pepe e dintorni, un bellissimo bollitore in porcellana vista la mia passione monomaniacale per il thè. E’ così delicato che lo romperò solo con lo sguardo!

E ancora… la riproduzione fedele della prima edizione dell’Artusi ( per chi non lo sapesse, si tratta… è il capostipite del secolo scorso di tutti i libri di cucina… il primo e ineguagliato), a cui fa controcanto il non meno bello “Pentole&Provette” che mixa sapientemente le mie due nature di casalingo e biomedico.  Una bottiglia di vino del 2002 da brasato che accompagnerà qualche cenetta esperimentale a base di brasato che ho in programma e tanti altri bei libri per le serate quiete, proprio quelli che volevo (grazie Anobii!!).

I regali mi dicono, oltre al fatto che coloro che amo e mi amano, mi conoscono bene e sanno cosa mi piace… mi dicono anche che mi vedrebbero tanto sposato e con prole. Non che mi dispiacerebbe, ma -ad oggi- mi manca un po’ di materia prima, e credo che ci siano tanti altri modi per vivere felicemente e pienamente, tante cose a cui guardare ed aspirare, tanti progetti da perseguire.

E l’Amore? quello con la A maiolica… fatemi citare a riguardo la mia amica Neru:

Cazzo, perdo sempre al gioco. Devo essere fortunatissima in amore. Adesso esco e mi faccio una squadra di regby!

Sulla riga delle somme, quindi direi che il segno è positivo. E’ vero che imparare a cucinare non significa imparare a vivere, ma credo proprio che questi due anni mi abbiano fatto bene; qualche momento difficile, ma non ho perso il sorriso. L’arteriosclerosi ancora non mi ha raggiunto e credo di aver capito dove stavano un bel po’ dei problemi.

Risolverli? Vedremo…

dic
26

Stiamo giungendo alla fine dell’anno, e in questo Santo Stefano pigrissimo ho dato uno sguardo alle statistiche di Ginen.

In assoluto ecco la top 3 (più un extra bonus) delle ricerche effettuate su Ginen:

  1. inculata dal migliore amico del figlio
    • Qui si aprono tutta una serie di dubbi sui rapporti parentali
  2. leccare i piedi alla mia migliore amica
    • Qui invece ci chiediamo quale è il livello metaforico della frase
  3. come gli dico che l’ho tradito per la quarta volta
    • Questa rientra per il chiaro contenuto umorale

Infine qui di seguito inserisco il contenuto extra, premiato per la perseveranza. Pare che qualcuno ricerchi con una frequenza disarmante le due paroline qui sotto proposte, sette volte alla settimana nei passati due mesi

  • pompini infiniti
Nella mia letterina di Babbo Natale ho chiesto una sola cosa: che chi ha fatto queste ricerche per favore mi scriva per spiegarmi i retroscena che li caratterizzano.

Sono curioso come una biscia!!

dic
08

Ho un amico che sa qual è il suo aroma e il suo ritmo, lo sa da sempre. Lei ha una risata squillante – mi dice - e forte quando la sorprendo, e una risata quasi ironica quando le parlo; e ha un dente incapsulato per via di una caduta dalla bicicletta quando aveva otto anni.

Sta un po’ sul cazzo sentir sempre parlar di come sappia di primavera anche d’inverno, sta sul cazzo sapere che è un amore non corrisposto. Quel che lui racconta (anche senza parole, solo con il modo di fare) è un desiderio che riempie la tazza del suo cuore fino all’orlo, è l’arte e la cultura dell’amore di chi ama.

E io mi trovo a ripensare a quanto sia facile e scontato dire – non ho fatto altro che pensare a te, cantar – se ami qualcuno lascialo andare, scoppiazzar quel gran frignone del Petrarca perchè è meglio avere amore da dare che riceverne…

E all’amato? Non ci pensa mai nessuno? Porello! Se esistono mille modi per amare, vi sono ugualmente mille modi per essere amati, e per ricambiare il sentimento. Inanzitutto non sempre si è investiti di un grande potere dall’essere amati, si può essere amati morbosamente, in modo infantile, senza giudizio e senza senso. E questo porta solo grandi difficoltà nel relazionarsi l’un l’altro. Nessuna responsabilità quindi, o vero potere, ma solo disagio.

E’ vero, molto spesso chi ama si mette in una posizione di debolezza. L’amato ha molta presa e i suoi comportamenti – le sue stesse parole – sono sotto una lente costantemente. E per questo si chiede a chi è amato, e che non corrisponde, di essere giudizioso, di saper gestire una situazione che non ha voluto. Ma questo non comporta che costui sappia all’improvviso assumere un comportamento adulto. Non per il fatto di essere amato si diventa più determinati, o si ha dinanzi a sè un’immagine chiara di quel che prova l’altro. Si può essere ugualmente deboli, ugualmente indecisi, UMANI sarebbe giusto dire, e fare le scelte sbagliate. Eppure, anche il non scegliere è una scelta, per l’amato; il risultato può essere una forma d’amore strana, immobile nel suo squilibrio. L’amato non ha forse il diritto di non far nulla per paura di perdere quanto si ha?  Personalmente credo di sì. E’ la libertà di fare scelte per se stessi.

Alle volte l’amore spinge ad amare, altre volte ad allontanare. Ma chi sa cosa è meglio fare? Quanto occorre essere duri? Cosa si potrebbe perdere nell’esserlo? Dove e quando tracciare la linea della speranza? Quanto spazio si deve lasciare a chi ti ama? Sembra quasi un problema di geometria sentimentale. Ma soprattutto, perchè l’amato deve pagare il fio di non poter sbagliare? Rivendico allora il diritto anche per l’amato di essere immaturo e bambino, perchè l’amore ci rende tutti un po’ bambini. Io penso che l’unica cosa che si debba chiedere alla persona amata è di essere onesta nell’esprimere i sentimenti, o la loro mancanza. Tutto il resto è ad personam.

dic
01

Altro argomento mui cliccato sul blog e super-ricercato è la parola “cunnilingus”. A dimostrazione che il latino non è una LINGUA MORTA!  :-)

Quindi ho recuperato un vecchio post che avevo letto n-millenni fa a riguardo e che mi era piaciuto particolarmente, e ve lo ripropongo as is. In rete c’è di tutto, ma qui il punto di vista femminile era molto interessante. Diceva così:

Ragazzi, rispetto immensamente tutti voi che leccate la figa perché siete davvero in pochi, e non sono l’unica a dirlo. Senza contare che alcuni di voi un po’ imbranati ci provano ma non lo fanno granché bene, quindi può darsi che questa lezioncina vi sarà di aiuto.

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